PESACH 5780: GLI AUGURI DI SERGIO DELLA PERGOLA (HEVRAT YEHUDÉ ITALIA) AGLI ITALIANI IN ISRAELE

PESACH 5780: GLI AUGURI DI SERGIO DELLA PERGOLA (HEVRAT YEHUDÉ ITALIA) AGLI ITALIANI IN ISRAELE

GERUSALEMME\ aise\ - “Care Amiche e Cari Amici, in vista della festività di Pesach 5780, desidero porgere a tutti voi a nome del Vaad della Hevrat Yehudé Italia BeIsrael il nostro affettuoso augurio di Pesach Casher Vesameakh. Non è facile parlare di gioia in questi tempi tragicamente segnati dalla malattia e dalla morte, in Israele e in misura impressionante in Italia. Siamo al corrente, purtroppo, già di diverse perdite nell'ambito dell'Ebraismo italiano, e in questa occasione porgiamo la nostra solidarietà alle famiglie degli scomparsi”. Inizia così il messaggio che Sergio Della Pergola, presidente della Hevrat Yehudé Italia BeIsrael, indirizza alla comunità italiana in Israele alla vigilia della Pasqua ebraica, festività che dura otto giorni e che ricorda la liberazione degli ebrei dall'Egitto e il loro esodo verso la Terra Promessa.
“Una delle conseguenze forse meno attese della grande pandemia in corso è quella della spaccatura della società e della comunità in piccoli, minuscoli segmenti, fino all'isolamento totale delle persone e delle famiglie, e spesso dalle famiglie”, osserva Della Pergola. “Come dimostra la ricerca, il Seder di Pesach è l'occasione familiare, rituale e sociale che raccoglie la massima partecipazione di persone nel corso del ciclo annuale del calendario ebraico – più di ogni altro giorno dell'anno. Questo è un fatto accertato sia in Israele sia nelle diverse comunità della Diaspora. Il non potere effettuare come sempre la calda riunione conviviale di studio, di preghiera, di degustazione dei piatti tradizionali della nostra cucina, e di celebrazione dei canti della nostra tradizione è un fatto innaturale, direi una grave punizione che forse non pensavamo di meritare”.
“Ma – sottolinea – il momento richiama alla responsabilità e all'osservanza stretta delle disposizioni delle autorità sanitarie, con grande prudenza e umiltà. È appunto in questo contesto che il Vaad ha dovuto prendere la dolorosa decisione di chiudere il Bet Haknesset di Rehov Hillel già da Shabbat Ki Tissà. Anche chi in quel momento aveva sottovalutato il pericolo ha dovuto poi piegarsi alle disposizioni ufficiali. Il Vaad è consapevole che la situazione in corso causa grave disagio soprattutto alle persone anziane e sole. Grazie al Fondo KANAK-FAIB, che è gestito dalla Hevrà con la sensibile direzione del consigliere Miki Racàh, cerchiamo di apportare un minimo di sollievo a chi ne ha bisogno e ne vorrà fare richiesta”.
“Sono state anche messe in piedi diverse iniziative culturali e di svago per rafforzare il legame fra le persone attraverso Zoom e altri mezzi di comunicazione a distanza”, ricorda il presidente della Hevrat Yehudé Italia BeIsrael. “Nessuno dovrebbe sentirsi solo e abbandonato in questa situazione di emergenza”.
Questo, sottolinea, “è anche un momento di riflessione in cui cominciare a pensare a quello che vorremo fare dopo che l'emergenza sarà passata. I progetti di sviluppo e di costruzione all'interno del nostro edificio di Rehov Hillel 25 avanzano lentamente a causa delle lungaggini della burocrazia. L'entrata di un nuovo vicino ai piani superiori – l'organizzazione cattolica del Misdàr Achéi Zion – ha reso le cose più complicate e ha creato alcune gravi incomprensioni. Ma sono stati anche compiuti importanti progressi sulla via della pianificazione e della realizzazione del progetto di ristrutturazione, a partire dai piani di rifacimento della rete elettrica. Anche il Museo S.U. Nahon di Arte ebraica italiana ha dovuto sospendere le attività che avevano visto negli ultimi mesi diverse iniziative coronate da successo di critica e di pubblico. Nonostante l'emergenza in corso, cerchiamo già ora di pensare ai giorni che verranno dopo il ritorno alle attività normali”.
“Al primo posto – secondo Della Pergola – dovranno esserci la ricostruzione della rete sociale, l'incontro diretto fra le persone, e l'armonia all'interno della nostra comunità, al centro della quale si trova indiscutibilmente il nostro Bet Haknesset di Rehov Hillel. A questo proposito, fin da ora vi comunico che – a D. piacendo – il 28 ottobre 2020 sarà indetta l'Assemblea generale della Hevrat Yehudé Italia BeIsrael che mi auguro raccoglierà la massima partecipazione di soci e di amici per l'elezione del nuovo Consiglio direttivo. In quell'occasione verrà presentata una relazione dettagliata della cospicua mole di attività svolte dal Vaad in carica nel corso dell'ultimo bienno e nel bienno precedente. In quella data, inoltre, si concluderà definitivamente il mio mandato come membro e presidente del Vaad, che è iniziato con l'assemblea generale del 24 Novembre 2016”.
“È possibile che io non sia il solo consigliere che in quell'occasione deciderà di non ripresentare la propria candidatura”, anticipa il presidente, che spiega perché non si ricandiderà: “credo che dopo quattro anni di lavoro di indicibile intensità, con difficoltà ma anche con esiti senza precedenti, e dopo che avremo potuto completare o avviare nel modo migliore le incombenze in corso, sia giunto il momento di rinnovare il Consiglio. È essenziale che persone più giovani e fresche, oltreché esperte, competenti e ben motivate, prendano il comando della Hevrat Yehudé Italia beIsrael nei prossimi anni”.
“Sottolineo che mancano sette mesi a questo momento di necessario ricambio. È dunque imperativo che tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Rehov Hllel 25 inizino fin da questo istante a valutare quale vorrà essere il loro impegno attivo”, rimarca Della Pergola. “Vi è tutto il tempo per preparare un nuovo gruppo dirigente che sia in grado di prendere le redini della Hevrà fin dal primo giorno. Per fortuna la nostra comunità è ricca di persone capaci – giovani e veterani. In quell'occasione, ovviamente, si svolgerà un processo di transizione ordinato dal vecchio al nuovo Consiglio di tutte le funzioni e delle numerosissime informazioni necessarie. La nostra bravissima Segretaria Michal Colombo sarà presente per garantire tale continuità”.
“È dunque con lo sguardo volto con ottimismo e speranza al futuro della nostra Comunità, ai suoi compiti bene indicati dallo Statuto, e alle sfide più o meno prevedibili ma che certo ci saranno – conclude – che rinnovo a tutti l'augurio più cordiale di buona salute e Pesach Casher Vesameakh”. (aise) 

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