L’ASSOCIAZIONE PARTIGIANI OSOPPO RICORDA L’ESEMPIO ED IL SACRIFICIO DI CECILIA DEGANUTTI

L’ASSOCIAZIONE PARTIGIANI OSOPPO RICORDA L’ESEMPIO ED IL SACRIFICIO DI CECILIA DEGANUTTI

TRIESTE\ aise\ - Nei giorni scorsi l’Associazione Partigiani Osoppo ha ricordato il 75° anniversario della morte di Cecilia Deganutti, insignita alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Militare e della Medaglia d’Oro della Croce Rossa, dopo la sua scomparsa avvenuta a Trieste, nel lager nazista della Risiera di San Sabba.
“Nata a Udine il 26 ottobre 1914 Cecilia si diploma all’Istituto Magistrale Arcivescovile ed intraprende l’insegnamento in diverse scuole elementari della provincia. È profondamente religiosa, ama le arti e la filosofia. La guerra determina la sua consapevole scelta di abbandonare le aule e diventare infermiera volontaria della Croce Rossa”, ricorda l’Associazione.
“Il dramma dell’8 settembre 1943 la coglie alla stazione ferroviaria di Udine. La sua instancabile generosità è rivolta ai militari italiani rinchiusi nei carri bestiame diretti in Germania e a coloro che tentano la fuga. Con lei ci sono anche Tina Picotti “Elena” e Lucilla Muratti “Giustina”. Nasce il leale rapporto di reciproca amicizia, stima e fiducia, che determinerà la loro adesione alla Osoppo. Cecilia – spiega la Osoppo – si prodiga a beneficio dell’ampia rete clandestina di soccorso ai partigiani feriti ed assistenza a tante famiglie bisognose che, grazie all’opera di Don Giorgio Vale e Don Albino Perosa, ha nel Tempio Ossario la sua centrale di riferimento. Ai primi di giugno del 1944 la giovane entra a far parte della X° Brigata “Miglioranza”, operativa nell’area attorno ad Udine. “Rita” (o “Giovanna”) diventa preziosa informatrice ed affidabile collaboratrice delle missioni segrete italiane paracadutate in Friuli. Presta in particolare assistenza alla “Bartolo-Marco” (giugno ’44) ed alla “Patriot” (settembre ’44). Di quest’ultima è responsabile il tenente Vinicio Lago “Fabio”. Il vile tradimento del suo radioperatore causa la scoperta della missione e dei suoi collaboratori, inclusa “Rita”. Pur sapendo di essere stata identificata e nonostante venga preavvertita da Don Vale, Cecilia si rifiuta di tentare la fuga, non volendo mettere in pericolo i propri cari. Viene prelevata dalla Polizia tedesca dalla sua casa udinese la sera del 6 gennaio 1945, più volte interrogata e alcuni giorni dopo condotta alle carceri triestine del Coroneo. Gli snervanti interrogatori delle SS, le ripetute e crudeli torture non riescono a spezzare la sua tenace volontà di non tradire la Resistenza. Il 4 aprile viene condotta alla Risiera, scomparendo per sempre”.
Lo scorso 19 gennaio, nel corso di una toccante e partecipata cerimonia, davanti all’ingresso della sua abitazione è stata posta la pietra d’inciampo a lei dedicata: “un ulteriore, doveroso e prezioso segno della memoria del suo nobile esempio di giovane donna cristiana sacrificatasi per la Libertà”, sottolinea l’associazione. “Ricordare le virtù ed il luminoso martirio di “Rita” significa rendere omaggio, come richiama con la sua autorevolezza la Professoressa Paola Del Din Medaglia d’Oro al Valor Militare, alle tante donne che scelsero di aderire alla Resistenza tra le fila della Osoppo, a Udine e in tante parti del Friuli. Molte di loro giovanissime, come l’intrepida diciassettenne Licia Pagnutti”.
L’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli indirizza quindi “un pensiero e profonda gratitudine a tutte coloro che contribuirono alla grande stagione della Osoppo-Friuli, nei modi più diversi. Alle ragazze che confezionarono e ricamarono i fazzoletti verdi, che ricavarono capi di biancheria dalla seta dei paracadute alleati. A chi curò le ferite. A quante furono coraggiose staffette, corrieri, informatrici, combattenti in armi. A chi perse la vita, in nome della scelta fatta”. (aise) 

Newsletter
Archivi