Viarago: vino trentino nella lontana argentina - di Luigi Oss Papot

TRENTO\ aise\ - “Viarago non è solo il nome di una delle frazioni della città di Pergine: è anche il nome di un vino prodotto in Argentina, frutto del lavoro e della terra di discendenti di alcune persone che, poco dopo il termine della Seconda guerra mondiale, emigrarono in Sudamerica in cerca di fortuna. Questo vino, prodotto con le uve del vitigno Malbec, definite dagli esperti “difficili” da curare, poco diffuse nel mondo (a parte in qualche regione della Francia, in California e, per l'appunto, in Argentina), ha vinto recentemente la medaglia d'oro al concorso nazionale di degustazione dei vini di San Juan, ottenendo 91 punti con “Malbec Viarago riserva 2018””. A scriverne è Luigi Oss Papot, sul quotidiano “L’Adige - Quotidiano indipendente del Trentino Alto Adige”.
“A produrlo è la famiglia Tomaselli, ed in particolare Franco Tomaselli, ingegnere agronomo, che vive a lavora nella tenuta di Villas de las Rosas, vicino a Cordoba. Franco è nipote di Alfonso (1906-1994) e Teresina Ropelato da Scurelle (1915-2009), che nel 1948 proprio da Viarago emigrarono in Argentina con i primi cinque figli (poi in terra argentina ne sono nati altri tre): il viaggio in nave per raggiungere “la fine del mondo” durò un mese fino a Buenos Aires; la famiglia risalì poi il fiume Paranà fino nella provincia del Chaco, nel nord del Paese, dove a Laguna Blanca si dedicò alla coltivazione del cotone fino al 1950. Si spostarono poi nella provincia di Còrdoba, dove sono nati altri 3 figli, e dove (a Villa de Las Rosas) dal 1954 si sistemarono definitivamente, coltivando il tabacco, fino al 1981. Da quell'anno e fino al 1995 l'attività agricola si è dapprima concentrata sulla coltivazione dell'origano, e successivamente di altre piante aromatiche (prezzemolo, rosmarino, basilico, salvia, dragoncello, timo e cartamo).
Il primogenito Bruno ha lavorato all'aeroporto di Cordoba ed è suo figlio Franco ad aver creato il vigneto e la “Bodega Viarago”, in omaggio al paese dal quale emigrò la famiglia: all'interno della “bodega” campeggia una gigantografia di una cartolina di Viarago degli anni Cinquanta e diversi cimeli del nonno, fra cui damigiane e bottiglie ancora contenenti il vino prodotto all'inizio di questa avventura. La secondogenita Maria all'età di 30 anni ha deciso di tornare a lavorare nella terra di nascita e vive a Pergine. Il terzogenito Aldo a 18 anni è pure tornato in patria, creando alcuni negozi di abbigliamento a Pergine e poi a Bolzano, dove ha lasciato questa terra in giovane età nel 1985.
I figli Luigi, Alberto, Juan Domingo e Josefina con i loro figli hanno scelto di dedicarsi all'attività agricola. La figlia Julieta vive e lavora a Cordoba, mentre Florinda nel 1989 si è sposata con Fabio Beber (Faber de Perzen, musicista della Banda Sociale di Pergine): solitamente la coppia trascorre 6 mesi all'anno proprio in Sudamerica, inseguendo sempre l'estate, ma questa volta a causa della pandemia e dell'emergenza sanitaria è bloccata proprio in Argentina da settembre 2019, con la speranza di poter ritornare in Italia a marzo.
I ricordi di famiglia narrano che Alfonso era solito invitare i suoi amici nel suo “ufficio interrato” ad assaggiare il prodotto delle sue fatiche. In questo luogo, ristrutturato, ora invecchiano i vini della “Bodega Viarago”: la produzione non è industriale, la quantità di bottiglie di vino è limitata, puntando più alla qualità anche dal punto di vista biologico. Quando nel 1990 Fabio Beber incontrò per la prima volta in Argentina il suocero, Alfonso stappò una bottiglia e gli raccomandò di far presente ai suoi compaesani “viaragheri” che anche lui in Argentina aveva la sua “càneva” con i anche i “cavici” sui quali far sgocciolare i bicchieri, tipici delle cantine trentine. La zona fra Serso e Viarago, da dove origina la famiglia Tomaselli, è nota fin dal Duecento per essere terra di vitigni: vi si produce attualmente il Blanc de Sers, vino bianco, ma recentemente è tornato in produzione anche un vino rosso.
La vendemmia produce poche bottiglie, ma di alta qualità: dell'intensa attività di secoli rimangono ora solo pochi terreni coltivati e qualche vestigia (nel 1791 la superficie coltivata dai soli abitanti di Viarago era di quasi 30 ettari per una produzione di mille ettolitri di vino in 66 cantine), e per l'appunto, dall'altra parte del mondo, l'avventura della famiglia Tomaselli”. (aise)