CGIE, LA MARCA, ALDERISI E NISSOLI: VOTARE NO – DI VITTORIO GIORDANO

CGIE, LA MARCA, ALDERISI E NISSOLI: VOTARE NO – di Vittorio Giordano

MONTREAL\ aise\ - “Sul referendum popolare del 29 marzo che propone di modificare la costituzione per ridurre il numero dei parlamentari, compresi anche quelli eletti all’estero, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) ribadisce il proprio disappunto e chiama i Comites, le Associazioni e i connazionali all’estero “ad un impegno straordinario per una grande battaglia a difesa dei diritti civili e politici di tutti”. La riforma costituzionale riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200, i deputati all’estero da 12 a 8, i senatori all’estero da 6 a 4”. A ricordarlo è Vittorio Giordano che per il “Cittadino canadese” ha interpellato anche le tre parlamentari elette in Centro e Nord America, la senatrice Alderisi e le deputate La Marca e Nissoli.
“Il Cgie non è contrario a una riduzione del numero complessivo dei parlamentari italiani, ma “esprime un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero. Ci sono voluti 60 anni per riconoscere il diritto di voto agli italiani all’estero e a cuor leggero si sta cercando di restringerne la rappresentanza nelle istituzioni, quando si dovrebbe invece ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora c’è negata”.
“La misura adottata rappresenta una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall'articolo 3 della Costituzione (‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge’), e si creerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti, relegando tutti i cittadini residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità”.
Forte della sua autorevole rappresentatività delle comunità italiane sparse nei cinque continenti, il Cgie chiede alle comunità italiane all’estero di votare e far votare NO.
Delusione e amarezza anche da parte delle “nostre” deputate in Nord-America.
“Mentre aumenta il numero dei cittadini all’estero, si manda un messaggio scoraggiante, di sottovalutazione, quando dovremmo invece rafforzare la rete delle relazioni, anche istituzionali, per il bene dell’Italia. In secondo luogo, avere contatti fisiologici con gli elettori per interpretarne le esigenze e accoglierne le indicazioni sarà ancora più complicato e oneroso”, commenta l’On. Francesca La Marca (PD).
“Sarà inevitabile l’aumento della distanza tra gli eletti – già oggi impegnati a rappresentare ripartizioni assai estese – e gli elettori. Di conseguenza, è facilmente prevedibile un indebolimento del legame con chi vive fuori dall’Italia. È una scelta illogica, scellerata e anacronistica, gli iscritti all’Aire, che sforano ormai i sei milioni, sono quasi raddoppiati dal 2006 e registrano un costante incremento”, tuona anche la Senatrice Francesca Alderisi (Forza Italia).
“La rappresentanza parlamentare all’estero era stata concepita come simbolica e non proporzionale al numero di elettori, quindi siamo già meno di quelli che dovremmo essere ed in aggiunta i residenti all’estero stanno aumentando. È chiaro che si è tradito lo spirito innovatore che caratterizzò l’istituzione della Circoscrizione estera avendo come obiettivo l’inclusione degli italiani all’estero nelle dinamiche istituzionali dell’Italia. È un’umiliazione”, ha aggiunto l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald (Forza Italia)”. (aise) 

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