CENTRO ITALIANO VENEZOLANO DI CARACAS: QUANDO LE “MAMI SOCCER” INCANTAVANO A SUON DI GOL - DI FIORAVANTE DE SIMONE

CENTRO ITALIANO VENEZOLANO DI CARACAS: QUANDO LE “MAMI SOCCER” INCANTAVANO A SUON DI GOL - di Fioravante De Simone

CARACAS\ aise\ - “Forse pochi sanno che il calcio femminile ha 111 anni di vita. Le sue origini le troviamo a Londra, dove il 23 marzo del 1895 si giocò la prima partita fra donne che si ricordi. Per la cronaca la gara si disputò tra Inghilterra del nord e Inghilterra del sud, con il risultato di 7-1 in favore delle settentrionali. Ci sono molte persone che ancora non accettano l’idea di vedere 22 ragazze in pantaloncini corti che corrono dietro a un pallone e tantomeno festeggiare un gol togliendosi la maglietta. Ma questo è uno sport che poco a poco sta guadagnandosi il suo spazio a livello mondiale, tant’è vero che è stato inserito nel programma olimpico dalle Olimpiadi di Atlanta (Usa) 1996”. Ne scrive Fioravante De Simone sulla “Voce d’Italia”, quotidiano online di Caracas diretto da Mauro Bafile.
“In quell’occasione, ad imporsi furono le padrone di casa. In pochi paesi al mondo, tuttavia, possiamo trovare una squadra in cui giocano esclusivamente le mamme. Questa squadra “innovativa” sembra avere origini venezuelane, giacché non esistono tracce di compagini simili a livello planetario.
Nel 2004, nel Centro Italiano Venezolano di Caracas oltre alle solite squadre nelle diverse categorie esisteva quella delle mamme. La squadra era nata come passatempo, ma poi grazie ai successi ottenuti sul campo e sugli spalti era diventata un impegno serio.
Ai loro inizi le signore in blu erano costrette ad allenarsi nel campetto chiamato da loro “potrerito”. In principio le mamme goleador non avevano tanta dimestichezza con il pallone, ma poi con il passare del tempo le qualità e le abilità sono migliorate.
I principali “promotori” di questa squadra erano i mariti e i figli. In questo modo le mamme potevano vivere sul terreno di gioco le sensazioni che provavano i propri figli durante le partite.
“Il momento più bello della gara”, raccontava in un’intervista alla Voce Stella Stifano, che di ruolo faceva l’attaccante, “è quando dopo il triplice fischio dell’arbitro i nostri figli scendono in campo per abbracciarci e congratularsi con noi”.
Queste signore, dopo essersi dedicate alle proprie attività domestiche e professionali, scendevano in campo con la grinta dei campioni.
Per poter entrare in questo team esisteva una sola regola, quella di avere un figlio in una delle squadre di calcio del Centro Italiano Venezolano. Erano escluse dal team le mamme che avevano un passato professionistico. Uno dei motivi d’orgoglio di questa squadra era il fatto che creava oltre ad una amicizia vera e propria un’unione tra le mamme dei giovani calciatori.
La compagine del Civ era conosciuta come “Mami Soccer”. Le ventidue signore che formavano la rosa avevano un’età compresa tra i 35 e 50 anni ed erano allenate da Giancarlo Figliulo assistito da Aldo Pacifico. Gli allenamenti si svolgevano due giorni alla settimana e le partite si giocavano durante il weekend. Durante la fase di preparazione per le gare le mamme svolgevano esercizi di streaching, provavano i passaggi, i tiri in porta e le tattiche che avrebbero messe in campo durante la partita.
Erano cosí brave che mettevano sempre qualche trofeo in bacheca, erano il terrore delle squadre avversarie. Quando queste signore in blu giocavano le squadre attive erano: Villanueva, Deportivo Guilma, Agustinos, San Ignacio de Loyola, Cristo Rey, Galicia, Los Castores, Hermandad Gallega, Deportivo Novaires (Guatire), Santo Tomás e Universidad Central de Venezuela.
Poi, un giorno, durante una partita una delle mamme subì un brutto infortunio (ha perso un rene) dopo un contrasto antisportivo. Le mancate sanzioni all’avversaria e lo shock psicologico per la gravità dell’infortunio fece sciogliere la squadra del CIV di Caracas. Chissà se un giorno sboccerà nuovamente l’idea di creare una nuova squadra nel club di Prados del Este”. (aise) 

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