SBLOCCATO IL PATRIMONIO DI GHEDDAFI: L’AIRL CHIEDE GLI INDENNIZZI AGLI ITALIANI ESPULSI DALLA LIBIA

SBLOCCATO IL PATRIMONIO DI GHEDDAFI: L’AIRL CHIEDE GLI INDENNIZZI AGLI ITALIANI ESPULSI DALLA LIBIA

ROMA\ aise\ - "Dovremo rivolgerci anche noi al Comitato di Sicurezza Finanziaria del MEF per avere quanto ci spetta?". È quanto si chiedono i Rimpatriati dalla Libia che, a quasi cinquant’anni dall’espulsione dal Paese ad opera di Gheddafi, attendono ancora di avere il saldo degli indennizzi cui hanno diritto.
"Recenti iniziative del nostro Governo", si legge in una nota dell’AIRL, "contemplano la restituzione alla Lafico dei beni immobili (1,1 miliardi di euro) e delle partecipazioni azionarie in Italia riconducibili al Raiss (Eni, Juventus, Fca, ecc.) sequestrate e congelate dal 2012, mentre è di questi giorni la notizia che Giuseppe Buccino Grimaldi, unico ambasciatore occidentale coraggiosamente presente in Libia, ha discusso con il ministro dei Trasporti libico della esigenza di un serio piano di sicurezza per consentire l’avvio dei lavori della "alternative road" da parte dell’impresa italiana incaricata".
Per l’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, "sono iniziative apprezzabili per dare all’economia libica quell’ossigeno compromesso da anni di caos conseguenti alla fine della dittatura. Ma appare ingiustificabile che il Ministero dell’Economia abbia un comportamento completamente diverso nei confronti di propri cittadini: dopo aver impiegato dieci anni a liquidare modesti indennizzi previsti dall’accordo italo-libico del 2009 per le proprietà italiane confiscate nel 1970, ammette di voler trattenere una parte dello stanziamento (20 milioni di euro) perché "non è economicamente conveniente procedere ad una nuova tornata di pagamenti"".
"È una cosa indegna!", commenta Giovanna Ortu, presidente dell’AIRL. "A mezzo secolo dalla confisca, i "risparmi" si fanno solo sulla nostra pelle: a fronte di un diritto soggettivo al risarcimento integrale per i beni perduti, nascente dalla violazione del Trattato internazionale del 1956, non possiamo certo chiedere la restituzione delle nostre case e delle nostre cose e della nostra intimità allora violata", aggiunge Ortu, "ma ci appelliamo a quanti dichiarano "prima gli italiani" perché non sia una frase priva di senso, soprattutto per la differenza dell’entità delle cifre in gioco", conclude. (aise)


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