BENAZZI (CCIM): IL MAROCCO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

BENAZZI (CCIM): IL MAROCCO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

CASABLANCA\ aise\ - Anche il “Leone d’Africa” si è trovato a dover ruggire per rispondere all’emergenza sanitaria internazionale del Corona Virus. Paese in forte sviluppo economico, con una grande presenza turistica internazionale, il Marocco sta dimostrando grande serietà nell’affrontare l’epidemia in modo del tutto inaspettato, svelando così il suo volto migliore: quello della solidarietà nei confronti del nostro Paese. Ne parla il Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana in Marocco, Alessandro Benazzi, che fornisce un'istantanea della situazione attuale nel Regno con particolare riferimento alla realtà della capitale economica, Casablanca.
“L’emergenza Covid-19 viene percepita in maniera molto seria in Marocco”, sostiene Benazzi, sottolineando in particolare la rapidità delle chiusure decise nel Paese. “La chiusura del Marocco ai collegamenti aerei e agli spostamenti interni è stata pressochè drastica ma efficace nel contenere i contagi”.
Ad oggi, aggiunge, “i dati confermati sono 1.113 con 71 decessi e 46 persone ospedalizzate: dati contenuti, rispetto alle percentuali nel resto del mondo, per un Paese dove la scarsa disponibilità di terapie intensive potrebbe far contare un numero di decessi impressionante”. Per Benazzi “la prontezza del Governo e la reazione della gente sono state sorprendenti: da un giorno all’altro la città di Casablanca, centro nevralgico dell’economia del Paese, si è ritrovata vuota: le poche persone in strada indossavano mascherina e guanti protettivi; mai avrei pensato che la popolazione si adeguasse all’emergenza con questa rapidità e disciplina”.
Benazzi si riferisce in particolare alla situazione a Casablanca che, ammette, “non è rappresentativa del Paese Marocco con un'estensione di circa 446.550 km2 ed una popolazione di oltre 36 milioni di abitanti”.
Nella città “i quartieri-bene come Gauthier, Anfa o Racine si sono adeguati fin da subito alla gestione dell’emergenza, tuttavia, a pochi chilometri da chi segue scrupolosamente le regole, la situazione potrebbe essere completamente fuori controllo: non escludo che nelle zone periferiche o nei piccoli villaggi, dove il contesto è misto, ci si ritrovi a vivere situazioni del tutto differenti. Da non sottovalutare inoltre, che in Marocco esiste ancora un altissimo tasso di analfabetismo che non riguarda soltanto le aree rurali. La dimensione del Paese è talmente vasta e variegata che avere un quadro preciso risulta pressoché impossibile: di certo anche in città attualmente si fatica a trovare mascherine, alcool (qui venduto esclusivamente in farmacia) ed altri presidi indispensabili per gestire l'emergenza”.
I rischi che corre il Paese nel fronteggiare l’emergenza sono “grandi, ma voglio essere positivo perché è un Paese che merita tanto. Ad oggi – precisa il segretario della CCIM – non sussiste il pericolo di approvvigionamento nonostante anche qui lo scenario che si è presentato nei vari supermercati è quello fatto da scaffali vuoti e beni di prima necessità saccheggiati, soprattutto nei primi giorni dell'emergenza”.
I collegamenti marittimi, aggiunge, “non hanno subito alcun arresto e le merci provenienti dall'Italia continuano a transitare in maniera fluida e senza interruzioni”.
Quanto ai connazionali, “dopo la decisione di Rabat di chiudere le frontiere, molti turisti italiani sono rimasti bloccati con grandi difficoltà logistiche ed economiche: grazie all’intervento congiunto tra l’Ambasciata d'Italia a Rabat, il Consolato Generale d'Italia a Casablanca - insieme alla rete consolare onoraria delle maggiori città turistiche quali Agadir, Marrakech, Fes, Tangeri - e l'Unità di crisi della Farnesina, circa 850 connazionali hanno fatto rientro in Italia con 5 voli commerciali speciali”, informa Benazzi. “Questo a dimostrazione del grande impegno delle istituzioni italiane presenti nel Paese che, fin da subito, si sono attivate fornendo numeri di emergenza dedicati per assistere quanti avessero necessità di rientrare in Italia”.
“Altro discorso – precisa – va fatto per gli italiani che risiedono stabilmente in Marocco e che hanno scelto di vivere l’emergenza nel continente africano nonostante vivano confinati con il timore latente che le strutture sanitarie non riuscirebbero a far fronte all’emergenza: sono 6.500 gli italiani iscritti all'anagrafe consolare, di cui solo una minoranza vive tra Italia e Marocco. Non vi è dubbio che l'emergenza sarebbe massima se raggiungesse i livelli che stiamo registrando in Italia, Spagna e Stati Uniti, quindi lo stato di allerta è giustamente elevato: in molti, se non tutti quelli che abbiamo scelto di rimanere qui, seguiamo scrupolosamente le indicazioni fornite in modo chiaro e tassativo dal Governo, restrizioni che rimarranno al momento valide fino al 20 aprile 2020”.
Dal punto di vista sociale, Benazzi si dice “molto colpito dall’affetto incondizionato con cui i cittadini marocchini delle varie città del Paese – da Kenitra a Fès, Marrakech, Rabat - hanno aperto le loro case agli italiani rimasti bloccati a causa dell’improvvisa interruzione dei voli. Tantissimi i messaggi di solidarietà circolati sui social che fanno capire quanto i marocchini siano legati all’Italia e, soprattutto, quanto siano riconoscenti dell’ospitalità ricevuta dal Belpaese dove, lo ricordiamo, la comunità marocchina è la seconda comunità straniera, dopo quella rumena, con oltre mezzo milione di cittadini. Nonostante l’elevato rischio rappresentato nell’immaginario collettivo dal nostro Paese, mi sorprende piacevolmente il fatto che, nell'emergenza, non ci sia stata chiusura ma anzi, apertura totale”.
Sul fronte economico-commerciale, il segretario generale della Camera di Commercio spiega che “le imprese locali che hanno cessato la produzione beneficeranno del Fondo Mohamed VI messo a disposizione dal Re a sostegno delle imprese: si tratta di un conto fiduciario intitolato "Fondo speciale per la gestione della pandemia di Covid-19" che, oltre ad una somma derivante dal bilancio statale generale, beneficerà anche del contributo di numerosi organi e istituzioni: il Fondo Hassan II contribuirà, ad esempio, fino a 1 miliardo di dirham (950 milioni di euro). Tutto ciò – sottolinea Benazzi – rappresenta un segnale importante e di grande sostegno per le imprese. Tuttavia siamo ancora in attesa della stesura definitiva del programma per poter orientare le PMI, nostre associate, aiutandole ad individuare strumenti per superare questa sfida mondiale. Inoltre, attraverso la rete camerale, stiamo cooperando con gli Uffici del Commissario Straordinario per l’emergenza in Italia, Domenico Arcuri, per reperire materiale sanitario di cui, in questo momento, c’é grande bisogno”.
Il tenore di vita degli italiani presenti in Marocco, sostiene Benazzi, “è medio – alto, ma c’è da fare una considerazione: gli italiani che arrivano qui con posizioni manageriali usufruiscono di benefit significativi e agevolazioni importanti. Un discorso diverso va fatto per chi invece prova a “reinventarsi” avviando un’attività imprenditoriale nuova o delocalizzando la propria, motivato dal clima e soprattutto dalle innumerevoli agevolazioni e sgravi fiscali che mirano ad attrarre investitori esteri. Il risultato è particolarmente soddisfacente ma non sempre è scontato: molti di quelli che si gettano nell’avventura imprenditoriale da soli trovano, infatti, grandi difficoltà a comprendere il tessuto socio-economico del paese: il "fai da te" di certo apre molti rischi reali che da Segretario di una Camera di Commercio, mi sento assolutamente di scoraggiare”.
Il lavoro della CCI “prosegue da remoto, adeguandoci alle indicazioni ricevute dal governo: gli uffici al momento rimarranno chiusi ma la nostra operatività continua con iniziative in streaming, servizi calibrati alle nuove esigenze delle imprese e programmazione per quando tutto questo sarà finito”, spiega Benazzi, che conclude: “di certo voglio lanciare un messaggio positivo: ne usciremo. Non so ancora come, ma di certo avremmo aggiunto alla nostra piccola grande storia un’importante esperienza di solidarietà e senso civico della quale forse non pensavamo piú di essere capaci”. (aise) 

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