IL CONSOLE ALAIMO LASCIA ZURIGO: AMARO SALUTO DA LUCERNA

IL CONSOLE ALAIMO LASCIA ZURIGO: AMARO SALUTO DA LUCERNA

LUCERNA\ aise\ - Il destino della Casa d’Italia a Lucerna è una ferita ancora aperta per Ippazio Calabrese, consigliere del Comites di Zurigo, che con altri 10 connazionali firma una “lettera aperta” indirizzata al Console generale d’Italia a Zurigo, Giulio Alaimo, nel momento in cui il diplomatico si prepara a lasciare la Svizzera per il Principato di Monaco.
Nella lettera, Calabrese, insieme all’ex-Corrispondente Consolare Carmine Di Clemente, Giulio Rossi, Carmela Sbaraglia, Judith Conte, Angelo Farina, Giuseppe Carrubba, Franco Nuzzo, Richard Emmenegger, Carmelina Santangelo ed Evangelo Perez contesta ad Alaimo la poca vicinanza alla comunità di Lucerna – “era il 23 settembre del 2016, ad appena 2 mesi dal Suo insediamento, quando venne per la prima e ultima volta a trovarci alla Casa d’Italia di Lucerna” – ma soprattutto una mancata azione a supporto dei tentativi della collettività di mantenere a sé l’edificio che, fino al 2017, ospitava tutte le associazioni e gli enti italiani a Lucerna, compreso il corrispondente consolare.
Una vicenda complessa, i cui risvolti sono stati già denunciati in passato sempre da Calabrese, che – emerge dalla lettera – hanno lasciato l’amaro in bocca ai connazionali firmatari che, oltre ad Alaimo, attaccano la Farnesina - che “non ha voluto venirci incontro” – e tutte le istituzioni da cui “ci sentiamo traditi”: una lista che comprende “l’allora Ambasciatore Del Panta, i parlamentari eletti all’estero, l’inutile CGIE, il Com.It.Es di appartenenza”. Tutti, scrive Calabrese, avrebbero dovuto attivarsi per bloccare l’asta per la vendita della Casa d’Italia, così da consentire alla comunità di raccogliere la somma necessaria per acquistarla. Istituzioni e rappresentanti vengono accusati di “indifferenza” e “incapacità di fare squadra”; a ciò si aggiunge la “rabbia” per “l’atteggiamento arrogante dello Stato italiano, che non si è degnato nemmeno di rispondere alle nostre richieste”, a dimostrazione di quanto poco si tengano in considerazione gli italiani all’estero.
Ricordato che “nella comunità di Lucerna e cantoni limitrofi, ormai, non sappiamo dove organizzare eventi culturali e commemorare le nostre feste nazionali” e che anche per questo “ci sentiamo abbandonati dallo Stato italiano”, Calabrese e gli altri firmatari ricordano che “a novembre 2018 sono stati cancellati nella sola zona di Lucerna, Niedwalden, Obwalden e Uri ben 3 corrispondenti consolari. Ne è rimasto solo uno che, ora, deve fare il lavoro che prima svolgevano in quattro”.
Un’altra criticità che si imputa anche ad Alaimo, visto che “nell’ultimo anno non ha partecipato, facendosi sostituire per svariati motivi da un funzionario del Consolato, a nessuna riunione del Comites in cui il caso è stato fatto presente. E finora non è stata presa nessuna decisione sull’argomento”.
Attraverso la “lettera aperta”, dunque, i firmatari rivolgono “un immenso grazie agli ex-corrispondenti consolari: Andrea Nieddu, Pietro Razza e Carmine Di Clemente”.
Quanto ad Alaimo, Calabrese e gli altri firmatari gli indirizzano “un’ultima osservazione” riguardo la ristrutturazione della Casa d’Italia non più di Lucerna, ma di Zurigo; un edificio “ancora di proprietà dello Stato, dove Alaimo non si è prodigato più di tanto per riservare, in futuro, un piccolo spazio alle Associazioni e ai Connazionali, che prima della chiusura dell’immobile, nel 2017, era stato il loro punto di ritrovo e di riferimento. Da persone educate e rispettose delle Istituzioni – concludono – Le auguriamo, comunque, ogni bene nel suo nuovo ruolo di Capo Missione nel Principato di Monaco”. (aise) 

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