CONTE: SUL RECOVERY PLAN DOBBIAMO ACCELERARE

Conte: sul recovery plan dobbiamo accelerare

ROMA\ aise\ - Recovery plan, piano vaccinale e la gestione di “malumori” nella maggioranza. Di questo ha parlato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte rispondendo ai giornalisti nella conferenza di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione della stampa parlamentare, ospitata questa mattina nella splendida cornice di Villa Madama.
Una conferenza in presenza, dunque, e “tornata nelle ore diurne”, come sottolineato da molti dei 42 giornalisti presenti, sorteggiati tra le testate che avevano fatto richiesta di accredito, nella quale, come detto, si è parlato soprattutto di covid e delle emergenze – economica, sanitaria e sociale – causate o esacerbate dal virus.
Fondamentale, dunque, avere una strategia per uscirne, usando al meglio i fondi messi a disposizione dall’Europa, e “fare presto”.
Sul Recovery plan, dopo i numerosissimi incontri, è ora di “accelerare” ha detto Conte. Oltre 50 i progetti su cui è necessario fare una “sintesi politica” per ridurli di numero e sottoporre il piano al parlamento. È “un'occasione storica” che non possiamo permetterci di perdere, ha ribadito Conte secondo cui il piano sarebbe pronto a metà febbraio, anche perché l’Italia ha “recuperato una credibilità” che non va sacrificata al pari dei 209 miliardi del recovery Fund.
Credibilità dovuta, secondo Conte, al lavoro svolto finora dal Governo con la maggioranza che lo sostiene e con il “contributo dell'opposizione”. Il suo, ha aggiunto, “è un governo nato con un segno integralmente politico”, dunque il Premier si aspetta di continuare “in questo confronto” assumendosi ciascuno “le rispettive responsabilità”.
Conte non nomina Renzi, ma precisa che il suo Governo non punta a “vivacchiare” e che se mancherà il supporto dei partiti si farà la verifica in Parlamento: “il Presidente del consiglio non sfida nessuno”, il suo dovere è “portare avanti un programma di governo chiaro. Prima parlavo di un patrimonio di fiducia, di credibilità di Governo e intera classe politica”, ha aggiunto, “per rafforzare questa fiducia bisogna agire in modo trasparente, confrontarsi in modo franco. Nel nostro sistema democratico il passaggio parlamentare è fondamentale. Ed è per questo io non ho “sfidato” Salvini” l’anno scorso e “ho evitato che la crisi del governo precedente si consumasse nel chiuso di un appartamento”.
Certo è che “gli ultimatum non appartengono al mio bagaglio culturale e politico” aggiunge prima di citare Aldo Moro che “nel febbraio del 1978, davanti ai gruppi parlamentari della DC, ebbe proprio a sottolineare che gli ultimatum non sono ammissibili in politica, perché il significato di “ultimatum” è quello di una stretta che fa precipitare le cose e impedisce che si raggiunga una soluzione positiva. Ecco, io sono al di fuori della logica degli ultimatum” e “a favore del dialogo e del confronto”. Il premier assicura che sarà “sempre disponibile a qualsiasi soluzione che rientri nel perimetro dell'interesse dei cittadini e degli interessi nazionali”. A chi evoca l’affiancamento di due “vice premier forti” Conte risponde che “è una formula che abbiamo già sperimentato nel precedente governo con scarso successo. Certo, i soggetti cambiano, ma il problema non è cambiare squadra” ma “fare quel che serve al Paese”.
Conte rispedisce al mittente l’accusa di “far finta di nulla” per non affrontare i problemi all’interno della maggioranza: “è una rappresentazione assolutamente falsa” e lo dimostra la verifica e i tavoli avviati nelle scorse settimane “per un confronto sulle riforme e sulle politiche economiche e sociali”.
Conte rivendica trasparenza, dunque, e non solo nei rapporti con le forze politiche che lo sostengono. Lo fa anche per il piano vaccinale contro il Covid: a chi gli fa notare che la Germania pubblica fin dall’inizio il numero delle persone vaccinate e le categorie professionali coinvolte in questa prima fase, il Premier risponde che anche il suo Governo non sta nascondendo nulla.
“Abbiamo avuto per il primo giorno 9.750 dosi iniziali”, ha ricordato “e ne avremo 470.000 ogni settimana; entro gennaio arriveremo all'incirca a 2.350.000” per il vaccino Pfizer; “nel mese di gennaio si aggiungerà ragionevolmente anche un altro vaccino, quello di Moderna”. Il piano vaccinale “c’è ed è stato presentato dal Ministro Speranza il 2 dicembre al Parlamento, che lo ha approvato: indica le categorie che avranno priorità, quindi innanzitutto gli operatori sanitari e socio-sanitari, residenti e personale delle RSA: in Italia sono all'incirca 1,2 milioni persone e 1,8 milioni; a seguire 4,4 milioni di ultraottantenni; poi passeremo alla fascia anagrafica dai 79 anni 60 anni, circa 13,4 milioni di persone. E poi il vaccino sarà accessibile a chi ha una patologia cronica, 7,4 milioni di italiani”. Quanto a sé, Conte dice che “lo farebbe subito ma cercherò di rispettare le priorità”. Il piano ha una organizzazione “molto complessa” che comprende anche una gara straordinaria per l’assunzione di 22.730 professionisti sanitari, tra medici e infermieri. Inoltre, molta fiducia viene riporta sulle terapie monoclonali, che via via si affiancheranno alle vaccinazioni.
Durante la lunga conferenza, durata tre ore, il Premier ha parlato anche di crisi Libica “al centro ovviamente dei nostri scenari, delle nostre premure e della nostra politica estera”, e delle deleghe ai servizi.
Sulla Libia, il Premier ha assicurato che “non abbiamo mai dismesso la costante attenzione verso questo primario dossier e verso l'obiettivo a cui stiamo lavorando da tempo, cioè la stabilizzazione del Paese superando logiche militari e interferenze esterne, nel quadro del processo di Berlino che viene dipanandosi con tutte le difficoltà che conosciamo sotto l'egida delle Nazioni Unite”. L’Italia “non smetterà mai di lavorare per una Libia unità, indipendente e autonoma da interferenze esterne”.
Citata la sua telefonata con Biden e l’impegno del ministro Di Maio che “segue costantemente questo dossier con il comparto dell’intelligence, portando alcuni frutti evidenti come la liberazione dei 18 nostri pescatori”, Conte ha ribadito che la Libia dimostra che “non è con le offensive militari che si risolvono i problemi”. Al contrario occorre trovare “tempo e spazio per il dialogo, per la diplomazia, per chi ha la capacità di un approccio inclusivo e dialogante con tutti per indirizzare le soluzioni nell'interesse del popolo”.
Quanto alle deleghe sui servizi, Conte ha ricordato che la legge “affida al Presidente del consiglio la responsabilità politica e giuridica sulla sicurezza nazionale; quindi io ne rispondo comunque, che mi avvalga o meno della facoltà di attribuire le deleghe”. Poi, ha aggiunto, “ricordo che abbiamo un organismo che si chiama Copasir che è un organismo parlamentare composto da tutte le forze rappresentate in Parlamento e addirittura, essendo un organismo di garanzia, è presieduto da un esponente delle opposizioni”. Il Copasir “ha funzioni di vigilanza e di controllo sull'operato del presidente del consiglio e sull'operato delle agenzie di intelligence”. Quindi la questione, secondo Conte, “va ribaltata”: “chi chiede al presidente del Consiglio, in questo assetto normativo e istituzionale, di delegare dovrebbe spiegare perché non si fida il presidente del consiglio!”. (m.c.\aise) 

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