CORONAVIRUS: ITALIANI IN BELGIO CON L’AMBASCIATRICE BASILE A DIFESA DELL’ITALIA E DELL’UNITÀ EUROPEA - DI ALESSANDRO BUTTICÉ

CORONAVIRUS: ITALIANI IN BELGIO CON L’AMBASCIATRICE BASILE A DIFESA DELL’ITALIA E DELL’UNITÀ EUROPEA - di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ - Nell’attesa delle decisioni economiche finali del Consiglio Europeo per arginare l’emergenza Coronavirus, la comunità italiana in Belgio, ed in particolare nella capitale europea, è mobilitata. Nonostante il #tuttiacasa che vige in Belgio da un paio di settimane. I funzionari europei, seppure in videoconferenza, continuano il loro lavoro. E così le rappresentanze diplomatiche italiane in Belgio. Impegnatissimi gli ambasciatori, tutti di prim’ordine, presso l’Unione Europea ed il Consiglio Atlantico, oltre che presso il Regno del Belgio.
Ad Elena Basile, Ambasciatrice d’Italia in Belgio, il principale quotidiano belga, Le Soir, ha dedicato oggi una pagina intera a una sua intervista, dal titolo “UE: Questi egoismi nazionali che si oppongono sono inquietanti”. Nella quale l’Ambasciatrice ha illustrato i grandissimi sforzi fatti dall’Italia, da sempre, a favore dell’Europa. Ma anche quelli enormi, e con grandissime sofferenze della sua popolazione, per arginare l’emergenza Covid. Anche nell’interesse degli altri Paesi, tra i quali anche il Belgio, che possono beneficiare della sua esperienza sanitaria e di contrasto a tale flagello. “Il Coronavirus è un nemico che non conosce nazionalità”, ha detto Elena Basile, “e potrebbe insegnarci che, se vogliamo trovare il nostro posto sulla scena internazionale, si dovrebbero identificare gli interessi dei cittadini europei sul lungo periodo, rimettere la persona al centro dell’attenzione politica, collaborare per la realizzazione dei “beni comuni” quali crescita, lavoro, salute, educazione e ricerca. Tutti i paesi, anche i più forti, non possono fare fronte alle sfide della società globalizzata. Il coronavirus è il test decisivo per le politiche europee”. Per la comunità italiana l’Ambasciatrice Basile ha fatto anche un videomessaggio sulla pagina del sito dell’Ambasciata dedicata all’emergenza.
Tanti altri italiani, all’interno e al di fuori delle istituzioni, si stanno impegnando per scongiurare lo strappo, tra l’Italia e l’Unione Europea, che alcuni ambienti sembrano volere.
Molti si dichiarano in questo momento Patrioti. Tanti a parole, non tutti con i fatti.
I politici italiani che vogliono essere veri leader patriottici, dovrebbero però ricordare ai propri simpatizzanti che “Il Patriottismo” - come diceva Charles De Gaulle, che era un grande patriota - “è quando l'amore per la tua gente viene per primo; nazionalismo quando l'odio per quelli non della tua gente viene per primo”.
Personalmente non vedo davvero nessun amore per la nostra gente in quei cittadini che istigano a mettere continuamente le dita negli occhi di coloro cui si chiede solidarietà, comprensione per i nostri limiti e sostegno economico.
Far prevalere l’amore per la propria gente in questo momento, per tanti italiani a Bruxelles, significa invece ottenere una risposta accettabile da parte delle istituzioni europee - che significa il Consiglio Europeo, ed in modo particolare la Germania e l’Olanda -, alle richieste di maggiore solidarietà provenienti in modo particolare da Italia, Spagna e Francia.
Senza trasformare il dibattito nelle diverse opinioni pubbliche, ognuna delle quali ha i suoi sovranisti che urlano “prima i tedeschi!” e “prima gli olandesi!”, in conflitti tra popoli e paesi, che rischiano solo di risvegliare antichi fantasmi.
In questo senso, cercando di fare capire le ragioni italiane a Bruxelles e quelle dell’Europa in Italia, sono attivissimi anche circoli a trazione italiana, tra i quali Esperia - di ispirazione centro-destra europea – e Arianna – di ispirazione centro-sinistra. Esperia ha lanciato nei giorni scorsi una petizione pubblica in favore dell’istituzione degli Eurobond, che ha superato 2000 firme. Mentre Arianna ha diffuso proprio oggi un videoclip, diventato presto virale, su quello che l’UE sta facendo per arginare la crisi Covid19.
Va poi ricordato che anche il principale sindacato dei funzionari dell’UE, Rinnovamento e Democrazia (R&D), è presieduto da un ’italiano, Cristiano Sebastiani. Il quale ha inviato nei giorni scorsi una dura lettera aperta alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen. Nella lettera viene chiesto, a nome degli iscritti al suo sindacato “rimasti in silenzio a lungo negli ultimi anni durante varie crisi passate, che hanno costantemente minato la credibilità delle nostre istituzioni, come la recessione del 2008 e la successiva crisi del debito sovrano, non per citare la crisi migratoria e la Brexit” una vera solidarietà europea.
Anche il Comitato Centrale del Personale della Commissione Europea, organo istituzionale che rappresenta tutti i funzionari della Commissione Europea, è presieduto da un italiano, Ignazio Iacono. Il quale sta pure seguendo la questione con grande impegno ed attenzione.
Pure l’iniziativa di una lettera aperta alle Istituzioni Europee, ed in particolare al Consiglio, di accademici di diversi stati membri dell’UE, tra i quali anche tedeschi e olandesi, è stata scritta su input di un altro italiano, Mario Telò, professore alla LUISS-Roma e ULB, e presidente emerito dell’Istituto di Studi Europei di Bruxelles. Nella convinzione che “Senza un nuovo patriottismo europeo, sia inevitabile il declino dell'UE”.
“Patrioti italiani ed Europei” si definiscono da sempre, i finanzieri in congedo della Sezione di Bruxelles-Unione Europea dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia. Si sono mobilizzati per l’emergenza coronavirus e, oltre al supporto dato individualmente con offerte per sostenere il sistema sanitario belga, hanno raccolto dalle proprie tasche personali 7600€, che sono stati donati, tramite l’Onlus “Fiamme Gialle di Ieri”, alle strutture sanitarie del Nord Italia, per fronteggiare l’emergenza Covid.
Molti delle Fiamme Gialle in congedo prestano ancora, o hanno prestato, servizio presso le Istituzioni UE, anche con incarichi di rilievo.
Tra i tanti altri italiani che si impegnano in questa fase cruciale del negoziato tra Italia e UE, anche i funzionari in servizio presso i Gabinetti dei Commissari europei. Come ad esempio Chiara Salvelli, già braccio destro di Antonio Tajani quando era Presidente del Parlamento Europeo. Oggi è Vicecapo di Gabinetto della bulgara Mariya Gabriel, Commissaria europea per la Ricerca, ed ha dato un contributo significativo al lancio del nuovo materiale di controllo realizzato dagli scienziati del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, che ha sede a Ispra, in provincia di Varese, per contribuire a prevenire errori nei test sul coronavirus. Gli scienziati del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea hanno infatti definito un nuovo materiale di controllo che i laboratori possono ora utilizzare per verificare il corretto funzionamento dei test sul coronavirus ed evitare falsi esiti negativi. È un’iniziativa che, anche in considerazione della vicinanza del Centro alle zone più colpite, avrà un grande impatto nella lotta al Covid in Italia.
Dopo aver pubblicato una mia lettera aperta ai Presidenti delle Istituzioni Europei, nella quale li esortavo, da cittadino, a fare di tutto il possibile e anche l’impossibile per non perdersi l’Italia - che vorrebbe dire l’implosione di tutta l’UE -, credo che gli sforzi della comunità italiana in Belgio, a cominciare dai suoi rappresentanti diplomatici, non siano stati vani.
E l’Europa che molti degli italiani di Bruxelles amano, e per la quale sentono ancora il dovere di battersi, è quella che ieri hanno letto su Repubblica, nella lettera di scuse all’Italia della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, seguita dall’annuncio di importanti misure economico-finanziarie. Ma soprattutto su Bild, il quotidiano più letto in Germania. Un giornale soprattutto di cronaca rosa e cronaca nera, scandali, sesso, politica banalizzata e sport. A tendenza centro-destra che, con 2,1 milioni di copie al giorno, parla più alla pancia che alla testa dei tedeschi. Comprese, e soprattutto, quelle dei sovranisti che, analogamente ai nostri, urlano nelle piazze e sui social: “prima i tedeschi!”. Quei sovranisti che stanno ponendo ostacoli ad Angela Merkel, e ad altri schieramenti politici, nel dibattito interno finalizzato a trovare un consenso alle richieste dei paesi del Sud Europa, capeggiati dall’Italia, di aiuti economici e finanziari per fare fronte ad una crisi epocale.
Ieri Bild ha dedicato una pagina intera, tradotta persino in italiano, con la quale esprime senza riserve la solidarietà tedesca all’Italia, afflitta dal Covid-19.
Il titolo dell’articolo, con la foto di un’infermiera in prima linea nella guerra al Coronavirus, avvolta dalle bandiere italiana e tedesca è significativo: “Siamo con voi!”.
Quest’articolo, che non si rivolge al mondo finanziario o accademico tedesco, ma al popolo, comprese le frange più populiste, assieme alla lettera della Presidente della Commissione Europea, ed al suo annuncio di promuovere il più grande piano di aiuti economici-finanziari della storia dell’Unione Europea, sembra dare qualche segnale di speranza a chi vorrebbe evitare uno strappo, che potrebbe diventare insanabile, tra l’Italia e l’Unione Europea. Strappo che avrebbe conclusioni inimmaginabili e certamente disastrose. Sicuramente per l’Italia. Destinata a diventare, nella migliore delle ipotesi, una insignificante colonia cinese, russa o chissà di chi altro. Ma anche per l’Europa intera che, senza l’Italia (che non è né il Regno Unito, che era fuori eurozona, né la Grecia) imploderebbe certamente. Rischiando il ripetersi delle tragedie fratricide dei secoli scorsi. Con drammatiche conseguenze per la stessa grande Germania. Troppo piccola, da sola, per competere con i giganti geografici, economici, demografici e militari del mondo, quali Cina, Russia, Brasile, India e Stati Uniti. E destinata quindi all’irrilevanza mondiale. (alessandro butticé\aise) 

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