“DANTE E L’ITALIANITÀ ADRIATICA”: L’ELOGIO AL SOMMO POETA DI CODARIN (ANVGD)

“DANTE E L’ITALIANITÀ ADRIATICA”: L’ELOGIO AL SOMMO POETA DI CODARIN (ANVGD)

TRIESTE\ aise\ - Il 25 marzo, giorno in cui Dante fissava l’inizio del suo viaggio ultraterreno narrato nella “Divina Commedia”, è stato istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo come “Dantedì” per celebrare uno dei padri della lingua italiana. A tal proposito ha scritto anche Renzo Codarin, Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha detto di voler ricordare “quando, in un’epoca in cui era ancora prematuro parlare di Stato e di nazione, Dante aveva le idee ben chiare su quale fosse il confine orientale d’Italia. Un’Italia concepita come una regione in cui si parlava una medesima lingua, vagliata nei suoi dialetti nel “De vulgari eloquentia”, in cui si fa menzione anche dell’istriano”.
“Un’Italia - spiega ancora Codarin - concepita nella Divina Commedia “com’a Pola presso del Carnaro, ch’Italia chiude e suoi termini bagna”, con riferimento alla poi demolita necropoli di Pola, un luogo all’epoca già poco noto, tanto da ipotizzare un soggiorno istriano dell’illustre poeta che avrebbe visto in prima persona questa antica città dei morti”.
“Fu così - espone la sua opinione il presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia - che in periodo risorgimentale, in cui la lingua italiana rappresentava una componente fondamentale per un’identità ancora da perfezionare, Dante diventò icona nazionale e nelle terre ancora irredente al termine delle Guerre d’indipendenza statue e busti, riferimenti toponomastici ed iniziative culturali in onore del “ghibellin fuggiasco” si sarebbero riscontrati a Trento, Pola, Trieste, Zara e Fiume. Questa passione dantesca avrebbe raggiunto l’apice nel viaggio patriottico compiuto a Ravenna nel 1908 da centinaia di irredentisti giuliani, fiumani e dalmati per recare omaggio alla tomba di Dante, cui fecero omaggio di un’ampolla votiva forgiata dallo scultore Giovanni Mayer ed impreziosita dagli stemmi delle città irredente. Senza dimenticare che la Società Dante Alighieri, sorta nel 1889, svolse un ruolo importantissimo nel sostenere la salvaguardia e la promozione della lingua e della cultura italiana nelle province ancora sotto dominazione asburgica”.
“Dopo la Seconda guerra mondiale - evidenzia Codarin -, invece, i 350.000 esuli adriatici si sarebbero identificati nei versi in cui il poeta fiorentino incontrando nel Paradiso l’avo Cacciaguida prevedeva e descriveva il proprio esilio: “Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente; […] Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salire per l’altrui scale”.
“Possa, quindi, questo primo Dantedì - conclude il presidente Codarin - servire anche a ricordare che al di fuori degli odierni confini italiani c’è l’italianità autoctona dell’Adriatico orientale da salvaguardare oggi e da ricordare nella sua plurisecolare presenza in loco”. (aise) 

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