"STARE A CAVALIERE DURANTE IL GIORNO E NELLA NOTTE": A BOLOGNA LA MOSTRA DI MATTEO FATO

"STARE A CAVALIERE DURANTE IL GIORNO E NELLA NOTTE": A BOLOGNA LA MOSTRA DI MATTEO FATO

Matteo Fato, Il Piano del Cavaliere, ossia, Stare a Cavaliere nella Notte, 2018. Veduta dell’installazione Straperetana 2018. Foto di Gino Di Paolo. Courtesy l'artista e Galleria Monitor, Roma - Lisbona

BOLOGNA\ aise\ - Nell'ambito di ART CITY Segnala 2019 in occasione di Arte Fiera, Banca di Bologna ospita per la seconda volta nella sede della sua Direzione Generale un progetto dedicato a un artista italiano. L’artista invitato è Matteo Fato (Pescara, 1979) che da oggi, 29 gennaio, e sino al 22 febbraio presenta nello spazio di piazza Galvani due opere al confine tra pittura e installazione. I lavori costituiscono un unico nucleo realizzato nel 2018 in occasione di "Straperetana", mostra collettiva organizzata con cadenza annuale in varie sedi nel borgo di Pereto, in Abruzzo.
Elemento centrale dell’allestimento sono due dipinti di paesaggio di diverse dimensioni, entrambi realizzati dal vero durante il soggiorno di Matteo Fato a Pereto. Quello di più largo formato muove da una resa diurna della campagna circostante, raccontata con pennellate ampie e cromatismi accesi ai limiti dell’astrazione; il secondo, più piccolo, ritrae lo stesso paesaggio nelle ore notturne, dunque con uno spettro cromatico più scuro. Ciascuno dei due dipinti possiede un proprio "doppio" concomitante: un’ulteriore porzione di tela con pennellate della stessa palette, che creano un rimando speculare al lavoro principale. Le due coppie sono installate sulle rispettive casse da trasporto, che, nel momento in cui raggiungono lo spazio espositivo, cambiano completamente funzione.
In questi termini il progetto, concepito come un’unica installazione, viene ricontestualizzato e assume un senso nuovo nel quale si incontrano due tra le direttrici principali della ricerca di Fato. La prima è il suo interesse per la pittura en plein air: il contatto diretto con l’ambiente naturale è diventato negli ultimi anni un’esigenza primaria per l’artista, che vede nell’immersione nella realtà una condizione fondamentale per la creazione dell’opera. Dipingere dal vero permette di raggiungere una sorta di osmosi con il reale, e di conseguenza una presa di coscienza molto più efficace della sua immagine.
Questa dinamica fenomenologica introduce il secondo polo di riflessione di Matteo Fato, particolarmente importante in questo contesto: l’importanza del rapporto tra pittura e spazio circostante. Nel suo lavoro (che si apre anche a media diversi dalla pittura) il gesto del dipingere ha bisogno di essere letto da punti di vista diversi per essere assorbito appieno; la collocazione del dipinto in un contesto specifico, di conseguenza, tende a problematizzare il confine tra due e tre dimensioni, ponendo l’opera nello spazio in una modalità quasi scultorea. La pittura viene riletta in termini "oggettuali", che non ne esauriscono il significato sulla superficie della tela ma danno valore allo spazio vuoto che la circonda. La presenza delle casse, che diventano supporti, assume proprio questo significato: valorizzare la fisicità dell’opera nell’ambiente, fino ad assegnarle un posto concreto nella realtà circostante.
Nel caso della mostra per Banca di Bologna, a cura di Barbara Meneghel, l’allestimento in uno spazio con un’ampia vetrina che dà sulla piazza crea una sorta di cortocircuito: la riproduzione di un paesaggio naturale viene chiusa in un ambiente che tuttavia si apre all’esterno a tutte le ore del giorno (con i relativi cambiamenti di luce, di passaggio di pubblico, di modalità di fruizione). L’opera si pone in una posizione quasi di vedetta, giorno e notte. Il titolo della mostra "Stare a Cavaliere durante il giorno e nella notte" allude dunque al contempo alla Piana del Cavaliere (la vallata sottostante Pereto soggetto dei due dipinti realizzati da Fato) e a questa posizione di "allerta" nei confronti della realtà circostante, che rimanda all’atto stesso del dipingere.
Matteo Fato è nato nel 1979 a Pescara, dove vive e lavora. Dal 2009 è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Ha partecipato a numerose mostre in gallerie private e musei pubblici, in Italia e all’estero. Nel marzo 2018 ha inaugurato una personale dal titolo "Eresia (del) Florilegio" presso la Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino. Nell’aprile 2018 ha aperto una doppia personale con Nicola Samorì presso Casa Testori a Milano, all’interno del progetto "Iscariotes". Sia nel 2018 che nel 2017 ha partecipato a "Straperetana", a cura di Saverio Verini. Nel luglio 2017 ha preso parte alla mostra "OPEN20" presso il Museo Mostyn in Galles. Nel 2016 è stato invitato a partecipare alla 16^ Quadriennale d’Arte al Palazzo delle Esposizioni, in Roma. Nel 2015 ha aperto una personale presso TRA (Treviso Ricerca Arte). Nel 2012 ha concluso la residenza presso la Dena Foundation for Contemporary Art (Parigi) con la personale "Vidéos_Dessins" e la partecipazione alla mostra "La collection Giuliana et Tommaso Setari, retour à l’intime" alla La maison rouge della Fondation Antoine de Galbert.
Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui: il premio Level 0 – ArtVerona (2013) come artista selezionato da Giacinto Di Pietrantonio per Gamec (Bergamo); il Premio Città di Treviglio (2012); il Premio Terna (2° classificato in Pittura, 2014); il Premio Cramum (2016). Nel 2015 è stato in residenza per due mesi presso il Nordic Artists' Centre Dalsåsen (NKD) in Norvegia. Nel 2010 è stato selezionato dalla Dena Foundation for Contemporary Art come artista italiano in residenza presso ArtOmi a New York. Nel 2008 è stato invitato in residenza presso la Fondazione Spinola Banna di Torino con Adrian Paci come Visiting Professor.
Il suo lavoro è presente in numerose collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.
Matteo Fato è rappresentato dalla Galleria Monitor di Roma e Lisbona. (aise)


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