Lettera del Ministro Luigi Di Maio a “Il Sole 24 Ore”: “Dalle esportazioni alla politica: i progetti chiari portano risultati”

MILANO\ aise\ - “Dalle esportazioni alla politica: i progetti chiari portano risultati”: questo il titolo della lettera che il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, ha indirizzato a “Il Sole 24 Ore” e che il quotidiano milanese ha pubblicato sabato, 23 gennaio. Eccone di seguito il testo integrale.
“Caro Direttore, il momento che stiamo attraversando è complicatissimo. La crisi in corso rischia di avere pesanti ripercussioni sulla nostra economia e in queste ore stiamo lavorando intensamente per offrire un'opportunità di coesione intorno ad un progetto politico chiaro e trasparente. I cittadini, le famiglie, le fasce più fragili ma soprattutto il nostro comparto produttivo chiedono di essere ascoltati. E ritengo che alla base di ogni scelta o iniziativa politica la pianificazione sia un elemento propedeutico e centrale.
In questa cornice, credo sia altrettanto utile e importante sottolineare i risultati fin qui ottenuti proprio grazie all'intraprendenza mostrata dal Ministero degli Esteri nel pieno della prima ondata. Quando il virus ci aveva lasciato immobili e sospesi, anche con il prezioso supporto del sottosegretario Manlio Di Stefano e dell'ambasciatore Lorenzo Angeloni abbiamo fin da subito elaborato un piano, il Patto per l'export, che oggi sta già offrendo i primi, seppur parziali, segnali di ripresa.
Il dato tendenziale e congiunturale sulle esportazioni del mese di novembre, che l'Istat ha certificato pochi giorni fa, testimonia infatti ancora una volta le straordinarie capacità dei nostri imprenditori, evidenziando un elemento chiave, ovvero che la crescita si ottiene solo perseguendo un progetto ispirato a una visione. Vale per le imprese, chiamate quotidianamente a reinventarsi per rafforzare la loro presenza sui mercati domestici e internazionali. Vale per le Istituzioni, che devono accompagnarne e stimolarne al meglio lo sviluppo e la competitività, garantendo così al Paese benessere e occupazione.
La fotografia che ci viene consegnata è quella di un Made in Italy in ripresa: +4% rispetto al mese precedente, +1,1% rispetto a un anno fa, con esportazioni che crescono sia rispetto all'area Ue (+4,8% su base mensile, +0,3% su base annua) che verso i Paesi extra Ue (+3,2% rispetto a ottobre 2020, +2% tendenziale). Rispetto allo stesso mese del 2019, ad apprezzare di più i nostri prodotti risultano essere la Cina (+34,9%), la Svizzera (+12,8%), la Germania (+8,6%), il Regno Unito (+7,5%), gli Stati Uniti (+4,7%).
Questo risultato, lo ribadisco, va ascritto anzitutto alla resilienza e alla tenacia delle nostre imprese. Ma anche all'unità di intenti, al metodo e alla prospettiva, che abbiamo saputo ritrovare, insieme, nel Patto per l'export, disegnato attorno a un tavolo comune in poco meno di tre mesi e sottoscritto a giugno scorso dal Governo e da tutte le rappresentanze produttive.
Perfettibile e per questo oggetto di una revisione continua, il Patto ha permesso alla nostra diplomazia economica di ritrovarsi attorno ad una missione ben definita, con sei aree di intervento, e alle nostre imprese di poter far riferimento a un Polo finalmente unitario, come testimonia la convergenza operativa, oltre che strategica, di Ice, Sace, Simest, sistema camerale, Regioni.
Il lavoro di squadra nel Governo, insieme ad una sapiente regia nei confronti di Bruxelles, ha consentito, per la prima volta, di incrementare le risorse a fondo perduto gestite tramite la legge 394/81 fino a 1,2 miliardi di euro (su un totale di circa 4 miliardi), estendendone la fruibilità da parte delle imprese fino a tutto giugno 2021(il negoziato è aperto, in sede europea, per ampliare ulteriormente tali benefici).
Ci attendono ancora mesi assai complessi. La speranza che questi dati oggettivamente ci infondono non deve far abbassare la guardia. Continuità nelle politiche, impegno costante, dialogo incessante sono tre elementi indispensabili per consolidare i risultati ottenuti e utilizzarli da base per quelli futuri. Tanto nel campo dell'internazionalizzazione che in quello, assai più vasto, delle riforme e delle politiche industriali: da qualunque angolo lo si voglia vedere, l'Italia riparte solo con un progetto chiaro, attorno al quale possano convergere tutti i portatori di interesse. Siamo immersi, forse senza esserne pienamente consapevoli, in uno dei più intensi cambi di paradigma della storia - dal punto di vista economico, sociale, tecnologico - rispetto al quale il Covid-19 ha fatto solo da detonatore.
Dobbiamo ricostruire il Paese dalle fondamenta, ancorandolo fortemente alla ripresa di un progetto europeo; valorizzando il suo ruolo nel mondo, in posizione convintamente transatlantica e ribadendola sua vocazione ad essere alfiere di quella multilateralità che ispirerà tutto il nostro esercizio del G20.
Anche nel campo del commercio internazionale abbiamo una visione che intendiamo mettere al centro degli sforzi dei prossimi mesi, con l'auspicio di una condivisione dalle forze più sane del Paese e di una fattiva collaborazione in termini migliorativi e realizzativi: riportare il contributo delle esportazioni alla nostra ricchezza nazionale a valori assoluti superiori a quelli della pandemia; valorizzare tecnologie che ci consentano di ripensare e rafforzare le nostre vocazioni imprenditoriali, invece di soppiantarle; costruire una strategia di lungo periodo per attrarre e mantenere risorse finanziare e talenti, che possano moltiplicare gli effetti di quelle del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Infine, riavviare con convinzione i negoziati per attribuire centralità all'Organizzazione mondiale del commercio, ricostruendo così un terreno da gioco adeguato a mantenere e far crescere i flussi di commercio e di investimenti a livello globale.
Servono tempo, agibilità politica, coesione, chiarezza di visione e capacità attuativa: una sfida nella sfida, per l'Italia, che però vogliamo cogliere e che possiamo vincere”. (aise)