A MONTECITORIO UNA CONFERENZA SUL GIORNALISMO IN ITALIA E IN EUROPA

A MONTECITORIO UNA CONFERENZA SUL GIORNALISMO IN ITALIA E IN EUROPA

ROMA\ aise\ - Il 23 gennaio, la suggestiva Sala della Lupa di Montecitorio è stata teatro di una conferenza formativa per giornalisti, organizzata dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, dall’Associazione Nazionale Giornalisti Pubblicisti Italiani (ANGPI) e dall’Associazione Pubblicisti Italiani Uniti per l’Europa (PIUE), sul tema del giornalismo in Italia e in Europa.
I lavori sono stati aperti dall’On. Mauro D’Attis che, quale promotore della proposta di legge “Disposizioni concernenti la composizione del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti” ha permesso e promosso l’organizzazione di tale evento presso la Camera dei Deputati.
D’Attis ha ricordato che il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 67, adottato dal Governo in attuazione dell'articolo 2, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, ha modificato la legge 3 febbraio 1963, n. 69, recante “Ordinamento della professione del giornalista”, operando una revisione nella composizione e nelle attribuzioni del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti. In particolare, i consiglieri nazionali sono passati da 156 (in un rapporto di circa 1 a 1 tra professionisti e pubblicisti) a 60, in un rapporto di 2 a 1 tra giornalisti professionisti (40) e pubblicisti (20), con la perdita secca di 20 rappresentanti dei pubblicisti e con le possibili lesioni di diritti di seguito descritte.
“Il decreto legislativo n. 67 del 2017 ha determinato, in modo improvviso e irrazionale – secondo D’Attis e gli altri firmatari della proposta di legge - l'annullamento del “diritto di tribuna” acquisito dai pubblicisti in cinquantacinque anni di applicazione della legge n. 69 del 1963, portandoli ad una sproporzionata e ingiusta minoranza nel Consiglio medesimo. Il mestiere del giornalista è cambiato. Migliaia di giornalisti sono ormai formalmente pubblicisti, ma vivono di giornalismo (restano pubblicisti perché non viene data loro l'opportunità di svolgere la pratica, oppure preferiscono questa collocazione per non vedere disdetto il proprio contratto di collaborazione perché il datore di lavoro teme cause o rivendicazioni)”.
È quindi intervenuto il Vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Gino Falleri, che dopo aver tracciato la storia dei pubblicisti, anche attraverso dotte citazioni, tra le quali una sui pubblicisti di Honoré de Balzac, ha sottolineato la loro grande importanza per il giornalismo italiano e la libertà di stampa, richiamando l’attenzione del mondo politico e dell’ordine alla tutela, anche dal punto di vista della loro rappresentanza, di tale categoria.
Gino Falleri, dopo aver dato il suo plauso alla proposta di legge di iniziativa dei deputati D’Attis, Battilocchio, Bergamini, Biancofiore, D’Ettore, Giagliardi, Giacometto, Napoli, Palmieri, Pettarin, Ripani, Rosso, Santelli, Silli, Spena, Squeri, Maria Tripodi e Vietina, ha quindi illustrato e commentato i principi fondamentali dell’etica e della deontologia dei giornalisti, di particolare importanza, soprattutto nel contesto storico, mediatico e politico attuale, a salvaguardia del diritto di informazione dei cittadini e della libertà di stampa quale caposaldo democratico.
Alessandro Butticé, corrispondete dell’Aise da Bruxelles e condirettore del quindicinale “Più Europei”, venuto appositamente da Bruxelles per offrire il suo personale contributo basato sull’esperienza di oltre 30 anni anche come giornalista e comunicatore – è stato portavoce e capo unità comunicazione presso la Commissione Europea, ma anche Caporedattore de “Il Finanziere” e responsabile della Comunicazione istituzionale della Guardia di Finanza nella seconda metà degli anni Ottanta ed è autore di una pubblicazione sulla comunicazione istituzionale delle forze di polizia italiane - ha trattato il tema della definizione di giornalista e dell’accesso alla professione giornalistica non solo nei diversi 28 stati membri dell’Unione Europea, ma anche in quelli dell’Europa dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa.
Tema non così semplice, perché la definizione, quando esiste, non sempre è proviene dalle leggi nazionali, e varia molto da paese a paese. La stessa cosa vale per l’accesso alla professione.
Butticé, dopo aver ringraziato Mauro D’attis per la sensibilità dimostrata per la libertà di stampa ed il lavoro dei giornalisti, essenziale per la democrazia, “sin dai tempi in cui sedeva sui banchi del Comitato delle Regioni dell’UE a Bruxelles”, ha voluto ringraziare Carlo Felice Corsetti, assieme al quale ha fondato PIUE ed il quindicinale “Più Europei”, per il contributo dato all’OAFCN, la rete dei Comunicatori Antifrode dell’OLAF, l’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode, creata e diretta da Butticé per quasi un decennio, dal 2000 al 2009, quando ne era il Portavoce ed il Capo dell’Unità Comunicazione.
“Carlo Felice Corsetti, che con l’entusiasmo e la professionalità che tutti conoscete, diede un significativo contributo alla mia rete di comunicatori – ha ricordato Butticé -, mi presentò un giorno, e mi convinse a fare entrare nella rete, come primo giornalista non appartenente agli uffici stampa delle Forze di Polizia europee che costituivano la rete, Gino Falleri, nella sua qualità di Presidente del GUS, il Gruppo Uffici Stampa. E lo feci volentieri, aprendo successivamente la rete anche alla Giornalista Bulgara e Presidente del Club dei Giornalisti anticorruzione, Reneta Nicolova, ed al Segretario Generale della IFJ, la Federazione Internazionale dei Giornalisti. Al momento di lasciare la Presidenza della Rete, nel 2009, per assumere altri incarichi operativi presso l’OLAF, prima della direzione dell’Unità Comunicazione dell’Industria e delle Imprese della Commissione Europea - chiamato da un altro giornalista italiano, l’attuale Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, allora Vicepresidente della Commissione Europea - blindai la posizione di Falleri e Corsetti all’interno dell’OAFCN, facendo approvare dal Direttore Generale pro-tempore dell’OLAF, il magistrato tedesco Franz-Hermann Bruener, la mia proposta di nominarli membri associati della rete, anche dopo la fine dei loro mandati istituzionali. Sono molto contento e fiero di averlo fatto. Non solo perché ciò ha permesso al Presidente Falleri, di assumere la proiezione internazionale che meritava, facendo conoscere anche a livello europeo i suoi meriti e le sue capacità di lunga data, ben note in Italia. Ma anche e soprattutto perché ho dato la possibilità, suo tramite, all’Ordine dei Giornalisti italiano – spesso visto come un unicum in Europa e persino nel mondo – di farne conoscere la propria utilità, ed i propri principi anche di tipo etico e deontologico che, nonostante alcuni suoi limiti, l’Ordine dei Giornalisti italiano, a mio avviso, incarna e rappresenta. Sono quindi fiero, in questo modo, di aver dato da un lato un mio contributo alla difesa dell’immagine del giornalismo italiano in Europa, e dall’altro all’Europa, ed in particolare alle forze di polizia dei suoi stati membri, di avere la possibilità di beneficiare dell’esperienza e dell’importante contributo del giornalismo italiano”.
“La recente legge 4/2013, che regolamenta le associazioni professionali non organizzate in ordini” ha detto invece Carlo Felice Corsetti, presidente dell'Associazione PIUE ed ex Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti “è innovativa e di respiro europeo, e prevede tra l’altro regole deontologiche, formazione permanente, codice di condotta e sanzioni per le sue violazioni ed il controllo del Ministero dello sviluppo economico, previa iscrizione in un elenco gestito dallo stesso”.
Corsetti ha anche preso atto della presentazione della proposta di legge D’Attis, nella quale “si prevede di eliminare i profili di possibile incostituzionalità del Decreto legislativo nr. 67/2017, attuativo della Legge nr. 198/2016, che ha modificato la composizione del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG) con una forte penalizzazione dei Pubblicisti, ridotti ad una sproporzionata minoranza. Minoranza che, infatti, non è riuscita a difendere gli interessi dei Pubblicisti nella proposta di autoriforma approvata dal nuovo Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti il 16 ottobre 2018, che istituisce l'Ordine del giornalismo e prevede il trasferimento diretto in esso di tutti i Professionisti, limitando quello dei Pubblicisti a quelli che avranno frequentato un corso di sei mesi e superato un esame di idoneità. Prevede anche che “Il CNOG avrà il compito (…) comunque entro due anni dall’entrata in vigore della legge, di valutare l’opportunità di proseguire o meno con le iscrizioni all’Elenco Pubblicisti”.
I lavori sono stati conclusi da Roberto Rossi, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, ed ex Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che, dopo aver illustrato le linee guida per la Riforma dell’Ordine dei giornalisti, ha spiegato cosa i rappresentanti dei pubblicisti eletti all’interno dell’Ordine dei giornalisti stanno facendo a tutela della categoria professionale alla quale appartengono grandi firme del giornalismo italiano, del calibro, solo per dare due esempi, dell’ex direttore del Corriere della Sera, Ugo Stille o, più di recente, del celebre Alberto Angela. (aise) 

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