L’EDITORIALE DEL MESE DI FEBBRAIO DI “BELLUNESI NEL MONDO”

L’EDITORIALE DEL MESE DI FEBBRAIO DI “BELLUNESI NEL MONDO”

BELLUNO\ aise\ - “31 dicembre 2019: “Il Presidente della Repubblica stasera in tv? Non lo guardo, la solita retorica dei politici!”. Non mi meraviglia questa supponenza del mio interlocutore, ma voglio capirne il motivo. Ascolto Mattarella, scarico il suo messaggio integrale dall’Ansa, lo leggo con attenzione e capisco perché altri la pensano come il mio scettico amico. Forse l’accenno agli italiani nel mondo è stato scarso, ma per il resto il messaggio va condiviso in pieno”. Inizia così l’editoriale che Dino Bridda firma per il numero di febbraio della rivista “Bellunesi nel mondo”, mensile che dirige a Belluno. ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“È stato deluso chi si aspettava una vana retorica della speranza o, peggio, una non credibile copertura delle magagne del Bel Paese con parole buoniste e mielose contro i veleni dilaganti su e giù per lo Stivale.
Mattarella non ha negato la gravità della situazione: “Abbiamo problemi da non sottovalutare. Il lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo. […] In particolar modo è necessario ridurre il divario che sta ulteriormente crescendo tra Nord e Sud d’Italia. A subirne le conseguenze non sono solo le comunità meridionali ma l’intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo”.
Poi ci ha chiamati a dare fiducia ai giovani affidando a loro responsabilità, a dare sostegno alle famiglie per creare una società più armoniosa, a fare della cultura lo strumento per uno sviluppo produttore di lavoro, e via dicendo. Quando poi il Presidente ci ha invitato a guardare l’Italia come la guardano dall’estero, a rispondere con coraggio alla domanda di Italia che si percepisce nel mondo, allora ho capito che a qualcuno ciò non vada a genio: “La democrazia si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza. È importante anche sviluppare, sempre di più, una cultura della responsabilità che riguarda tutti: dalle formazioni politiche, ai singoli cittadini, alle imprese, alle formazioni intermedie, alle associazioni raccolte intorno a interessi e a valori. La cultura della responsabilità costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi su cui si fonda la Repubblica. Questo comune sentire della società - quando si esprime - si riflette sulle istituzioni per infondervi costantemente un autentico spirito repubblicano”.
Ecco il punto: la responsabilità individuale, ovvero cercare di aumentare in tutti noi quel tasso di civismo che manca in molti e che è, invece, la più alta espressione del vivere civile. Discorso scomodo, perché inchioda ciascuno davanti ai suoi doveri primari, verso se stesso e gli altri.
Poi: basta aggressioni verbali e fisiche, più rispetto: “Senso civico e senso della misura devono appartenere anche a chi frequenta il mondo dei social, occasione per ampliare le conoscenze, poter dialogare con tanti per esprimere le proprie idee e ascoltare, con attenzione e rispetto, quelle degli altri. Alle volte si trasforma invece in strumento per denigrare, anche deformando i fatti. Sovente ricorrendo a profili fittizi di soggetti inesistenti per alterare lo scambio di opinioni, per ingenerare allarmi, per trarre vantaggio dalla diffusione di notizie false”.
Parole sagge, perché lo sfascismo è ad ogni angolo di strada. Mattarella ha fatto il suo dovere di Capo dello Stato, come un bravo genitore od un bravo insegnante che sanno iniettare fiducia. La fiducia in se stessi, prima di tutto. Oggi essa è virtù latente, ma finché non la si lascia esprimere e crescere, come si può sperare di cambiare le cose in questo Paese sfiduciato? E a capirlo, in prima istanza, dovrebbe essere la politica…”. (aise) 

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