Padre Tobia Bassanelli e il riscoperto ruolo delle MCI in Germania e Scandinavia/ Intervista di fine mandato - di Angela Saieva

ROMA\ aise\ - In occasione dei festeggiamenti per l’Intitolazione e consacrazione della Missione di Karlsruhe a San Giuseppe, tenutasi il 19 marzo, incontriamo il Delegato delle Missione Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, Padre Tobia Bassanelli, che, su espresso desiderio di Don Waldemar Massel, ha presieduto la celebrazione eucaristica. Nell’incontrarlo non potevamo esimerci nel chiedere sia di aprire una parentesi sul ruolo fondamentale che ha ricoperto in questi anni da Delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, giunto a fine mandato, come un commento sulla sua gradita visita nella Missione di Karlsruhe.
D. Padre Tobia Bassanelli, a breve scade il suo mandato di Delegato delle MCI in Germania e Scandinavia e, anche se a mio avviso la vocazione non va mai in pensione, le chiedo com’è stato guidare le Missioni in questi anni?
R. Eh sì, è vero. Mi è piaciuto diciamo, soprattutto i primi anni ho trovato un sano divertimento, perché era un qualcosa di nuovo. Ho trovato un ottimo consiglio e collaboratori lì in delegazione, molto pratici, per cui tante cose le facevano loro e non dovevo occuparmene io, quindi mi sono concentrato soprattutto sulla gestione degli esercizi, dei Convegni Nazionali, degli incontri del consiglio e della formazione su cui abbiamo puntato molto. Sono andato a vedere (io ogni mese scrivo una circolare e che si può leggere anche sul sito della Delegazione e quindi non è riservato e lì si trovano tutte le informazioni utili, i cammini, le iniziative) e fin dall’inizio dicevo, mi ero proposto su queste due tematiche: maggiore spazio ai laici ed è una Chiesa che sta aprendo finalmente anche le porte del “potere” gestionale, amministrativo e tanto altro. Per i Ministeri ancora c’è tempo, però la Chiesa sta facendo questo cammino, un cammino sinodale. Cioè, la Chiesa è tutti noi, non tu di più io di meno, siamo tutti coinvolti e poi secondo le specifiche competenze eucaristie. Avevo puntato sull’ulteriore coinvolgimento dei laici e sono stati introdotti e anche ampliata la loro presenza nel consiglio di Delegazione; l’altro punto che mi ero proposto era l’informazione, perché è un modo di creare famiglia, connessione, di dialogare. In effetti sono partiti anche nuove iniziative, non solo questa circolare mensile. Adesso è stato rilanciato anche con la Paola il sito della Delegazione. Era stato già aggiornato quello del Corriere d’Italia e quindi non è solo un mensile cartaceo ma anche un online periodicamente aggiornato e dove, magari gli articoli che troviamo in sintesi sul cartaceo per motivi di spazio li possiamo trovare completi sul sito. Sono due realtà abbastanza diverse, però entrambi importanti e per cui facciamo informazione, anzitutto all’interno delle nostre comunità. Evidentemente siamo però Chiesa. Noi facciamo parte della chiesa cattolica “in Germania” e le nostre comunità sono momenti di vita ecclesiale, dove si parla l’italiano, come in altre parlano croato, nelle parrocchie tedesche si parla in tedesco e così via. Ecco, però questa diversità e pluralismo è quello che rende la Chiesa “nostra” cattolica, universale. È chiamata a diventare una “casa” per tutte le lingue, per tutte le persone e noi, nelle nostre comunità, cerchiamo di fare in modo che gli italiani si trovino bene e possano pregare secondo le loro tradizioni.
D. Padre, cosa si porterà del suo mandato di positivo e, se c’è un qualche sassolino che vorrebbe lanciare?
R. Ma, adesso, visto anche l’età sento anche un po’ la fatica. Sono dieci anni adesso. A fine marzo doveva scadere il mio mandato ma ho prolungato di altri tre mesi. L’ho fatto però volentieri. Sono grato a tutti coloro sono stati vicini e che hanno “valorizzato e utilizzato” le iniziative della Delegazione, perché quest’organismo della Conferenza Episcopale tedesca è al servizio di tutte le comunità, come quella tedesca, croata, polacche e via dicendo. L’unico dispiacere invece è, che non sono sempre riuscito a coinvolgere tutti. Mi sarebbe piaciuto vedere in tante cose interessanti e belle, più partecipazione, o negli esercizi o nei Convegni Nazionali. Una volta, quando sono arrivato, erano anche centocinquanta le “presenze” in questi Convegni e ne facciamo uno l’anno! È chiaro adesso che tante Missioni sono state chiuse e via dicendo, però siamo ancora un centinaio di “Quadri” pastorali, tra suore, sacerdoti, laici assunti nel frattempo a metà come a tempo pieno per lavorare, per queste comunità di lingua italiana. Ecco, non tutti sentono l’importanza di questo collegamento, come incontrarsi anche nei Convegni di zona. Avranno i loro motivi, forse mancanza di tempo non so, ma se c’è un augurio che posso fare al mio “successore” è quello che riesca a coinvolgere veramente tutti, perché fa piacere incontrarsi e tirare tutti nella stessa direzione.
D. Oggi la sua visita a padre Waldemar e alla comunità pastorale di Karlsruhe non è passata inosservata, vuole spendere due parole in proposito?
R. Ringrazio immensamente l’invito avuto da padre Waldemar. Non è la prima volta che vengo in questa Missione. Anni fa sono venuto qua a Karlsruhe, in occasione dell’inaugurazione del nuovo ufficio della Missione, poi un’altra volta anche a Rastatt per incontrare il gruppo d’italiani che sono lì. Oggi torno in questa comunità di Karlsruhe che incontro sempre ben volentieri e mi fa piacere vederla impegnata nel celebrare questo sessantesimo anniversario della Fondazione della Comunità. Un evento questo, che dura tutto un anno, partito lo scorso luglio per terminare questo luglio 2022. Penso che questa festa di San Giuseppe e la Titolazione e Consacrazione della Missione a San Giuseppe, sia uno dei momenti più importanti di questo cammino giubilare. Poi, a parte i manifesti, gli auguri che stanno arrivando e l’intervista sul Corriere d’Italia fatta adesso a marzo a P. Waldemar, ci sono altrettanti ricchi appuntamenti previsti, come i due pellegrinaggi, quello presso la diocesi di Friburgo, dove ci s’incontrerà con il Vescovo titolare di questa diocesi, l’altro verrà fatto a Roma, fino ad arrivare al 10 luglio 2022 dove si chiude l’Anno Giubilare con la celebrazione eucaristica nella chiesa “Unsere Liebe Frau”. Sarà presieduta dal Vescovo ausiliare di Friburgo e incaricato di tutte le nostre comunità, S.E. Mons. Peter Birkhofer, assieme a relatori ospitati benevolmente da Don Waldemar e alla collettività, che di sicuro parteciperà numerosa. É un bel coraggio per affrontare e realizzare tante iniziative. Penso che questa sia un’occasione ottima per la comunità per riattivarsi, anche se la pandemia ci blocca ancora e vedo com’è difficile rimotivarsi, ripartire. Pensavo anch’io di riuscire a far qualcosa con il Convegno con cui abbiamo aperto quest’anno pastorale, prima del Convegno Europeo a Roma.
Questa Missione è ricca di famiglie che vengono dalla Sicilia, dove forte è la tradizione, vocazione a questo Santo e del pane distribuito. Vale a dire della vicinanza alle famiglie più povere e per socializzare. Hanno scelto un ottimo Patrono. Concordo pertanto sulla loro scelta di intitolare la loro Missione a San Giuseppe, anche perché, è uno che non solo ascoltava Dio ma metteva in pratica i suoi insegnamenti, come cita pure il Vangelo. È stato un capo famiglia che ha conosciuto l’emigrazione, lo scappare da casa, lo andare lontano e quindi egli può davvero capire i nostri problemi e affidarci a lui con sicurezza. Io conosco l’altare di San Giusepe, perché ogni anno facciamo anche noi una grande festa, nella nostra comunità. Io sono Delegato, editore del Corriere d’Italia e tanto altro ancora, ma per fortuna sono anche parroco e questo è importante, tenere un piede nella pastorale sempre ancorata alle persone e quindi alla diocesana. Ecco anche lì, causa pandemia, da due anni abbiamo sospeso questa grande festa con l’altare, la distribuzione del pane, la messa in Missione, la cena ecc. Poco fa ad esempio, prima di arrivare a Karlsruhe, sono stato ospite in una famiglia che ha ripreso questa tradizione del manto di San Giuseppe, dell’altare e del pane di San Giuseppe. Gli ho benedetto l’altare e ho pranzato con loro. Auguro alla collettività che quest’anno Giubilare del sessantesimo della vostra comunità, sia un’occasione per riattivarsi, essere viva, praticante e basate sul vangelo, come già detto il Santo Padre Papa Francesco nel Convegno tenuto a Roma, perché solo così le comunità hanno un futuro. Grazie a te Angela dell’intervista e del tempo che mi hai dato attraverso la tua emittente TeleVideoItalia.net. Vi faccio gli auguri per il vostro lavoro giornalistico e d’informazione che è sempre molto, molto importante. Penso che lo facciate con grande soddisfazione e con gioia, come ho sempre fatto anch’io. (aise)