Il Natale nel mondo nel nuovo numero del “Messaggero di sant’Antonio” per l’estero

PADOVA\ aise\ - Come vengono celebrati il Natale e le festività nei diversi Paesi del mondo in cui vivono gli italiani, soprattutto quelli arrivati di recente? A proporre questo “viaggio” attraverso le tradizioni natalizie dei nostri connazionali nel mondo è il “Messaggero di sant’Antonio” per l’estero di dicembre con lo speciale “Natale all'estero” che raccoglie le storie raccolte in Ucraina, Canada, Belgio, Germania, Brasile, Australia, Messico e Stati Uniti.
Dal Canada arriva la storia di Francesco Esposito e Daniela Sorrentino, giovane coppia emigrata a Montréal da Napoli nel 2017, riportata da Vittorio Giordano in “Apriamo i nostri cuori”. A 17mila km dall’Italia e dalla famiglia di origine, piuttosto che replicare tradizioni natalizie italiane difficili da esportare, la famiglia trascorre le feste con altre coppie di emigrati come loro, sia italiane, che greche o argentine, con un approccio estroverso ed esplorativo delle tradizioni altrui.
“Natale in salsa Ue” di Generoso D’Agnese presenta, invece, il Natale belga di Raffaele Di Giovanni Bezzi, teramano di nascita e da diversi anni a Bruxelles come funzionario della Commissione europea. Le feste natalizie per lui sono divise in due parti, una con la famiglia della moglie non italiana, e una in Italia con la propria famiglia d’origine, tra nostalgia e nuove amicizie.
Sempre D’Agnese firma “Saudade natalizia”. È la storia della veneziana Marika Avezzù che vive in Brasile con il marito Rafael Rodrigues e la figlioletta Raffaella. Insegnante di italiano a Biguaçu, la donna confessa di sentire la mancanza di usi, costumi e tradizioni del “natale italiano”, ma cerca di tramandarli alla sua nuova famiglia e a raccontarli ai suoi studenti.
Di “Nostalgia e tradizioni” scrive anche Sara Bavato dall’Australia, dove il Natale si vive “in piena estate”. E lo fa attraverso le voci di Daniela Pruiti-Ciarello, siciliana che vive a Perth dal 2009, illustratrice di libri per l’infanzia; di Ilaria Cappadona, giovane mamma originaria di Vigevano e a Melbourne dal 2014; di Silvia Ferretti, giornalista che da Parma si è trasferita in Victoria nel 2016 per seguire il marito chef.
Con “Inguaribile napoletanite” Nicola Nicoletti racconta la storia di Antonio Mariniello, originario da Poggiomarino, che ha esportato in Messico nella sua nuova famiglia e tra i suoi nuovi amici la tradizione del presepe e della cena della Vigilia in salsa partenopea, con alcune contaminazioni sudamericane.
Senso di lontananza e solitudine sono il leitmotiv delle interviste raccolte da Generoso D’Agnese in “Solitary Christmas” a Gianluca Todisco, performer e coreografo romano che ha scelto Los Angeles per i suoi sogni professionali, e a Emanuele Tozzi, musicista e avvocato abruzzese che vive a New York.
Dalla capitale ucraina, invece, arriva la storia di Marinellys Tremamunno “Natale a Kiev”. È quella di Marco Chimenton, 38enne di Spinea (VE), coordinatore dell’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), agenzia umanitaria dell’ONU che porta aiuti umanitari in zone di conflitto o in caso di emergenze migratorie. A Kiev dal 2020, Marco festeggia due volte il Natale: quello cattolico il 25 dicembre e quello ortodosso il 7 gennaio insieme alla famiglia ucraina della sua compagna.
Dalla Germania Andrea D’Addio in “Adorata famiglia” mette a confronto alcune diverse tradizioni natalizie, a partire dall’albero di Natale. In Italia si fa durante il ponte dell’Immacolata, in Germania il 24 dicembre e solo con candele vere. Lo racconta Andrea Scafidi, di Salina (Messina) che vive ad Amburgo con moglie tedesca e figli. Mentre Antonio Staiano, di Nizza di Sicilia ora a Berlino, racconta come sia cambiata l’atmosfera di festa dopo l’attentato al Mercatino di Natale nel 2016.
Infine, è un’immersione coinvolgente nell’arte dei presepisti il servizio “Due Angeli e un presepe” di Alessandro Bettero, che racconta la storia toccante e misteriosa di Angelo Di Maio, che da molti anni realizza presepi artigianali ispirati alla tradizione napoletana. Da dieci anni, a causa di una lunga malattia, la vista di Di Maio si è affievolita fino al buio totale. Dal suo primo presepio realizzato all’età di sei anni, seguendo le orme del nonno materno prima e poi della madre e del padre, di strada ne ha letteralmente fatta molta, visto che le sue creazioni hanno girato l’Italia. Il sogno è ora quello di varcare con le sue opere i confini nazionali per diffondere il messaggio della tradizione avviata da san Francesco a Greccio 800 anni fa. (aise)