Un nuovo Futuro: la videoconferenza della NATO Defense College Foundation

ROMA\ aise\ -A New Future Dawns on International Security”. Questo il titolo della conferenza che è stata organizzata dalla NATO Defense College Foundation, in cooperazione con il NATO Science for Peace and Security Programme, la Fondazione Compagnia di San Paolo, il Policy Center for the New South e il NATO Defense College, gli scorsi 10 e 11 dicembre. L’evento, tenutosi in un innovativo formato televisivo in stile BBC, è stato trasmesso sull’interattiva piattaforma digitale NDCF Talks, in linea con i più alti standard professionali e tecnologici. 20 sono stati gli esperti internazionali coinvolti, per un’iniziativa che ha riunito la maggior parte degli oratori dal vivo a Roma, e più di 300 partecipanti che hanno contribuito attivamente al dibattito sui tre temi che rivoluzioneranno il futuro della sicurezza globale: cambiamento climatico, il legame profondo tra sicurezza e salute, e l’Intelligenza Artificiale.
“Perché scegliere un titolo simile per la conferenza? La risposta è che viviamo in tempi straordinari, che presentano sfide straordinarie - ha dichiarato Alessandro Minuto-Rizzo, Presidente, NATO Defense College Foundation -. E occorre avere la consapevolezza di quanto è in gioco al momento per prevedere e gestire gli scenari futuri. Stiamo tutti facendo esperienza di un panorama internazionale che continua a sorprenderci, una realtà multiforme che evolve a grande velocità. Qualcuno ha detto che “viviamo in un mondo liquido” dove tutti sono presenti sulla scena e tuttavia mancano grandi leader che guidino il cambiamento”.
Anche secondo Stefano Silvestri, Vice Presidente, NATO Defense College Foundation, “la NATO è perfettamente consapevole di tutti i cambiamenti in atto nel panorama internazionale, comprese le sfide legate al cambiamento climatico, e sta lavorando in questa direzione. Ma fino a dove potrà spingersi? È possibile avere un’Alleanza Atlantica sempre più politica e globale senza che venga snaturata? Come verrà percepita dall’esterno? Non bisogna dimenticare che la NATO è prima di tutto ed essenzialmente un’alleanza militare difensiva. E tuttavia, l’urgenza di evolvere è tale che diventare più politici e globali sarà l’unica opzione. A tal fine saranno necessarie finezza politica, moderazione e, soprattutto, un maggior potere di iniziativa e di azione per il Segretario Generale”.
“L’aumento delle temperature innescherà in Africa una catena di reazioni che saranno ulteriormente aggravate dall’alta pressione demografica e dalla diffusa povertà - ha detto da Rabat Kidane Kiros, Senior Fellow, Policy Center for the New South -. I cambiamenti climatici e i relativi disastri ambientali aumenteranno il numero di conflitti a livello nazionale e internazionale, soprattutto quando andranno a impattare su risorse transfrontaliere. Nel caso del bacino del Nilo, i paesi che dipendono dal fiume per l’accesso all’acqua corrente sono 11, e la crescita demografica, lo scarso sviluppo e l’esteso impatto del cambiamento climatico stanno inasprendo la competizione per il controllo della risorsa, alimentando tensioni e addirittura la possibilità di conflitti violenti”.
Jamie Shea, già Portavoce della NATO, Overijse (BE), si è concentrato invece sul “Coronavirus” che “ha reso evidente che il sistema multilaterale nel quale riponiamo così tanta fede e fiducia non è, nei fatti, tanto efficace quanto dovrebbe. […] Ciò che si osserva, e che penso sarà interessante per il futuro, è una sorta di nuovo multilateralismo basato su coalizioni ridotte, che coinvolgono ONG, settore privato, e paesi desiderosi di lavorare insieme.”
Dello stesso avviso Francesco M. Talò, Rappresentante Permanente dell’Italia presso il Consiglio Nord Atlantico, NATO HQ: “il COVID-19 non è stato quello che molti chiamano un cigno nero, ma piuttosto quello che gli esperti definisco un “rinoceronte grigio”: un evento altamente probabile, ad alto impatto, eppure spesso non previsto. I rinoceronti grigi non sono eventi casuali, si verificano dopo una serie di segnali di avvertimento e prove ben visibili. Prove che, per qualche ragione non ben definita, si è scelto di ignorare. Questo è anche il caso delle tecnologie dirompenti, del cambiamento climatico e delle pandemie. Dobbiamo essere preparati, dobbiamo affrontare questi aspetti che diventeranno sempre più pervasivi.”
Intervenendo, Laura Carpini, Responsabile Unità Cyber, Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha dichiarato: “Quanto stiamo vivendo con l’Intelligenza Artificiale, è un po’ come quando l’era del nucleare era ai suoi albori e c’era bisogno di maggiore cooperazione, definizioni condivise e scambio di informazioni - una cosa politicamente molto complessa e delicata. […] A quel tempo, gli scienziati furono in grado di stabilire forme di cooperazione che contribuirono a creare un ambiente favorevole al confronto su temi complessi.”
Anche il Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati, Pietro Fassino, ha parlato, spiegando come “di questi tempi siamo chiamati a verificare se il concetto di "Occidente" abbia ancora un significato nel mutevole contesto delle relazioni internazionali del XXI secolo. Certo è che siamo qui perché vogliamo rispondere positivamente a questa domanda; perché pensiamo che l’Alleanza Atlantica, pur essendo vulnerabile, rimane molto attuale, ben lontana dall'essere in fin di vita. Ed è proprio per il fatto che pensiamo che sia ancora necessario difendere la libertà e lo stato di diritto in tutto il mondo che abbiamo bisogno delle nostre forze armate. Dobbiamo rimanere dalla parte giusta della storia, dalla parte della democrazia e della libertà.” (aise)