SEMINARIO DI PALERMO: LA PAROLA ALLE REGIONI

SEMINARIO DI PALERMO: LA PAROLA ALLE REGIONI

ROMA – focus/ aise - In occasione del seminario per la creazione di una Rete di Giovani Italiani nel Mondo svoltosi a Palermo, dove sono arrivati 115 ragazzi e ragazze da tutto il mondo, si sono riuniti presso il Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, i rappresentanti delle Regioni e della Consulte regionali dell’emigrazione. A moderare quello che è stato un incontro informale, la vicepresidente della Commissione VII del Cgie Silvia Alciati, che, prima di lasciare la parola ai singoli rappresentanti, si è augurata che quello di Palermo sia solamente il primo passo per la creazione di una rete che sia “al di sopra dei Comites, dei Cgie e di qualsiasi altra cosa. Questi ragazzi devono essere super partes, devono poter volare alto e prendere il loro posto”, lo stesso concetto espresso due giorni dopo da Massimo Ungaro (Pd) che, durante il suo intervento nella conferenza di chiusura del seminario, ha esortato i ragazzi stessi a prendere in mano il loro destino e a prendersi tutto ciò che gli spetta, compreso il loro posto all’interno delle istituzioni e degli organi di rappresentanza per gli italiani all’estero.
Alciati ha anche parlato di un accordo con i Comites che prevede, al termine del seminario, un periodo di tirocinio per i ragazzi e le ragazze che vi hanno partecipato, al fine di essere introdotti in un mondo che potrebbe rappresentare quello del loro lavoro futuro.
Al termine dell’introduzione di Silvia Alciati, hanno preso la parola i rappresentanti delle Regioni presenti.
Il primo è stato Antonio Lombardo, che per la Regione Lombardia si occupa di lombardi nel mondo, con particolare riferimento al fenomeno della nuova migrazione. La parola è poi passata ad Analiza Serra, che per la Consulta degli Emiliano romagnoli nel mondo si occupa di sviluppare progetti per i giovani, di tenere le relazioni con i ragazzi in giro per il mondo e con le comunità cui appartengono. Serra si occupa anche dell’analisi del nuovo fenomeno migratorio e dello sviluppo di un museo virtuale che verrà lanciato entro quest’anno.
Sempre per gli Emiliano Romagnoli nel Mondo ha preso poi la parola Giovanna Stanzani che, in Consulta da vent’anni, si occupa della parte operativa, organizzando eventi, gare, riunioni. Lorenza Fracalossi, della Provincia autonoma di Trento, impiegata nell’ufficio emigrazione, monitora tanto la situazione dei nuovi migranti, quanto quella dell’emigrazione storica. “Ci stiamo evolvendo”, ha detto, “spostando l’attenzione sulle nuove possibilità di azione per i nostri giovani”.
Sempre per la Provincia Autonoma di Trento, Antonella Giordani, da 27 anni nell’ufficio emigrazione, si occupa invece di organizzazione di eventi culturali legati al mondo dell’emigrazione. “Puntiamo sull’innovazione”, ha detto confermando le parole della collega, “questo di Palermo è un intreccio davvero importante di menti, culture, connessioni. Sicuramente darà i suoi frutti”.
Franco Di Martino, per gli Abruzzesi nel mondo, ha confermato l’interesse generale verso il mondo della nuova migrazione e dei giovani in generale. “Organizziamo spesso degli incontri che riproducono in “miniatura” il seminario cui stiamo partecipando in questi giorni, coinvolgendo naturalmente quanti più ragazzi possibile”. “Inoltre”, ha aggiunto Di Martino, “puntiamo al ringiovanimento delle associazioni, anche se in alcuni Paesi non è semplice trovare dei ragazzi disposti a entrare in questa rete”.
Claudia Costa, della Regione Liguria, si occupa di politiche sociali, immigrazione ed emigrazione. “La Liguria ha associazioni sparse per il mondo, ma molte sono composte da anziani. Stiamo cercando anche noi negli ultimi anni di rinnovare i quadri, ma non è facile”. “Cerchiamo di essere un canale di informazione per tutti gli emigrati che si rivolgono a noi”, ha detto Costa, “e vedere così tanti giovani qui a Palermo è bello e siamo sicuri che rappresenti un passo fondamentale nella creazione di una rete mondiale”. Ha preso poi la parola Patrizia Vita, del Consiglio Regionale della Basilicata, che per i lucani nel mondo gestisce gli aspetti istituzionali e organizzativi, come la gestione delle gare. “Seguiamo circa 160 associazioni sparse in tutto il mondo, controllando i requisiti dei membri di appartenenza e la correttezza delle nomine interne, per garantire il massimo della trasparenza”.
Il turno è poi passato a Rocco Romaniello, della Regione Basilicata, che rappresenta – come lui stesso ha detto – il “braccio operativo” dei lucani nel mondo e che si occupa anche del museo multimediale nel castello federiciano di Lagopesole.
Francesca Urelli, segreteria degli umbri all’estero, ha parlato della volontà di rendere viva la memoria migratoria nelle nuove generazioni, mentre Maria Tirabasso, dei molisani nel mondo, ha espresso la necessità di educare la classe politica italiana riguardo l’importanza delle comunità di italiani nel mondo.
Luigi Scaglione, coordinatore dei lucani nel mondo, ha confermato la volontà di coinvolgere sempre più attivamente i giovani nelle attività istituzionali legate agli italiani nel mondo, mentre in conclusione Giovanni De Vita, capo ufficio della DIGIT, giunto in rappresentanza del MAECI, ha parlato di turismo delle radici e ha anticipato che il 29 maggio, presso la Farnesina, si terrà un incontro con quattro “regioni pilota” (Basilicata, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo): “Lo scopo della riunione”, ha detto, “sarà quello di creare l’opportunità per vedere chi sta facendo cosa, vedere come lo fa e vedere come questo qualcosa possa essere utilizzato o quale aiuto si può dare per lo sviluppo di progetti simili”. Maggiori dettagli su questo evento sono poi stati delinati il giorno dopo, in occasione del panel tenutosi alla Galleria di Arte Moderna, dove De Vita è stato tra i relatori. (focus\ aise) 

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