Parola al Cgie

ROMA - focus/ aise – In tutto il mondo il 18 dicembre si celebra la Giornata Internazionale dei Migranti.
Questa data riporta all’approvazione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie in vigore dal 2003, scaturita dalla decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvata nel 1990.
Sono ancora molti i paesi, tra i quali anche l’Italia, a non averla ancora sottoscritta benché il nostro Paese per ragioni storiche e dimensioni numeriche sia direttamente interessato dal fenomeno migratorio in entrata e in uscita. Da sempre le migrazioni hanno due risvolti nelle società: l’arrivo e la partenza, l’ospitalità e l’integrazione che definiscono il grado di civilizzazione delle stesse. L’Italia per ragioni storiche conta svariati milioni di cittadini e di italodiscendenti distribuiti nel mondo e una bassa percentuale di immigrati residenti, che contribuiscono al suo progresso. Il fenomeno migratorio nostrano, però, pende numericamente più sull’emigrazione dei nostri connazionali, che sulla presenza degli stranieri o dei nuovi cittadini.
Per gestire al meglio i flussi migratori classici e per dare risposte concrete alle emergenze migratorie causate da guerre, carestie, miseria gli stati più avveduti fanno ricorso a accordi bilaterali o multilaterali. Tuttavia, per semplificare e gestire gli spostamenti degli emigranti nel 2016 l’ONU ha proposto ai Paesi che la compongono di aderire e sottoscrivere lo strumento del Global Compact for Migration, che vuole essere un impegno responsabilizzante nella gestione delle migrazioni in e tra i continenti.
Nel dicembre 2018, il Global Compact for Migration è stato sottoscritto da 164 paesi in una grande conferenza internazionale a New York, ma non dall’Italia, unica nazione europea ad opporsi alla ratifica nonostante avesse partecipato alla stesura dell’accordo.
In quei giorni del 2018 il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero era riunito in Assemblea plenaria a Roma ed ebbe modo di discuterne con l’allora ministro degli Affari esteri e della Cooperazione italiana Angelino Alfano, richiamando le ragioni storiche delle migrazioni italiane nel mondo e sottolinenado la valenza e il senso dell’adesione del nostro Paese al Global Compact for Migration, che a differenza della Convenzione ONU del ‘90 non ha veste giuridica vincolante. È un patto politico per una migrazione sicura, ordinata e regolare che garantisce i diritti e le libertà anche dei nostri connazionali all’estero.
Siamo convinti che il complesso fenomeno migratorio va governato in ambito sovranazionale e non con decreti rispondenti agli umori elettorali nazionali alimentati dalla paura e dall’intolleranza. La governance del fenomeno migratorio deve tener conto degli accordi tra i paesi di origine e quelli di destinazione per definire i numeri e le modalità della mobilità libera e condizionata. In seguito alle emergenze degli ultimi anni verificatosi nel mediterraneo e nel vicino oriente la stessa Unione europea sta ripensando le proprie regole e i principi nazionali per superare il regolamento di Dublino e promuovere nuove politiche comunitarie di accoglienza e di integrazione all’altezza delle aspettative di sicurezza, quest’ultima causa di numerosi pregiudizi ma anche di fibrillazioni dei diritti.
Il Consiglio Generale degli italiani all’estero, in questa ricorrenza, auspica che l’Italia ripensi la propria posizione sulle finalità del Global Compact for Migration e impegni le aule parlamentari a ridiscuterne la portata per giungere alla sua sottoscrizione, perché è meglio gestire il fenomeno dal di dentro per definirlo invece di rimanere fuori e osservarlo da spettatori.
Tre le macroaree su cui si incentreranno i lavori preparatori alla conferenza stato regioni province autonome Cgie: nuove migrazioni, internazionalizzazione, diritti civili. Ciascuno di essi è stato discusso da un gruppo di lavoro che ha prodotto un documento tematico: lavori presentati oggi pomeriggio in occasione della conferenza online introdotto e moderata dal segretario generale Michele Schiavone e che ha visto il Consiglio generale degli italiani all’estero ascoltare il Ministro per le autonome Boccia, il sottosegretario agli esteri Merlo, i presidenti delle commissioni esteri di Senato e Camera, Petrocelli e Fassino, esponenti delle regioni.
Al professor Marco Galdi, docente di diritto all’Università di Salerno, il compito di illustrare quello su diritti e rappresentanza: il docente ha ricordato la recente riduzione dei parlamentari, particolarmente penalizzante per gli italiani all’estero – che però così come gli italiani in Italia hanno convintamente votato a favore del taglio – che quindi “impone un ripensamento complessivo delle istituzioni di rappresentanza degli italiani all'estero”. Citata la bicamerale – “sede ideale per discutere dei tanti temi che meritano una riflessione e gli interventi di riforma” – Galdi ha spiegato che all’interno del documento trova spazio anche la riforma di Comites e Cgie, approvata dal Consiglio generale nel 2017, e le prossime elezioni dei Comitati previste l’anno prossimo. Elezioni che per alcuni dovrebbero essere anche il banco di prova per un ipotetico voto elettronico.
I Comites “vanno sostenuti economicamente, prima di tutto perché così possono svolgere la loro funzione” e poi “perché si è visto proprio in occasione di questa pandemia che possono essere di fondamentale importanza a supporto dello Stato”. Pur riconoscendo “il meritorio ruolo svolto dalle associazioni degli italiani all'estero”, i Comites rappresentano “una conquista irrinunciabile” dunque “i loro compiti vanno sostenuti e potenziati” anche sfruttando la digitalizzazione che sempre più spazio occupa anche nell’erogazione dei servizi consolari.
Galdi ha infine citato “l'identità locale” che gli italiani all’estero portano con sé e il legame da mantenere con i giovani expat, sia per “recuperare l'investimento fatto” per la loro formazione, sia per valorizzarli come “Ambasciatori del made in Italy”. “Molte”, ha concluso, “sono le opportunità che gli italiani all'estero possono offrire al Paese, sta a noi raccoglierle”.
A rappresentare l’Unione delle Province è stato Piero Marrese che ha proposto di inserire anche le sigle dell’Anci e dell’Upi nel titolo della conferenza, un appuntamento “importante” perché “momento di confronto col Governo e il Parlamento”.
“Come province siamo fortemente collegate al fenomeno della nuova emigrazione e degli studenti in particolare”, giovani che “svolgono attività formative all'estero e che molte volte non rientrano in Italia perché non hanno opportunità lavorative”. A loro “occorre presentare più attenzione” anche nel corso della conferenza per pensare a come “creare opportunità” che consentano il loro rientro. L’Upi, ha concluso, “intende dare il massimo contributo alla conferenza”.
Presidente della Commissione stato regioni Cgie, Manfredi Nulli ha ricordato il grande lavoro svolto in cinque anni che finalmente potrà essere messo a frutto nella plenaria del 2021.
Come referente del gruppo di lavoro sulla nuova migrazione, Nulli ha ribadito l’importanza di porre “attenzione ai servizi di informazione e formazione, di orientamento e accompagnamento sia alla partenza che all'arrivo” dei giovani che lasciano l’Italia, pensando a come “mantenere il legame con la lingua italiana” e “ampliare i servizi di assistenza, attraverso collaborazioni tra istituzioni e patronati”, coinvolgendo regioni e province.
Citato il “portale informatico di cui vuole farsi carico il Cgie, inteso come una piattaforma virtuale aperta a tutti, sia all’estero che in Itali, come luogo di interscambio tra informazioni e progetti”, ma anche i fondi europei che “solo un paio di regione italiani hanno utilizzato con qualche discreto successo” per il rientro dei giovani expat, Nulli ha spiegato che il documento del suo gruppo di lavoro chiede tra l’altro “l’attivazione di un tavolo paritetico per il riconoscimento dei titoli accademici; il coordinamento con regioni e università per l'attivazione di partnership con il mondo accademico internazionale; il potenziamento legislativo delle norme comunitarie sulla libera circolazione per fornire misure di sostegno al rientro nelle regioni; strutturare canali di integrazione permanente tra istituzioni nazionali, regionali e locali e quelle sociali e associative per una integrazione dell'emigrazione all'estero”. E ancora: il riconoscimento dell'associazionismo italiano all’estero anche nell'ambito della legge nazionale sul terzo settore; replicare la Buona prassi della conferenza dei ricercatori estendendola alle altre filiere professionali”.
Tante, dunque, le priorità; “è fondamentale per raggiungere questi obiettivi o quantomeno buona parte di questi obiettivi che vi sia un carattere di permanenza della conferenza stato-regioni e province autonome Cgie”, ha sottolineato Nulli; per questo, ha concluso, “indichiamo la possibilità di lavorare con una regolarità, una quotidianità con una cabina di regia, un comitato ristretto che costantemente possa monitorare le legislazioni nazionali e locali”.
Di internazionalizzazione in senso lato ha parlato Silvana Mangione, vicesegretario per l’area anglofona extra Ue del Cgie: da quando è stata approvata la legge che ha istituito la Conferenza “abbiamo fatto un enorme salto di qualità; il mondo è cambiato e tutti noi siamo cambiati; la realtà della nuova emigrazione, il mondo nuovo che presentiamo è rappresentato perfettamente dal logo scelto per questa plenaria”, ha spiegato Mangione. “I cerchi pieni che si sovrappongono rappresentano i continenti nei quali viviamo, e le sfumature dei colori della nostra bandiera racchiudono tutte le generazioni di italo discendenti dall'emigrazione iniziata alla fine dell'Ottocento sino alla nuova emigrazione; questa stessa sovrapposizione dei cerchi pieni ha un altro valore importantissimo: al tempo stesso centrifugo, perché dipinge la partenza in altri paesi nei quali insediarsi; e centripeto perché prevede sempre la possibilità di un nostro ritorno “fisico” nel nostro paese di origine. E questo è il succo di un diverso concetto di internazionalizzazione, dello scambio possibile tra il Soft Power dell'Italia, della cultura e della creatività, e lo Strong Power” rappresentato “dagli iscritti Aire, ma anche dagli italici e dai discendenti”.
Nel documento del suo gruppo di lavoro, al primo posto c’è “ovviamente la promozione del Sistema Paese attivando tutte le best practice e le azioni di sistema basate sulla presenta dei professionisti nelle nostre collettività”; tutti contribuiscono “a rafforzare i rapporti economici commerciali, politici e culturali dell'Italia” con i Paesi di residenza; “la seconda chiave – ha proseguito Mangione – è quella della diffusione potenziata dell'insegnamento della lingua e della cultura italiana”.
Nel documento, ha spiegato, si fa riferimento anche al lavoro della Direzione generale degli italiani all'estero in materia di turismo delle radici, ma anche a tutti gli altri apporti che gli italiani all'estero possono dare al lavoro e alla proiezione all'estero dell'Italia”. “Abbiamo bisogno, prima di tutto, della piena digitalizzazione dei servizi consolari per gli italiani all'estero, ma anche della creazione del portale della lingua della cultura italiana, che sarebbe di supporto all'azione degli enti gestori” alla luce dei cambiamenti contenuti nella circolare di luglio; nel documento non manca un riferimento all’informazione italiana all’estero, con l’indicazione del ripristino della commissione che coadiuvava il dipartimento per l’editoria nell’assegnazione dei contributi. Ampio, ha concluso, “il campo di azione della digitalizzazione per la proiezione verso l'estero anche delle regioni e delle reti produttive e di eccellenza del nostro Paese”.
Vicepresidente della VI Commissione del Cgie, Vincenzo Mancuso ha ricordato il lavoro svolto da tutte le commissioni tematiche del Consiglio generale, auspicando di rivedersi presto “faccia a faccia” perché “non si parla e dialoga solo con la voce”.
A Luigi Scaglione, che coordina le consulte regionali all’interno del Cgie, il compito di spiegare come esse stiano lavorando in preparazione all’appuntamento del prossimo anno, non prima di “dare merito al Cgie per aver saputo costruire il dialogo ed il collegamento diretto le consulte”, un lavoro che “è servito anche alle consulte che hanno attivato un meccanismo di condivisione” che si sono sentite “sollecitate a partecipare attivamente, anche in una sorta di gara a migliorare le proprie azioni”.
“E non è casuale – ha aggiunto - che in questi giorni si siano costituite o rinnovate le consulte dell'Emilia Romagna, del Molise (la prossima settimana) dell’Abruzzo. Spero che anche le regioni che non hanno ancora attivato i loro strumenti di “rappresentanza” delle loro comunità all'estero, penso alla Sicilia o al Piemonte, facciano dei passi avanti”.
Scaglione ha infine parlato di turismo di ritorno e di tasse come ambiti su cui esercitare una interlocuzione fattiva.
A Merlo e Schiavone il compito di chiudere i lavori: il sottosegretario si è detto “molto soddisfatto della concretezza degli interventi” nell’auspicio di vedersi in presenza nell’estate 2021. Una soddisfazione condivisa da Schiavone che ha dato merito a tutto il Cgie – e agli attori coinvolti – per il lavoro svolto, augurando a tutti un sereno Natale e dando appuntamento al prossimo 19 gennaio. (focus\ aise)