L’Italia del business a Singapore: i 30 anni della Camera di Commercio Italiana

ROMA\ aise\ - Taglia il traguardo dei 30 anni la Camera di Commercio Italiana a Singapore, ora presieduta da Alberto Maria Martinelli affiancato dal Segretario generale Giacomo Marabiso.
Città-Stato di 5,69 milioni di abitanti, Singapore – leggiamo su InfoMercati Esteri - rappresenta il sistema economico più avanzato tra i Paesi del Sud-Est asiatico, con un reddito pro-capite tra i più alti al mondo (pari a 80.778 SGD nel 2019), una popolazione istruita e il tasso di innovazione più alto in Asia e l’ottavo al mondo (secondo la classifica 2020 del Global Innovation Index OCSE).
Un mercato che offre moltissime opportunità di business per le aziende italiane grazie al suo “duplice ruolo”, come spiega all’Aise il presidente Martinelli: “da un lato, Singapore è un formidabile mercato domestico, dall’altro il Paese ricopre un ruolo naturale di hub finanziario, logistico e legale per tutto il Sud Est Asiatico e l’Asia in generale” per un totale di 650 milioni di abitanti.
Agli imprenditori italiani, la Camera offre “l’esperienza del suo management” perché, sì, le opportunità sono molte, ma bisogna essere in grado di sfruttarle. “Chi si affaccia all’Asia e a Singapore ha bisogno di un approccio strutturale di 2 o 3 anni per ambientarsi al mercato e ai consumatori”, dice Martinelli, e, ovviamente, “disporre di opportune risorse finanziarie, perché l’Asia non è più una piazza a buon mercato”, al contrario è “complessa e costosa”, con un “pricing competitivo” perché il consumatore asiatico “è price sensitive”, esigente, e adora l’e-commerce che già in era pre-covid “cresceva a doppia cifra”.
Insomma, aggiunge Marabiso, “l’approccio pionieristico di qualche anno fa non funziona più”.
E non solo a Singapore, ma anche nei mercati limitrofi come Indonesia, Thailandia, Vietnam e Filippine.
A Singapore, spiega ancora Martinelli, “il mercato è maturo, piccolo ma ricco; si stima che nel Paese risiedano 30 famiglie miliardarie e 110 plurimilionarie”. Qui, le opportunità per le imprese italiane “sono soprattutto nei settori della farmacia e della chimica, dell’health care ma anche nell’aerospazio; qualsiasi attività ricerca e sviluppo è ben accetta, gode di incentivi e può contare su accordi con le università locali”.
Di grande interesse anche l’Indonesia, con i suoi 275 milioni di abitanti: “secondo uno studio recente”, annota Martinelli, “in 10 anni la classe media del Paese è raddoppiata”. Qui le opportunità sono “nel food&beverage, nei cosmetici”, cioè i beni di largo consumo, “ma anche nell’agritech, nelle tecnologie di digital marketing” perché “non dimentichiamo che l’Indonesia è patria di numerosi unicorn e start up”, ma anche “nelle infrastrutture, visto che è il Paese è enorme, nell’energia – sia idro che rinnovabili – e nel packaging, perché l’e-commerce spopola e porta con sé numerose questioni che attengono al problema dei rifiuti”.
Ancora diverso il mercato della Thailandia, “maturo per demografia e un unicum per il settore manifatturiero”, dice Martinelli; dove “molto importanti sono l’automotive e l’hardware IT ma anche il settore agricolo, visto che il Paese è il primo esportatore di riso al mondo”. Senza dimenticare il turismo: prima del covid la Thailandia ospitava 38-40 milioni di turisti l’anno.
Quanto al Vietnam, è stato “il Paese che più ha beneficiato dalle tensioni commerciali tra Cina e Usa”. Anche qui, “le opportunità oltre che nei beni di largo consumo, sono nell’agritech e nell’energia, nell’industria pesante e nel packaging”.
Infine, le Filippine, un mercato “misconosciuto dall’imprenditoria italiana, ma molto importante con i suoi 110 milioni abitanti - anche se in molti lavorano altrove – e un potere d’acquisto in crescita”. Le opportunità nel Paese “sono nei beni di largo consumo e nell’agritech, nel real estate e nel business processes sourcing, a cominciare dai call center spostati dall’India, e nel marketing”.
Per tutti questi mercati “la nostra Camera di Commercio, il suo direttivo e lo staff, anche grazie al networking con le Ccie dei Paesi che ci circondano sono a disposizione degli imprenditori italiani”, ribadisce il presidente Martinelli.
Anche perché le difficoltà non mancano: “la dimensione del business può essere una barriera all’ingresso” in questo mercato, soprattutto per le Pmi che sì, “trovano riscontro” ma quando si parla di “grandi costruzioni gli investimenti infrastrutturali sono enormi”. Ecco perchè “ci vuole un piano strategico di sviluppo articolato su più anni e – ribadisce il presidente Martinelli - investimenti importanti.
Le Pmi, aggiunge Marabiso, “non hanno la capacità finanziaria per strutturarsi”, per questo è utile avere “un distributore sul territorio”; non si tratta solo di trovare “un partner locale a cui mandare la propria merce”, ma un partner “da supportare anche finanziariamente e con cui fare insieme attività di marketing, per avere un commitment più forte”.
Alla vigilia dei suoi 30 anni, la Camera conta oggi circa 200 soci: “è una comunità di business cresciuta e cambiata negli anni”, spiega il presidente: “prima la Cci rappresentava solo le aziende italiane, oggi abbiamo tra i nostri soci numerose aziende locali che hanno interessi in Italia e molti operatori italiani che lavorano per multinazionali all’estero”.
I soci non italiani, aggiunge Marabiso, “sono tra il 20/30% del totale”, tra loro ci sono anche “distributori di prodotti italiani”.
Anche perchè, riprende Martinelli, “l’ambizione della Camera non è solo quella di portare aziende italiane a Singapore, ma anche di aiutare i soci asiatici ad andare in Italia e investire sul mercato europeo”.
La ICCS è membro della Eurocham Singapore, la camera di commercio europea presieduta per altro da Federico Donato, precedentemente presidente della Camera di Commercio Italiana a Singapore ed attuale vice presidente di Assocamerestero, e ha stretto accordi di collaborazione con enti locali, con la Singapore Businnes Federation per “creare osmosi tra la comunità imprenditoriale italiana e il resto dell’ecosistema che ci circonda”, dice Martinelli, ma anche con il Singapore Economic Development Board, l’agenzia che attrae investimenti esteri a Singapore.
La ICCS “rappresenta solo l’anima del business” italiano, ma ovviamente collabora con gli altri attori del Sistema Italia, a cominciare dall’Ambasciata.
“La nostra squadra è formata da persone sia italiane che singaporiane”, spiega Marabiso, che hanno tutta l’esperienza necessaria per supportare – anche a livello linguistico – gli imprenditori italiani che volessero approcciare i mercati dei Paesi del sud est asiatico: “il team ha basi solide; io sono a Singapore dal 2009, il vice segretario dal 2015, l’amministrazione da tempi immemorabili; il coordinamento con le istituzioni e la nostra esperienza sono la forza della Camera sul territorio”. (manuela cipollone\aise)