“CÈA VENESSIA”: L’ODISSEA VENETA IN AUSTRALIA NELLO SPETTACOLO TEATRALE DI MARCO ZOPPELLO

“CÈA VENESSIA”: L’ODISSEA VENETA IN AUSTRALIA NELLO SPETTACOLO TEATRALE DI MARCO ZOPPELLO

VENEZIA\ aise\ - Si intitola “Cèa Venessia” lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Marco Zoppello che, patrocinato dall’Associazione Veneti nel Mondo e dai Trevisani nel Mondo, racconta l’odissea dei migranti veneti e friulani in Australia nel 1882.
Lo spettacolo è prodotto da StivalaccioTeatro / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” / OperaEstate Festival.
Queste le note di regia di Zoppello: “Australia, 1882. Un gruppo di coloni provenienti dal Veneto e dal Friuli fondano il primo insediamento collettivo Italiano del continente.
Il nome con il quale la colonia viene tramandata oralmente, di padre in figlio, è Cèa Venessia (Piccolo Veneto), perché nel cuore di chi vi arrivò doveva ricordare casa. Il nome che risulta nei documenti è, invece, New Italy, una delle culle dell’emigrazione italiana nel continente Australe.
Lo spettacolo racconta di questi migranti e del loro viaggio.
Erano i Tomè, Nardi, Bellotto, Roder, Antoniolli, Piccoli e tanti altri che spinti dalla fame e dalla miseria, caddero vittime delle promesse di un nobile francese, il Marchese De Rays. Con alle spalle una pianura agricola disperata e arretrata, i Nostri si misero in viaggio. Raggiunta Barcellona con mezzi di fortuna si imbarcarono in quella che oggi chiameremmo una carretta del mare, verso la Nuova Francia pronta ad accoglierli a latte e miele. Inutile dirlo: non trovarono né il latte, né tantomeno il miele.
Il punto di vista è quello di Giacomo Piccoli, un giovanotto di Orsago partito col cuore gonfio di speranze e la cieca passione di chi ha conosciuto solo la misera e che “no e poi no, è sicuro, la vita può essere meglio di così!”.
4 milioni e 439 mila sono i Veneti che hanno lasciato le loro case in cerca di fortuna tra il 1876 e il 1978. America, Brasile, Argentina, Canada e Australia, le rotte più percorse. Ho visitato New Italy, questa piccola colonia Australiana, alcuni anni fa. Ho parlato con uomini e donne immigrati molti anni addietro e questa storia si è depositata da qualche parte, come una bronsa cuerta, pronta a riaccendersi. Ci ha pensato Stefano Rota a soffiare via la cenere. Ci interessavano le cause, il contesto storico e questa incredibile odissea nostrana verso un nuovo continente.
Ne è nato un racconto popolare, comico e drammatico insieme. Una sorta di filò agrodolce che attinge liberamente dagli idiomi dell’intera regione, dal friulano, dal francese, dall’invenzione e dagli illustri poeti che hanno cantato il territorio”.
Tutte le informazioni sullo spettacolo sono disponibili qui. (aise) 

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