Come trovare braccia per l’agricoltura se i confini internazionali rimangono chiusi? - di Massimiliano Gugole

MELBOURNE\ aise\ - “Il 2020 ha visto un crollo degli arrivi internazionali in Australia. I backpacker che lavoravano nelle zone rurali dell’Australia quest’anno semplicemente non ci sono. Esistono incentivi per aumentare la forza lavoro, differenziati tra australiani e non”. Torna ad occuparsene Massimiliano Gugolo, nella seconda parte dell’approfondimento pubblicato, anche in versione video, dal portale di SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutta l’Australia.
“Questo è stato un anno particolare”, ci ha raccontato Laura, manager della raccolta in una farm di mirtilli a Gellibrand, in Victoria. “Di solito iniziamo la ricerca di personale dieci giorni prima della raccolta e dopo un paio di giorni dobbiamo ritirare l’annuncio, perché siamo invasi da richieste. “Quest’anno abbiamo iniziato un mese prima, proprio per la mancanza di personale, e per la prima settimana abbiamo ricevuto zero richieste. Ci siamo preoccupati moltissimo“.
Quella di Laura è un'esperienza comune a molti operatori agricoli. Un rapporto di Ernst & Young commissionato da Hort Innovation indica i mesi tra novembre 2020 e marzo 2021 come quelli più critici per la carenza di manodopera agricola. Si stima che mancheranno fino a 26.000 lavoratori per coprire il fabbisogno della produzione.
SBS Italian ha parlato con alcuni giovani italiani che hanno lavorato nel settore. Una di loro è Serena, che racconta come “in genere nella maggior parte delle farm i lavoratori sono stranieri. Ci sono grandi farm dove tranquillamente l’80-90 per cento dei dipendenti è straniero”. Sono i cosiddetti backpacker, i viaggiatori con zaino in spalla sempre alla ricerca di esperienze insolite, per i quali questo aspetto lavorativo è importante come o forse più di quello più turistico del loro viaggio.
Il governo sta cercando di attirare più persone verso le zone agricole
Dal 1° novembre 2020 il governo federale offre un rimborso spese fino a 6.000 dollari per chi accetta di trasferirsi in una zona agricola, un aiuto per il trasferimento che il sito del Department of Employment, Skills and Education definisce relocation assistance. Il rimborso massimo è limitato a 2000 dollari se non si è cittadini australiani o residenti permanenti.
SBS Italian ha contattato il DESE (Department of Education, Skills and Employment) chiedendo perché ci fosse questa differenza. Il comunicato inviato in risposta dice che “il governo australiano è impegnato nell’assicurare che gli imprenditori agricoli siano in grado di soddisfare le loro esigenze in fatto di mano d’opera“.
“Il governo riconosce che i lavoratori internazionali, inclusi i titolari di visto working holiday e gli studenti con diritti lavorativi, sono una fonte importante di manodopera per il settore agricolo!, prosegue il comunicato. “Dal 1° novembre 2020, i lavoratori internazionali con i necessari requisiti che si trasferiscono nelle zone agricole e regionali per intraprendere lavoro agricolo possono vedersi rimborsati i loro costi di trasferimento. Il governo australiano dà la priorità a chi cerca lavoro ed è australiano per rendere più semplice per loro l’acquisizione di esperienza lavorativa e l’inizio di un un nuovo impiego sostenibile e continuativo”.
SBS Italian ha quindi chiesto come si sarebbe realizzata l’intenzione di creare un impiego continuativo offrendo un rimborso spese più alto, quando i costi di alloggio vengono rimborsati solo per i primi due mesi. Il Dipartimento ha risposto di non volere aggiungere nulla al precedente comunicato.
Gabrielle Marchetti, avvocato di JobWatch, racconta come abbia posto la stessa domanda a diversi enti, senza ottenere risposte convincenti. “Non mi resta che supporre che sia per stimolare gli australiani a vivere indipendentemente dai sussidi federali JobSeeker e JobKeeper”, ha concluso.
In Queensland si stima che mancheranno circa 6.000 persone per le raccolte di frutta e verdura e il governo mette a disposizione 1500 dollari per il rimborso delle spese di chi sceglie di lavorare in farm per almeno 8 settimane.
Questa opportunità è però offerta solo ai residenti del Queensland. Nella risposta a SBS Italian, il DAF Department of Agriculture and Fisheries non ha commentato direttamente sul motivo di questa scelta di limitare il rimborso spese ai residenti, ma ha citato altre iniziative quali l’arrivo di 620 lavoratori da Tonga, Vanuatu e isole Solomon assunti per lavori agricoli con quarantena in farm e un progetto pilota di Study Queensland e Multicultural Australia per attrarre 50 rifugiati, studenti internazionali e titolari di visto temporaneo in cerca di impiego verso il lavoro stagionale agricolo.
Il Western Australia offre un rimborso per spese di alloggio di 40 dollari al giorno (fino ad un massimo di 12 settimane) e uno per spese di viaggio fino a 500 dollari complessivi.
Come riporta il comunicato ricevuto da SBS Italian “i titolari di visto Working Holiday possono ottenere solo il rimborso per le spese di viaggio. Il programma è stato disegnato al fine di fornire nuove opportunità a chi cerca lavoro in WA e aiutare le persone ad avere accesso a posti di lavoro nelle aree regionali fornendo assistenza per spostarsi temporaneamente da casa, riconoscendo i costi addizionali che questo comporta. I titolari di visto Working Holiday sono incoraggiati a rimanere a vivere e lavorare nel WA regionale e sono incentivati a lavorare nel settore primario per qualificarsi per il secondo e il terzo anno di visto svolgendo da tre a sei mesi di lavoro nel settore agricolo”.
Al 18 gennaio 2021, il Department of Primary Industries and Regional Development del Western Australia aveva ricevuto 505 richieste e altre 391 erano in corso di valutazione. In Queensland le richieste per il pacchetto offerto dal governo sono state 85.
A livello federale, sono stati 453 gli accordi di trasferimento firmati, 197 per cittadini australiani e 256 per titolari di visto temporaneo. I numeri si fermano alla fine del 2020 ed è troppo presto per sapere quanti rimborsi siano stati poi realmente effettuati.
Andare a lavorare nelle farm o no?
“Bisogna avere fortuna per trovare una buona farm“, dice Nadir, che abbiamo intervistato alla fine di un contratto in una farm in Western Australia, mentre guidava verso il Victoria per il suo prossimo ingaggio. Nadir ha poi aggiunto che il lavoro in farm può non essere per tutti. In passato sono stati registrati casi in cui le condizioni lavorative in farm erano pessime, con retribuzioni inadeguate o addirittura abusi.
Gabrielle Marchetti di JobWatch ricorda come in casi come questi “è importante farsi avanti”, contattando i vari centri legali che offrono assistenza sui diritti dei lavoratori perché “in Australia la legge vale per tutti. Non vale solo per i lavoratori australiani”.
Quando i confini riapriranno è probabile un ritorno dei backpacker nelle farm australiane?
“Che sia una bella o brutta esperienza, è da fare. Ti fa crescere tantissimo. Io sono cresciuto tantissimo. Lo rifarei altre cento volte, è un’esperienza bellissima”, ci ha raccontato Alessandro.
Le opportunità nel futuro prossimo di certo non mancheranno. I risultati fin qui ottenuti dai pacchetti offerti dal governo australiano e da quelli di Queensland e Western Australia sembrano lontani dal soddisfare quella carenza che il rapporto già citato di Ernst & Young quantifica in 26.000 lavoratori agricoli sul territorio nazionale. Lo stesso rapporto specifica inoltre che il deficit sarà ancora più grande se la chiusura dei confini internazionali continuerà oltre marzo 2021. Una condizione che appare ora praticamente certa”. (aise)