Cicalò (Fernando Santi) al congresso Filef: convocare la quarta Conferenza mondiale dell’Emigrazione

REGGIO EMILIA\ aise\ - La legge sul voto all’estero “ha fatto il suo tempo”. A sostenerlo è stato Pierpaolo Cicalò, presidente dell’Istituto Fernando Santi, intervenuto all’11° congresso della Filef in corso a Reggio Emilia.
Se “gli esiti del voto recente hanno determinato una situazione solo qualche anno fa inimmaginabile”, esito “negativo per il mondo del lavoro e per il paese, che ci spinge a riflettere ulteriormente sulle prospettive attuali del nostro associazionismo in un quadro istituzionale, anche prima, poco o nulla portato a farsi carico delle problematiche dei migranti, delle persone che emigrano”, Cicalò ha messo in guardia sulla “impostazione, tutta retorica, della destra sull’emigrazione” che renderà “ancor più difficile trovare nelle istituzioni ascolto per quanto da anni rivendicato”.
“Come Filef e Istituto Fernando Santi – ha aggiunto – abbiamo sempre considerato il pluralismo nel mondo associativo e l’autonomia della rappresentanza sociale dalle forze politiche e dalle istituzioni un punto fermo. Abbiamo visto che quando si è persa di vista questa scelta le associazioni si sono sovente trasformate in avamposti di partito all’estero con una commistione di ruoli che hanno indebolito l’azione per le finalità associative a vantaggio di un ruolo di tramite della rappresentanza politica. Un collateralismo fuori tempo che ha fatto perdere credibilità alle associazioni e ha prodotto disaffezione, crisi della partecipazione, astensione massiva dal voto”.
Ciò, ha precisato, “non significa essere apolidi, neutri”. Al contrario, “è bene essere coerenti con la storia dalla quale si proviene- e la nostra storia è quella del mondo del lavoro in emigrazione e delle sue organizzazioni- restando, credibili come associazionismo di rappresentanza dell’emigrazione italiana e oggi, soprattutto, impegnati ad esserlo dei giovani in emigrazione”.
Ma “il voto all’estero non è quello che avrebbe potuto essere. Se percorriamo a ritroso la vicenda non entusiasmante da molti punti di vista delle elezioni nella circoscrizione estero, - ha osservato Cicalò – troviamo conferme delle inadeguatezze di tale esercizio del diritto-dovere rispetto ai requisiti che la Costituzione impone”.
Ricordato che il documento base del congresso Filef “richiama, tra l’altro, anche l’esigenza di modifiche alla Legge 459”, cioè quella sul voto all’estero, il presidente del Santo ha sostenuto che “l’esperienza del voto all’estero come lo conosciamo, abbia fatto il suo tempo per molteplici ragioni. Anche da ultimo si sono evidenziate ripetute falle nel sistema tali che sarebbe opportuno resettare la soluzione come avanzata allora da Tremaglia, consentire e agevolare il voto nei collegi nazionali o prendere seriamente in considerazione l’idea di superare la circoscrizione estero in sé”.
“Il nostro recente documento FIEI in vista delle elezioni pone in modo aperto la problematica dei possibili cambiamenti del voto all’estero”, ha ricordato Cicalò. “Lo fa anche alla luce della crescita forte del numero di nuovi emigrati e tenuto conto delle molteplici conseguenze negative del taglio improvvido del numero dei rappresentanti in parlamento. Noi pensiamo che, l’associazionismo, storicamente la rappresentanza sociale è quella che a lungo ha tenuto collegate l’Italia con l’altra Italia fuori dai confini. Vanno poste nella realtà attuale le condizioni per un suo protagonismo forte. Il che può avvenire rinnovando il modo di essere e di operare”.
Le associazioni, ha evidenziato, “hanno la responsabilità, all’estero, di dare continuità di rapporti e relazioni con il paese d’origine ma anche di essere insieme a chi emigra in Italia agendo, come ricorda il vostro documento “per accogliere e soprattutto pienamente integrare i migranti”. Per poter più efficacemente intervenire anche noi riteniamo che le forme dell’organizzazione dell’associazionismo, e delle singole associazioni, l’articolazione delle tradizionali associazioni nazionali debbano produrre un superamento del loro modo di essere. La messa in rete delle diverse forme esistenti (associazioni, gruppi di collegamento on line, forme di aiuto-aiuto ecc), ivi comprese quelle cui danno vita le nuove generazioni della più recente emigrazione nei paesi di accoglienza, sono l’evidenza di un cambiamento in atto del modo di radicarsi delle persone nelle comunità degli italiani all’estero”.
“Di ciò dobbiamo tenerne conto”, ha aggiunto, sostenendo che “la FIEI - la federazione che insieme abbiamo costituito oltre 20 anni or sono – può essere un effettivo nucleo proattivo, di stimolo per la riqualificazione ed il potenziamento di tutto il FAIM, nel senso non di una sommatoria di singole presenze associative, ma di una funzionale effettiva rete partecipata più ampia la cui azione collettiva democratica di sostegno e affiancamento sia rivolta agli emigrati come agli immigrati in Italia”.
“Il quadro politico che ha espresso il prossimo parlamento non ha contribuito all’instaurarsi di politiche per l’emigrazione italiana e per la tutela del lavoro italiano all’estero come previsto dalla Costituzione”, ha detto ancora Cicalò, secondo cui “questa grave responsabilità è condivisa con il parlamento e i governi precedenti”.
“Il lavoro fatto in continuità dalla CNE e dal FAIM e che, in qualche misura, si è riversato nelle risultanze della Conferenza stato regioni Cgie costituisce materia di approfondimento molto utile da innovare e sistematizzare con lo svolgimento della 4 Conferenza mondiale dell’emigrazione”, ha proposto il presidente del Santi, dicendosi “convinto” del fatto che, alla luce del “ruolo responsabile e propositivo che le nostre associazioni costituenti la FIEI hanno avuto negli anni a partire dalla 1ª Conferenza dell’emigrazione italiana e poi nella CNE e nel fondare il FAIM”, “uno dei nostri primi impegni debba essere rivolto al governo e al parlamento. Ad essi – ha sottolineato – va avanzata la richiesta di una Conferenza mondiale dell’emigrazione che va preparata e svolta con partecipazione piena di tutti i soggetti protagonisti del mondo dell’emigrazione”.
“Avete scritto: “Non possiamo cambiare il passato ma possiamo lavorare insieme per orientare il futuro”. Sono certo che possiamo farlo, a partire dai tanti temi condivisi, nell’interesse – ha concluso – delle persone emigrate”. (aise)