Il Comites di San Marino: le raccomandazioni dell’ECRI identiche alle nostre

SAN MARINO\ aise\ - “Ancora una volta le raccomandazioni dell’ECRI sono identiche a quelle che il COMITES aveva fatto a suo tempo alla politica sammarinese”. È quanto afferma in una nota il Consiglio elettivo dello stesso Comites di San Marino, spiegando che “nella relazione dell’ECRI”, cioè la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza, “ci sono tutte le osservazioni del Comites ad una altra mancata occasione per una legge completa e al passo con i tempi. La tempistica di 10 anni è stata bocciata clamorosamente, approvando invece quella di 5 anni proposta da noi, che risulta in linea con la Comunità Europea. Inoltre osservata la mancanza di partecipazione, il famoso elettorato passivo, cosa che noi abbiamo sottolineato per l’importanza nell’inclusione democratica. Per questo ci si era anche resi disponibili ad una rappresentanza minima di un rappresentante o due rappresentanti stranieri. Ma come sempre siamo rimasti inascoltati ed oggi l’ECRI ci da ulteriormente ragione”.
“Se si vuole avere accesso alla Comunità Europea”, osserva il Comites, “per accedere anche agli aiuti che questa attribuisce ai paesi membri, si deve fare uno sforzo in evoluzione democratica, partendo dalla Legge sulla Cittadinanza, a stretto giro, per risolvere e migliorare un’altra brutta legge che discrimina i cittadini stranieri residenti in Repubblica che vogliono integrarsi chiedendo la cittadinanza maturata”.
A tale proposito il Comites ricorda che “si è già migliorata la naturalizzazione almeno su tre punti essenziali”, ovvero: “da concessione straordinaria si è resa legge ordinaria permettendo cosi agli aventi diritto di andare a richiederla all’Ufficio di Stati Civile alla maturazione degli anni di residenza effettiva, con consegna per cerimonia due volte l’anno; diminuzione delle tempistiche che da 30 anni si sono portate a 20, e da 15 a 10 anni per matrimonio; aumento dei tempi per poter scegliere se mantenere o meno la cittadinanza di origine (5 anni per rinunciare)”.
“Purtroppo però la legge prevede ancora la discriminante, che tutti sentono come una violenza, che è la rinuncia alla cittadinanza di origine”, evidenzia il Comites, sottolineando che “la cittadinanza di origine è una caratteristica dell’uomo, come il colore degli occhi o dei capelli”.
“Attendiamo a breve che finalmente venga sistemata questa legge”, conclude la nota del Comites, “e vengano prese in considerazione anche le altre nostre osservazioni alle leggi che limitano l’integrazione nella piccola e stupenda Repubblica”. (aise)