El Vestido de Dora a Tornareccio: Maxi Manzo (Cram) presenta il docufilm sulle sue radici

PESCARA\ aise\ - Dopo la vittoria al Flaiano, si terrà domenica prossima, 3 luglio, il giorno dopo la consegna del Premio Flaiano, attribuitogli per il suo filmato “El Vestido de Dora”, la presentazione nella "sua" Tornareccio, in provincia di Chieti, in Abruzzo, de “El Vestido de Dora”, docufilm di Maxi Manzo sulla storia di emigrazione della sua famiglia, e sul viaggio delle radici che lo ha (ri)portato in Abruzzo.
L'incontro, promosso dal Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo, è aperto a tutti e si terrà alle ore 20.30 presso la Sala polifunzionale “Remo Gaspari”.
Il film è stato sia finanziato che realizzato da Manzo, membro del CRAM stesso, e ripercorre le storie di diversi oriundi che realizzano il loro viaggi delle radici in Italia. Insomma storie di italiani fuori dall’Italia che scoprono l’Italia. Vuole mostrare, attraverso una profonda ricerca personale, gli effetti dello sradicamento forzato all’interno di un nucleo familiare emigrato dall’Italia e che si ripercuotono sulle generazioni future. Questo avviene con alcune semplici azioni della vita quotidiana, trasmesse di generazione in generazione, che possono risvegliare un’infinità di emozioni e che vengono canalizzate attraverso l’immaginazione dell’individuo. Altre azioni più complesse, invece, permangono nell’inconscio familiare influendo sulla personalità di un soggetto, come una ferita da guarire.
Tutto parte delle testimonianze dei nonni italiani emigrati in Argentina che rievocano passaggi della loro vita, in un momento attuale di solitudine e introspezione. Attraverso i filmati dell'archivio di famiglia il viaggio continua con il racconto della comunità italiana d’oltreoceano, con la nascita delle famiglie italo-argentine negli anni ’60, con l’adozione di nuovi costumi che si sviluppano attraverso la fusione delle tradizioni di entrambi i Paesi. In alcuni momenti si percepiranno fasi di negazione, di nostalgia, di rabbia, ma tutto ciò non impedirà la nascita della vita associativa negli anni ’70 e ’80. Nel docufilm si parla anche di quello che la comunità italiana, attraverso la sua rete associativa, ha dato al protagonista, così come a tanti altri giovani: la possibilità di realizzare i loro sogni e di esprimere le loro vocazioni. (aise)