Comites e progetti speciali/De Vita (Dgit): essere protagonisti sui territori

ROMA\ aise\ - Iniziative per essere protagonisti sui territori: questa è la base dei “progetti speciali dei Comites”, ideati per realizzare attività che possano fare in modo di avvicinare e unire le comunità italiane all’estero. Di questo si è parlato ieri sera durante il secondo appuntamento con il “corso per la partecipazione giovanile emigrata” promosso dalla Commissione Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove del Consiglio Generale degli italiani all’Estero, nato sulla scia del Seminario di Palermo. L’incontro, introdotto dalla Presidente della Commissione Maria Chiara Prodi, e coordinato dalla vicepresidente, Silvia Alciati, ha visto come ospite Giovanni Maria De Vita, Capo Ufficio I della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie della Farnesina.
Nel suo intervento, De Vita ha voluto, come prima cosa, complimentarsi per questa iniziativa che “tiene viva la partecipazione negli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero”. E proprio riguardo a questi ultimi, il Consigliere ha incentrato la prima parte del suo discorso, spiegandone l’importanza anche in virtù dei cambiamenti che la comunità italiana all’estero intera sta attraversando. Una comunità che dal 2015, anno delle ultime elezioni dei Comites, fino alla fine del 2021, quando ci saranno le nuove elezioni, è passata dai circa 3,5 milioni ai quasi 5,5 milioni di iscritti all’AIRE. E inoltre, oltre al livello numerico, sono cambiate anche le persone che si mettono in viaggio. E queste sono necessariamente “realtà di cui bisogna tener conto”, perché si tratta di connazionali “che hanno bisogno di assistenza, che hanno bisogno di esser guidati e di avere un punto di riferimento per regolare la nuova vita che vanno ad intraprendere”.
Andando nello specifico dei Comites, il consigliere ha spiegato come in queste 6 anni abbiano avuto “un ruolo eccezionale per guidare e assistere i connazionali, oltre che per organizzare altre attività di interesse per la comunità: vuoi per sottolineare l’importanza storica delle comunità nei paesi di residenza, vuoi per valorizzare le componenti della nostra migrazione e vuoi anche per sostenere il processo di creazione di reti, ossia le nuove forme di associazionismo diverse dal passato, hanno avuto sempre un ruolo essenziale”. Ma la questione centrale dell’appuntamento odierno era rispondere alla seguente domanda: “come fanno i Comites a realizzare queste iniziative?”.
“Lo fanno - ha spiegato De Vita - proprio attraverso i progetti speciali, grazie ai quali ottengono finanziamenti specifici che si differenziano da quelli ordinari (destinati per le spese logistiche)”.
“In quasi tutti i Comites del mondo - ha sottolineato -, sono stati creati degli “sportelli di informazione ai connazionali”. Sportelli che sono fioriti un po’ dappertutto, Montreal, America-Latina, Australia”. E oltre a questi, ci sono gli studi specifici sull’emigrazione italiana: come “L’Italia del Pére Lachaise”, una guida sugli illustri italiani di Francia o francesi d’Italia sepolti nel cimitero di Parigi; o come “Una storia importante”, un progetto speciale del Comites di Bruxelles realizzato a fumetto riguardo l’emigrazione italiana in Belgio; ma anche altre iniziative, come quella realizzata dal Comites di San Francisco, mirato a intendere il ruolo delle donne nella storia della migrazione nostrana; un’altra iniziativa citata da De Vita è stato lo studio del Comites di San Gallo sulle donne italiane che hanno lavorato alla fabbrica di cioccolato, altro “episodio importante che rivela queste storie di donne che attraverso il lavoro hanno realizzato quell’emancipazione negata dal paese da dov’erano partite”; e ancora l’iniziativa del Comites di Dortmund “sulle donne che hanno vissuto esperienze particolarmente complicate durante il periodo dell’attuale pandemia” (dal titolo “Un urlo ci salverà”); e l’iniziati del Comites di Brisbane, che ha promosso uno studio per spezzare l’isolamento delle donne durante il lockdown.
Insomma, tutta una serie di iniziative che i Comites hanno realizzato grazie proprio al finanziamento speciale.
Un altro fenomeno evidenziato dal Consigliere della Farnesina, è quello dei canali informativi, della Radio, per esempio, e “non solo perché dà notizie sull’Italia, ma perché è un fattore di aggregazione intorno alla lingua”.
Più avanti, De Vita è voluto entrare nello specifico dei finanziamenti rispondendo alla seguente domanda: “come si chiedono i finanziamenti integrativi?”.
“È importante che il Comites abbia presentato entro il 15 febbraio il bilancio consuntivo dell’esercizio precedente - ha affermato De Vita -. In quel bilancio, il Comites racconta come sono stati utilizzati i finanziamenti ricevuti dalla Farnesina nell’anno precedente. Poi lo invia al Consolato che lo gira alla Farnesina e nello specifico all’Ufficio I che dirigo, e noi cerchiamo di venire incontro alla richiesta. È ovvio, però, che la decisione sull’ammontare dipende anche dal complesso dei fondi disponibili”. La Farnesina, da questo punto di vista, “cerca sempre di indicare delle aree prioritarie, che negli ultimi anni sono state quelle della valorizzazione del ruolo storico delle comunità, delle creazioni di canali di comunicazioni e anche, questa solo da un paio d’anni, del sostegno e della promozione al Turismo delle Radici”.
“Dal 2015 al 2020 - ha spiegato ancora - c’è stato un fiorire di progetti speciali, e nell’ultimo anno sono stati 87. La grande maggioranza è stato riguardo l’emergenza covid, inevitabilmente. I Comites, però, da soli non possono erogare sussidi diretti a italiani all’estero in difficoltà, ma possono segnalare, all’ufficio consolare o all’ambasciata, i casi di connazionali che meritano un’attenzione particolare e un sostegno. Nel 2020, oltre all’emergenza sanitaria, diversi progetti sono stati finanziati riguardo la Brexit, con connazionali che necessitavano di informazioni per regolarizzare la loro presenza”.
Chiaramente, esistono anche progetti che non vengono accolti, e questo è dovuto al fatto che il progetto rifiutato “non è ritenuto prioritario sulla base delle indicazioni che noi diamo e che condividiamo anche con il CGIE. O a volte viene rifiutato perché non sono attività tipiche del Comites, come quella del sostegno del business degli imprenditori italiani nel mondo o come le cene”, che non rientrano nei piani. “E infine, a volte, ci sono progetti non sufficientemente documentati. È importante infatti - ha sottolineato ancora il consigliere - che la domanda e la descrizione del progetto siano quanto più possibile accurate per far sì che il finanziamento venga accettato”.
In tutto questo, però, c’è anche una novità importante che De Vita ha voluto specificare in conclusione: “data la mutata esigenza della collettività - ha detto -, siamo riusciti a trovare un meccanismo legislativo che consente ai Comites di finanziare attività culturali, cosa che prima non era concessa. È ovvio, però, che queste devono essere comunque attività finalizzate al fine ultimo dei progetti speciali: ossia all’aggregazione, all’inserimento e al miglioramento delle condizioni della comunità italiana all’estero”. (l.m.\aise)