LA VOCE DEI CONSIGLIERI E DEI PARLAMENTARI ALLA PLENARIA DEL CGIE

LA VOCE DEI CONSIGLIERI E DEI PARLAMENTARI ALLA PLENARIA DEL CGIE

ROMA\ aise\ - Un lungo dibattito ha chiuso la prima sessione della assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero, che proseguirà fino a venerdì alla Farnesina. Dopo la relazione di governo affidata al Direttore generale Luigi Maria Vignali, seguita da quella del segretario generale Michele Schiavone e dagli interventi dei presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Grande e Petrocelli, sono dunque intervenuti alcuni dei tanti parlamentari presenti e molti consiglieri.
Primo a prendere la parola, Nello Gargiulo (Cile) ha invitato alcuni degli eletti all’estero in Sud America ad essere “più presenti” per dare più valore al lavoro di raccordo che fa il Cgie e anche per essere “più credibili”.
La drammatica situazione in Venezuela è stata, purtroppo, di nuovo al centro dell’intervento di Nello Collevecchio che ha sì ringraziato i colleghi e la Dgiepm per quanto fatto finora, ma anche confermato che per i venezuelani è ancora tempo di “sofferenze quotidiane senza fine. Ma il male lo sente chi ce l’ha. Gli italiani in Venezuela non chiedono milioni di euro, ma la vicinanza dell’Italia, che si può sentire solo se saranno rispettati i nostri sacrosanti diritti”.
Senatrice del Pd eletta in Europa, Laura Garavini ha salutato e ringraziato i presidenti delle Commissione Esteri presenti ai lavori: “credo che questa loro attenzione e sensibilità debba tradursi nella sensibilizzazione del Governo rispetto alle questioni degli italiani all’estero”. A Petrocelli che invitava il Consiglio a “non ridurre tutto a una questione di soldi”, Garavini ha ribattuto: “è vero che non ci si può limitare a emendamenti e capitoli, ma i problemi si risolvono con le risorse. Se è vero che per il prossimo triennio le risorse anticipate con le ultime due leggi bilancio non subiscono tagli, è anche vero che una volta conclusa quella proiezione, le tabelle all’ordine del giorno della Camera” dove quest’anno inizia l’iter della legge di bilancio, “parlano tutt’altra lingua: tagli consistenti ai capitoli, come l’internazionalizzazione e la lingua e cultura per le quali si arriva al 60% in meno. Cioè, nello specifico, 13 milioni di euro in meno per l’internazionalizzazione e 22 milioni in meno per la lingua, per non parlare del Fondo Cultura, una grande innovazione da 150 milioni di euro per 4 anni”, introdotta l’anno scorso dal Governo Gentiloni. “Faccio dunque appello ai colleghi affinchè questa attenzione si traduca in una vera opera di sensibilizzazione affinché queste voci da qui a 4 anni vengano implementate. E si deve fare oggi”.
Secondo Giuseppe Stabile (Canarie) “ad oggi non abbiamo avuto la possibilità di svolgere il nostro lavoro e ottenere risultati”. In particolare, il consigliere ha stigmatizzato il “coinvolgimento passivo del Consiglio generale durante la conferenza dei consoli, durante la quale non abbiamo potuto evidenziare le criticità e dare suggerimenti”. Inoltre, “mancano i riscontri effettivi alle proposte del Cgie”.
Per Gianluca Lodetti (Italia) la presenza di Grande e Petrocelli rappresenta “una sponda che prima non avevamo. È la prima volta che i presidenti di entrambe le Commissioni esteri partecipano ai nostri lavori. È un’attenzione importante, un volano per una nuova consapevolezza in Parlamento, dove in tanti anni ci siamo affidati alla rappresentanza degli eletti all’estero, che è stata faticosa. Molti di loro – ha chiarito Lodetti – hanno lavorato tanto e bene, ma è stato faticoso per loro porre all’attenzione dei colleghi le nostre problematiche. Chiedo chiarezza nelle risorse nei numeri che la legge di bilancio di proporrà perché oggi ho sentito cifre e allarmi”.
Manfredi Nulli (Uk) ha annunciato ai colleghi che martedì prossimo la presidente del Senato Casellati sarà a Londra per incontrare la comunità italiana “per capire le nostre esigenze alla luce della Brexit”. Una spada di Damocle che pende sui nostri connazionali, così come sulle altre comunità straniere residenti nel Regno Unito.
Secondo Rodolfo Ricci (Italia) in un “contesto di grandi cambiamenti nelle collettività” con “segnali di scenari globali nuovi ma destinati a permanere o ad accentuarsi, cominciamo ad avvertire una reazione positiva delle forze politiche”. Ringraziata la Dgit guidata da Vignali “per il lavoro fatto” sia dal Direttore generale che dal suo staff, Ricci ha invitato i colleghi ad “alzare il livello della discussione: serve a noi e al nostro paese. Serve un’attenzione nuova ai flussi migratori per rispondere alla domanda di nuovi diritti”,
Deputato Pd eletto in Europ, Massimo Ungaro ha espresso “solidarietà” ai connazionali in Venezuela, citato le criticità che vivono gli italiani a San Marino, e quelle che vive il Consolato generale a Londra, già oberato di lavoro, nonostante l’arrivo dei nuovi contrattisti, che rischia di soccombere dopo la Brexit. È “una bomba ad orologeria”, ha detto Ungaro, che ha quindi invitato “governo e amministrazione a raddoppiare i contrattisti” nella sede. Visto che la Gran Bretagna a maggio sarà extra Ue, Ungaro ha auspicato – così come indicato da Schiavone – che alle europee di maggio 2019 possano votare anche gli italiani residenti in paesi terzi. Infine un accenno alla carta di identità elettronica – “la vogliamo anche all’estero” – e ai due Comitati di Camera e Senato “necessari a discutere in modo organico in sede parlamentare”. Certo “i soldi non sono tutto, ma sono importanti”. E quelli in bilancio non sono tanti, anzi: alle cifre citate da Garavini, Ungaro ha aggiunto i tagli all’editoria annunciati da Crimi e la riduzione dei fondi per Comites e Cgie.
Paolo Brullo (Germania) ha avvertito “alcuni segnali negativi da questo governo, per esempio sul fronte della riduzione dei nostri parlamentari, ma sono fiducioso. Noi non chiediamo soldi e contributi, abbiamo più dato che ricevuto. Siamo cittadini adulti e comunità adulte. Siamo italiani a tutti gli effetti e vogliamo essere trattati come tali”.
Anche Ilaria del Bianco (Unaie) ha sostenuto che “le collettività italiane all’estero hanno dato più che preso, ma se le chiamiamo a svolgere il ruolo di facilitatori della promozione del Sistema Paese bisogna dar loro le gambe per camminare. È vero che le risorse non sono tutto, ma chiediamo che la sensibilità di Governo e parlamento si trasformi in operatività anche dal punto di vista delle coperture economiche”. Del Bianco ha anche parlato dei fondi per la stampa italiana all’estero che “rappresenta un modo efficace per la promozione del Sistema paese e del made in Italy, così come veicolo per facilitare l’integrazione delle nuove mobilità e degli oriundi, con un basso costo. Pur comprendendo l’operazione di revisione dei contributi vi preghiamo di considerare la specificità della stampa italiana all’estero”.
Secondo Andrea Mantione (Olanda) si parla troppo di Brexit, mentre servono “soluzioni non di facciata” per il Venezuela.
Sulla questione bilancio è tornato Norberto Lombardi (Pd). “Mi riferisco alla legge di bilancio e al bilancio triennale 19/21. Nella relazione di governo, per i Comites nella dotazione corrente (2018) c’erano 2.227.962 euro; nella tabella di bilancio scaricata venerdì scorso risultano per gli anni 2019, 2020, 2021, 1.248.138 euro. Cioè 979mila euro in meno. Nella stessa tabella, per il Cgie risultano per i tre anni in questione 607.500 euro. Probabilmente nelle tabelle vengono riprodotti i dati del bilancio preventivo del 2018, che però – ha ricordato Lombardi – attraverso gli emendamenti dei parlamentari furono modificati e migliorati e, così aumentati, sono diventati legge. Queste differenze sono desunte all’assestamento bilancio 2018, che è un documento ufficiale dello Stato e contiene i soldi “veri”, non quelli nominali, ma quelli aggregati nei diversi passaggi parlamentari e di governo. A noi interessano i soldi veri: per i Comites, nel momento in cui li stiamo spingendo a fare progetti per la nuova emigrazione, è vitale che non perdano quel milione in più, emendato l’anno scorso. In ogni caso, se ci fosse stato emendamento governo, che mi auguro, allora tutto sta a chiarire, se così non fosse, il Cgie sia consapevole della situazione e costruttivamente e trasversalmente la ponga nelle sedi opportune, cioè al Governo, per riparare, o ai parlamentari affinchè propongano degli emendamenti per avere quanto meno le risorse di quest’anno”.
Per Carlo Ciofi (Ctim) “commissioni o comitati sono importanti. In questo momento abbiamo dalla Dgipem la massima attenzione, le Commissioni del Cgie lavorano come non mai: è una strada che stiamo seguendo da tempo. L’appello a lei, senatore Petrocelli, è di formare i due comitati: aiutano noi, ma aiutano anche voi”.
Per chiarire la questione bilancio ha preso quindi la parola il Dg Vignali: “le previsioni di bilancio formulate dal precedente Governo 2018-2020 prevedevano gli stessi soldi previsti dalla nuova legge di bilancio; poi, grazie ad alcuni emendamenti accolti dal Mef, solo per il 2018, ci fu un aumento. Il Ministero dell’economia quindi ha riproposto per il 2019 e il 2020 la previsione approvata l’anno scorso. Non c’è nessuna sorpresa: quel milione in più stanziato solo per il 2018 non è andato a regime. Se ci saranno nuovi emendamenti dei parlamentari e del Governo per rimetterlo io sono più che contento”. Dunque, ha concluso, tecnicamente “non c’è stato un taglio, ma solo una diminuzione delle risorse”.
Risorse servirebbero, per Luigi Billè (Uk), anche per sopperire alle “carenze della ristrutturazione delle sedi consolari”. Ad esempio “aprendo un ufficio consolare a Manchester per una ricucitura territoriale dei servizi”.
Silvia Alciati (Brasile) ha auspicato un “maggior collegamento” tra Comites, Cgie, Ambasciate e Farnesina”. Sul fronte della lingua, della Legge 153 e della famosa circolare 13, la consigliera ha sottolineato anche l’esigenza di avere “materiale didattico adeguato”. Quanto alla nuova mobilità, “i giovani vanno all’estero anche per curiosità e desiderio, non solo per necessità. Per questo dovrebbero avere un rientro facile, invece non è così. Mille le burocrazie per chi vuole rientrare che deve affrontare le stesse formalità di un extracomunitario. Serve una politica per il rimpatrio da discutere con il Viminale”.
Al senatore Petrocelli che ha annunciato prossime missioni all’estero a partire dal 2019, Tony Mazzaro (Germania) ha risposto: “ben vengano le missioni delle commissioni, ma con i tagli si fanno magre figure con gli interlocutori locali. Queste missioni – si è raccomandato il consigliere – che siano lunghe: la realtà locale non è fatta solo di associazioni, comites e consolati; andate nelle fabbriche, incontrate gli imprenditori italiani, i detenuti e gli eletti italiani nei consigli comunali locali”.
Nel suo intervento, Isabella Parigi (Germania) ha messo in evidenza le “difficoltà delle nuove generazioni ad inserirsi nei nuovi paesi di residenza; forse saranno loro a rientrare in Italia nel futuro, in un paese dove oggi non nasce più nessuno”, ha aggiunto.
Luigi Papais (Italia) è intervenuto invece per far conoscere ai colleghi la bella riuscita di una iniziativa a favore del Venezuela. “Il male lo sente chi ce l’ha, dice Collevecchio e, aggiungo io, non si guarisce con una pacca sulla spalla o gli odg come quello approvato l’anno scorso dal Cgie. Le associazioni del Friuli Venezia Giulia si sono attivate da subito, grazie alla sensibilizzazione dei rimpatriati, che sono molti e bisogna fare qualcosa anche per loro. La regione ha raccolto questo appello e stanziato i primi 100mila euro per aiuti umanitari in Venezuela; cioè le associazioni hanno rinunciato a 100mila euro dal loro bilancio. Collevecchio ha creato relazioni in loco per fare un gruppo di lavoro formato da giovani che hanno censito i bisogni dei nostri corregionali; lavorando d’intesa con il Maeci, l’ambasciatore e i consolati, con il Comites di Caracas, anche se un po’ zoppicante, e anche con il Nunzio apostolico, e Giovanni De Vita della Dgiepm, è nata una catena per l’invio di medicinali, protesi e aiuti ospedalieri. Non dico che lo stato sia assente, lo stesso Vignali è stato in Ambasciata nei mesi scorsi, e d’altra parte il Consolato di Maracaibo rimane 6 ore al giorno senza corrente, cosa potrebbe fare? Ma almeno si diano risposte ai connazionali, così da mitigare angoscia e proteste. Collecevcchio fa anche l’Urp del Consolato e lo voglio ringraziare pubblicamente. Al Maeci – ha concluso Papais – dico: date informazioni alla gente che non riesce a comunicare con il Consolato”.
Ultimo ad intervenire Mirko Dolzadelli (Frontalieri) che ha invitato i colleghi a “guardare l’emigrazione in modo integrato” e a “non arretrare in formazione, ricerca e infrastrutture. Se pensiamo all’emigrazione dobbiamo pensare ad un paese che torni ad essere attrattivo verso le imprese e le persone”.
A chiudere questo lungo dibattito la replica del senatore Petrocelli, presidente della Commissione Esteri del Senato, che ha lodato i consiglieri per la sintesi.
“La questione - risorse la lascio al Governo; alla camera gli emendamenti potranno essere risolutivi, quel che so è che non c’è alcun interesse a tornare indietro nelle poste di bilancio”.
“Per voi le questioni da affrontare in tempi rapidi in Parlamento sono la legge elettorale e la riforma di Comites e cgie, ma già al Comitato di presidenza ho detto che non si può non cominciare con la riforma del voto all’estero. Il cittadino italiano su questo si aspetta una risposta. È l’elettorato italiano che vuole che ci occupiamo prima di questo, poi vorremmo, ma è ancora un’ipotesi, fare anche il resto. È importante che la Commissione Esteri ci possa lavorare”.
Sulla possibile ricostituzione del Cqie, Petrocelli ha aggiunto: “condivido l’importanza del Comitato in Senato, ma, ripeto, se c’è – e c’è - una intera Commissione che si occupa in maniera attiva degli italiani all’estero, mi chiedo perché a tutti i costi il Comitato? Lo chiedo con tranquillità, da parlamentare che ha sottoscritto quella proposta di legge. Coinvolgerò i membri della commissione – dove tra gli eletti all’estero c’è solo Giacobbe; io offro gratis il contributo della Commissione esteri alla vostra questione, - ha concluso – ma sul comitato o no, non decido io”. (m.c.\aise) 

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