Frontalieri: Siglato Memorandum d’Intesa fra Governo, sindacati e comuni di frontiera

ROMA\ aise\ - Il riconoscimento della specificità e del ruolo dei Comuni di frontiera e la riduzione del carico fiscale sui lavoratori frontalieri. Sono alcuni dei punti cardine del Memorandum d’Intesa siglato oggi al Ministero dell’Economia e delle Finanze dal vice ministro, Antonio Misiani, dall’Associazione dei Comuni italiani di frontiera e dai sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil.
All’esito del positivo e costruttivo confronto che ha accompagnato il processo di definizione dell’Accordo Italia-Svizzera sulla tassazione dei lavoratori frontalieri, e al quale hanno partecipato anche le organizzazioni sindacali svizzere Unia e Ocst, il Governo si è impegnato a garantire in via strutturale risorse finanziarie per i Comuni di Frontiera pari a quelle spettanti per il 2019, circa 90 milioni di euro, e, allo stesso tempo, il finanziamento di progetti di sviluppo economico e sociale dei territori interessati a valere su eventuali maggiori entrate al netto dei costi delle misure previste dal Memorandum stesso.
Inoltre, il Governo si è impegnato a introdurre meccanismi finalizzati ad alleggerire il carico impositivo dei lavoratori frontalieri, attraverso, tra le altre cose, l’innalzamento della ‘no tax area’ per i redditi di lavoro dipendente a 10.000 euro e la non imponibilità degli assegni familiari erogati dagli Enti di Previdenza dello Stato in cui il frontaliere presta lavoro.
In aggiunta, è prevista l’istituzione, entro il primo quadrimestre 2021, di un tavolo interministeriale di confronto coordinato dal Governo all’interno del quale verranno affrontate le proposte in materia di sicurezza e dialogo sociale, mercato del lavoro, cooperazione transnazionale al fine di definire uno Statuto dei lavoratori frontalieri.
Infine, il Governo si impegna a convocare annualmente un incontro con le organizzazioni sindacali firmatarie e con l’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera per il monitoraggio della corretta applicazione dell’accordo firmato dai Governi di Italia e Svizzera sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, delle misure previste dal memorandum stesso e per promuovere un confronto sui progetti di sviluppo economico e sociale dei comuni di frontiera.
Per i sindacati, la firma di accordo e memorandum “apre una nuova stagione per il lavoro frontaliero italiano”.
In una nota congiunta Cgil, Cisl, Uil, Unia, Uss Ticino e Moesa, Ocst e Syna sottolineano come “il negoziato di questi mesi abbia consentito alle parti di giungere ad un punto di equilibrio che, passando anche sulla frontiera elvetica, dalla tassazione esclusiva alla tassazione concorrente (come già previsto nella maggior parte dei confini italiani) e prevenendo il rischio della doppia imposizione, ha introdotto una clausola di salvaguardia per i frontalieri a partire dal 31 dicembre 2018 e fino alla conclusione dell’iter di recepimento con l’entrata in vigore del nuovo accordo (nell’anno successivo all’approvazione dei due Parlamenti)”.
Tale condizione, che – spiegano i sindacati – “determina un requisito soggettivo per tutta la vita lavorativa, estende il mantenimento dei trattamenti attuali anche a coloro che stipuleranno un nuovo rapporto nei prossimi anni fino all’applicazione delle nuove condizioni, superando la previsione dell’accordo del 2015 che, al contrario, lo limitava ai lavoratori in forza al 31/12/2020”.
Il negoziato, si legge nella nota, “ha inoltre permesso che il nuovo trattamento, che andrà a regime successivamente all’entrata in vigore del trattato, possa ridurre sensibilmente le differenze tra i lavoratori e consentire una maggior difesa dei salari medio/ bassi”.
Per farlo sono stati assunti diversi impegni, primo tra tutti “l’innalzamento della franchigia a 10.000 (credito d’imposta incrementato per tutti i lavoratori frontalieri italiani nei Paesi confinanti o limitrofi), la non imponibilità degli assegni familiari, la deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti. Il contesto di una crisi economica conseguenza della pandemia, ha richiesto che il negoziato rafforzasse tanto gli strumenti di tutela per i lavoratori frontalieri in caso di disoccupazione attraverso l’innalzamento della NASPI in relazione alla retribuzione effettivamente percepita, quanto che il Governo si assumesse l’impegno sul riconoscimento delle pari condizioni per l’uso sempre più diffuso del lavoro agile”.
E ancora: “il negoziato ha portato alla definizione di un tavolo interministeriale per la definizione dello Statuto dei Lavoratori frontalieri che avvierà i propri lavori entro aprile del 2021, al fine di individuare per gli oltre 105.000 lavoratori frontalieri in uscita ed in ingresso dall’Italia, una normativa omogenea in materia di sicurezza sociale, mercato del lavoro, dialogo sociale e cooperazione internazionale”.
Inoltre, “a fianco dei Comuni di frontiera di cui i frontalieri sono parte rilevantissima di quelle comunità locali, il negoziato ha consentito il mantenimento dei ristorni nella fascia dei 20 km dal confine svizzero fino al 2033 e successivamente, la garanzia strutturale di risorse finanziarie in termini di trasferimenti dallo Stato fino al 50% di parte corrente, in misura costante e pari a quanto determinato per l’anno 2019 87.661.383 € (94.837.042 Chf). Il negoziato ha inoltre stabilito il principio secondo cui al netto del finanziamento dei trasferimenti a compensazione dei ristorni e delle misure fiscali e previdenziali di cui al presente accordo, l’eventuale extragettito sarà reinvestito in progetti di sviluppo economico e sociale dei Comuni di frontiera”. (aise)