PLENARIA CGIE: GLI INTERVENTI DI PETROCELLI E GRANDE

PLENARIA CGIE: GLI INTERVENTI DI PETROCELLI E GRANDE

ROMA\ aise\ - C’erano anche i Presidenti delle Commissioni Affari esteri di Camera e Senato, Marta Grande e Vito Petrocelli, alla prima sessione dell’assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero, iniziata oggi pomeriggio alla Farnesina.
Una presenza cui è stata data molta enfasi - vista tra l’altro l’assenza del sottosegretario agli esteri Merlo, impegnato con il Presidente Mattarella in Svezia – e che, nel caso di Petrocelli, si è tradotta in un dialogo propositivo su diverse questioni su cui il senatore 5 Stelle non era a digiuno, visto che nella scorsa legislatura faceva parte del Comitato per le questioni degli italiani all’estero.
Un Comitato che Petrocelli non vede ricostituirsi nell’immediato futuro: per il senatore basta e avanza la Commissione, che, ha assicurato, sarà sempre un interlocutore aperto alle istanze del Cgie, compatibilmente con gli impegni di Governo che, ad esempio, non vedono prioritaria la riforma della rappresentanza, al contrario della riforma del voto all’estero, che è prioritaria eccome, ha ammesso Petrocelli, “per il nostro elettorato in Italia”.
“Nuova mobilità, collettività storiche, sistema paese e cittadinanza” questi, ha esordito il senatore, “i quattro temi sui cui la Commissione esteri del Senato lavorerà da gennaio 2019 e per tutto il suo mandato”. Nello stesso periodo “organizzerà almeno due missioni l’anno, per confrontarsi con le comunità all’estero”. C’è tanto “lavoro da fare a prescindere dal fatto che si possano insediare organismi come il Comitato per le questioni degli italiani all’estero”.
“Non è vero, come ha detto Schiavone, che il Parlamento non ha compreso il valore aggiunto dei rappresentanti delle comunità. Non è vero, la presenza mia e di Grande dimostra il contrario”. Il Cgie “ha tutto il supporto della Commissione Esteri affinchè gli interessi degli italiani all’estero siano riportate in Parlamento. C’è, oggi come ieri, una consapevolezza del ruolo delle comunità, c’è in tutta la terza Commissione, e lo vogliamo testimoniare dal gennaio 2019”.
La sua, di Commissione, “organizzerà due missioni in altrettante realtà: una tra quelle con più emergenze – Venenzuela, Sud africa o Gran Bretagna – ma anche tra le più numerose”.
Il senatore ha rivendicato la sua presenza e il suo interesse per le questioni degli italiani all’estero dimostrate nel passato, citato le missioni e gli incontri, come quelli di New York in occasione della assemblea Onu, dove “invece dei soliti 6 incontri bilaterali la delegazione italiana ne ha fatti 22” a dimostrazione che c’è “ un elemento di novità, un Parlamento nuovo, curioso di conoscere e di confrontarsi, che non ha la patina rossastra dell’ossidazione che avevano anche i presidenti delle Commissioni esteri del passato”.
“Vi invito a confrontarvi con le nostre commissioni riportando a noi direttamente, così come fate con vostri eletti all’estero, tutte le questioni e i suggerimenti e le proposte che arrivano anche dal più sperduto Comites del mondo”.
Questa maggioranza in primis alla legge elettorale: “la bozza è pronta e verrà discussa come ddl parlamentare, non sarà un decreto governativo”, dunque nel suo iter “ci sarà la possibilità di avere in audizione tutte le componenti, tra cui il Cgie e non solo” ovviamente in Commissione Affari Costituzionali, competente per materia. “Lì ci sarà un confronto vero e proprio, anche in materia di tutti gli altri ddl ad essa collegate”.
Quanto al Ministro per l’emigrazione evocato da Schiavone, “capisco l’esigenza, anche io avrei preferito altri ministri, come quello per l’energia”, ma, il sottotesto, non si può avere tutto. E comunque “adesso avete qui al vostro fianco i presidenti delle Commissioni esteri e un sottosegretario eletto all’estero, chiedere un ministro mi sembra una forzatura da evitare in questa fase. Sono convinto che in questa Legislatura faremo tanto. Valutiamo e prendiamo quello che c’è oggi perché possiamo lavorare bene, siamo interlocutori che non si negheranno mai e saranno presenti anche oltre la fase di confronto”.
“Non vorrei che ciò di cui parliamo qui si limiti solo alle assegnazioni nelle prossime leggi di bilancio. Non pensate solo ai soldi”, ha detto Petrocelli ai consiglieri. “Certo con pochi soldi non si può fare molto, ma la Farnesina è l’esempio che nonostante i tagli si può rappresentare il Paese e sostenere i connazionali all’estero”.
A Schiavone che sosteneva la necessità di “una nuova strategia per la diaspora”, Petrocelli ha risposto indirettamente che “ora parlamento e governo stanno attuando delle politiche economiche che vanno a contrastare la diaspora. Sono condivisibili o meno, la Commissione Ue se ne farà carico, ma ho la certezza che il Parlamento darà un senso alle nuove forme di emigrazione. Il nostro Paese deve poter essere lasciato da persone che lo fanno in modo consapevole e non forzatamente. Gli ostacoli saranno tanti, ma sono certo che con il vostro aiuto e la collaborazione miglioreremo facendovi capire che oggi con uno stretto rapporto con il Parlamento e le Commissioni potremo superare ogni ostacolo”.
Marta Grande, dal canto suo, ha ricordato al Consiglio generale che “l’emigrazione ha segnato profondamente la storia del nostro Paese”. Citati i dati del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes, i temi della sicurezza e del terrorismo, così come quello delle crisi internazionali, indicandoli come aree di azione della commissione che presiede, Grande ha sostenuto che quella di oggi è “una nuova classe politica” che sarà “protagonista di grandi cambiamenti”, e che sa che “il soft power costituisce lo strumento più incisivo che l’Italia possiede”.
“La valorizzazione delle nostre potenzialità è ancora enorme e la nuova maggioranza sta lavorando in questa direzione”, ha assicurato. “C’è la cabina di regia per l’internazionalizzazione, mille giovai ricercatori da assumere, anche con il sostegno del Maeci e della rete, dell’Ice e degli IIC”, ha aggiunto la presidente Grande, sottolineando il “grande ruolo” che attende “anche le rappresentanze”, e ribadendo “il maggiore sforzo della nuova classe politica, perché quella vecchia non ha saputo cogliere i segnali della globalizzazione”.
“Va ripensata l’identità italiana, per vivere la sfida della convivenza in un mondo complesso”, puntando sulla “internazionalizzazione valorizzando la nostra identità. Ogni migrante è il migliore ambasciatore del territorio da cui è partito”, sia nazionale che regionale. “la regionalizzazione è un incentivo, un motore di sviluppo per la crescita economica e sociale”, per questo “le politiche nazionali e regionali devono essere di sostegno, ma anche di sviluppo”. (ma.cip.\aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi