CORONAVIRUS: 101.551 POSITIVI/ 285 MORTI E 4693 GUARITI IN PIÙ

CORONAVIRUS: 101.551 POSITIVI/ 285 MORTI E 4693 GUARITI IN PIÙ

ROMA\ aise\ - Scendono i numeri del contagio in Italia: oggi i positivi al coronavirus sono 101.551, 3106 in meno rispetto a ieri. 1.694 le persone in terapia intensiva, 101 meno di ieri; 18.149 sono i ricoverati con sintomi, 1.061 meno di ieri. La maggioranza dei positivi è in isolamento domiciliare, 81.708 persone, pari all’80% del totale.
Purtroppo sono morte altre 285 persone (93 nella sola Lombardia). Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 75.945, con un incremento di 4.693 persone rispetto a ieri. Questi i dati aggiornati forniti oggi dal capo della protezione civile Angelo Borrelli affiancato dal professore Luca Richeldi,  del Comitato tecnico scientifico nell’ultima – ha annunciato – conferenza stampa al dipartimento.
L’appuntamento informativo, prima giornaliero e poi bisettimanale, con i giornalisti si interrompe oggi.
Una sorta di commiato, quindi, che ha dato a Borrelli occasione di fare un bilancio del lavoro svolto dalla dichiarazione d’emergenza ad oggi.
“Siamo partiti con i volontari che controllavano porti e aeroporti – 190mila passeggeri controllati nei primi, più di 4 milioni nei secondi – fino alla chiusura dei confini. Grazie all’Aeronautica e all’Unità di crisi della Farnesina abbiamo provveduto al rientro dei connazionali bloccati a Wuhan e sulla Dimond Princess”.
Borrelli ringrazia tutti: forze armante “pesantemente impegnate”, il personale sanitario, le forze di polizia, le associazioni come l’Ana e le ong anche internazionali come la Samaritan’s Purse.
Cita la cross, cioè la Centrale remota di soccorso sanitario attraverso cui 116 pazienti sono stati trasferiti dalla Lombardia in affanno; ricordato che 38 di essi sono stati curati in Germania, Borrellli ha ringraziato il governo tedesco per la disponibilità e “tutti gli altri paesi europei ed extraeuropei per la loro generosità” espressa sia con l’invio di materiali che di medici e infermieri: “il loro supporto è stato decisivo in un momento di evidente difficoltà”.
“Fondamentale” anche l’intervento dei volontari di protezione civile - che continua: “il 24 aprile erano sul campo 21mila volontari”, ha voluto sottolineare Borrelli che ha citato anche “nuove forme” di volontariato, cioè le task force di medici, infermieri e operatori socio sanitari: “gli ultimi a partire saranno indirizzati verso le carceri e nelle residenze sanitarie assistenziali (rsa). Molti di loro mi contattano per sapere come rimanere nella grande famiglia della protezione civile”.
Preziosa anche la “generosità degli italiani”: grazie a loro sul conto corrente per l’acquisto di materiali sono stati raccolt più di 142milioni di euro; più di 6 milioni – “ma vorremmo che crescesse”, commenta Borrelli – il conto che sarà destinato alla costituzione di un fondo per i famigliari delle vittime tra il personale sanitario.
“Abbraccio i familiari delle vittime e ringrazio tutto il personale sanitario e gli infermieri così come gli operatori socio sanitario, ancora duramente impegnati nella lotta contro il virus”, ha aggiunto prima di ringraziare Conte e il Governo e, infine, i giornalisti e gli operatori dell’informazione.
A ringraziare Borrelli è stato, invece, Richeldi che lo ha definito “punto di riferimento” nell’emergenza.
Tornando ai numeri dell’emergenza, i dati “sono molto confortanti, gli indici vanno nella direzione giusta: 5mila in più tra i dimessi e guariti, 6 regioni senza decessi, 9 regioni con meno d 10 morti giornalieri”, a conferma che le “misure hanno funzionato”.
Guardando gli ultimi 15 giorni, “cioè l’orizzonte temporale per vedere se funzionano le misure, abbiamo dimezzato i deceduti, raddoppiato i guariti, dimezzato i ricoveri in terapia intensiva e significativamente abbassato i ricoverati”.
In più “stiamo facendo più tamponi, punto cruciale per contenere la diffusione del virus”, ha evidenziato Richeldi, sottolineando che “il rapporto tra tamponi eseguiti e positivi è sceso sotto la soglia 3% considerata cruciale”. Il quadro “è confortante” perché dimostra che “la diffusione è rallentata, la pressione sul SSN è ridotta e, cosa non meno importante, oggi siamo più pronti e consapevoli della sfida che ci aspetta nei prossimi mesi”.
Sull’ipotesi di misure differenziate per regioni, Richeldi ha spiegato che “la questione è molto complessa e molto complicata, perché ci sono da tenere in considerazione vari aspetti, sia da un punto di vista legislativo che logistico, ma soprattutto scientifico: una maggiore percentuale di immunizzati sul territorio – ha spiegato – rende quella popolazione sostanzialmente più protetta rispetto a una nuova esposizione, mentre in una regione in cui il virus è circolato molto poco avremmo una grande percentuale di individui cosiddetti “naif” cioè che non hanno l'immunità”. Bisogna quindi “bilanciare” le decisioni, ammettendo “piccole variazioni”, usando il “buon senso”.
Interrogato sulla sindrome di Kawasaki, che starebbe colpendo bambini in tutto il mondo e anche in Italia – si parla comunque di numeri molto contenuti – Richeldi – che è pneumologo - ha riprotato el considerazioni di Villani, primario di pediatria al Bambin Gesù, con lui nel Comitato tecnico scientificio.
“È una sindrome rara, che infiamma i piccoli vasi; è una malattia grave ma conosciuta”, ha detto Richeldi. “Ci sono state alcune segnalazioni di un incremento in alcuni centri, in relazione possibilmente anche all'incremento della diffusione del covid19” ma in Italia “il network degli ospedali pediatrici si è già attivato per una costante sorveglianza dei nuovi casi di malattia di Kawasaki: per il momento è una cosa su cui non si deve generale allarme, perché non ci sono dati confermati. La cosa buona è che abbiamo un network di pediatri che sorveglia questa patologia: immagino che se c'è qualcosa di vero, certamente lo sapremo presto”. (aise) 

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