IL RIM JUNIOR TORNA A RACCONTARE L’EMIGRAZIONE

IL RIM JUNIOR TORNA A RACCONTARE L’EMIGRAZIONE

ROMA\ aise\ - È fresco di stampa il RIM junior 2020, pubblicato dalla Fondazione Migrantes, che torna a raccontare l’emigrazione italiana, questa volta attraverso la storia dei pregiudizi e delle discriminazioni di cui sono stati vittime i nostri connazionali. Il volume è stato presentato all’interno della quinta edizione del Festival della Migrazione.
Il RIM junior nasce come una sorta di “fratello minore” del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) e si pone l’obiettivo di coinvolgere il lettore di ogni età nel racconto delle nostre migrazioni, grazie allo stile fresco e accattivante dei testi di Daniela Maniscalco, alle magnifiche illustrazioni di Carmela D’Errico sotto la direzione artistica di Mirko Notarangelo dell’Associazione MamApulia, con il coordinamento scientifico di Delfina Licata della Fondazione Migrantes.
L’edizione di quest’anno si è arricchita dei moderni video in grafica animata di Silvano Delli Carri e della collaborazione di Amir Issaa, noto rapper e produttore discografico italiano, da cui è nato un contenuto speciale realizzato ad hoc per il RIM junior. I fan del musicista troveranno anche un testo inedito che potrà essere anche ascoltato tramite l’applicazione Qr code.
Come nelle precedenti edizioni, infatti, i lettori potranno approfondire i temi trattati nel RIM junior utilizzando con uno smartphone il QR code, che dà accesso a vari contenuti aggiuntivi. Tra questi, un video che ripercorre i dati più salienti della presenza italiana all’estero.
Dal 2006 al 2020 la mobilità degli italiani è aumentata del 76,6%. Gli italiani ufficialmente residenti all’estero oggi sono quasi 5,5 milioni. Nell’ultimo anno hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero e in modo regolare quasi 131 mila connazionali da 107 province e verso 186 destinazioni differenti del mondo.
Carcamanos, dagos, mozzarella nigger e Spaghettifresser: sono solo alcuni dei nomignoli che furono affibbiati agli italiani emigrati all’estero. Si riteneva fossero disonesti e li si accusava di calcare volentieri la mano quando vendevano frutta e verdura. Si rimproverava loro la passionalità, che li avrebbe spinti ad adoperare spesso e volentieri il coltello. Esponenti di spicco di una certa pseudoscienza li consideravano appartenenti ad una razza subalterna, che aveva molti tratti in comune con gli afroamericani, anche loro ritenuti inferiori. E come se non bastasse, i nostri connazionali venivano criticati perché amavano cibarsi di una pietanza un tempo tanto esotica quanto ributtante come gli spaghetti.
Con il passare del tempo e grazie al duro lavoro e agli innumerevoli sacrifici degli italiani, la maggior parte di questi pregiudizi sono stati superati e spesso addirittura ribaltati in modo positivo.
Gli spaghetti insieme alla pizza sono diventati uno dei cibi più amati a livello mondiale e la passionalità del temperamento degli italiani si è trasformata in quell’ingrediente magico, indispensabile per il tanto apprezzato Italian style.
A livello generale però molto resta ancora da fare per imparare a guardare la realtà senza basarsi sui pregiudizi, che hanno la triste prerogativa di non risparmiare nessun popolo e nessuna categoria, sebbene tendano soprattutto a colpire chi si trova in situazione di particolare vulnerabilità.
Il RIM junior 2020 offre ai giovani, ma non solo, gli strumenti per capire cosa sono gli stereotipi e i pregiudizi e imparare a vedere la realtà da prospettive diverse, tenendo sempre a mente che “la mappa non è il territorio”, come amava ripetere il fondatore della semantica generale, il polacco Alfred Korzybski.
Dopo aver esaminato stereotipi e pregiudizi, il libro analizza le idee fallaci che hanno portato intere generazioni a credere che esistano le razze, superiori e inferiori, offrendo così una giustificazione teorica al razzismo e all’eugenetica. Un capitolo si sofferma sui modi di dire e sulle barzellette, che non farebbero ridere se non si basassero su stereotipi condivisi, alcuni dei quali sfociano nel razzismo. Un altro capitolo è dedicato ai cibi, spesso utilizzati per deridere chi è diverso da noi, e all’analisi in chiave storica dell’idea di mamma italiana e dello stereotipo del “mammone”. Infine, dopo un focus sull’emigrazione femminile, il libro si concentra sulle storie vissute dai nostri connazionali emigrati all’estero.
Spesso si trattò di vicende tristi, talora addirittura drammatiche. A volte però gli stessi stereotipi lavorarono a favore dei nostri connazionali, considerati il popolo degli artisti per eccellenza, come avvenne in Giappone alla fine dell’Ottocento.
Il libro si conclude con un glossario dei termini relativi all’emigrazione, una bibliografia per approfondire gli argomenti trattati e infine un “vademecum per vincere gli stereotipi” che presenta alcune valide strategie per imparare a spezzare le categorizzazioni preconcette della realtà. (aise)


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