Italo-americani e calcio: We the Italians intervista Matt Rizzetta

ROMA\ aise\ - “Ogni tanto si legge la notizia che qualche squadra di calcio italiana viene acquistata da un americano. A volte non sono italoamericani, come nella sola Serie A i proprietari del Milan o dello Spezia o del Parma o della Roma, il cui proprietario precedente era, lui sì, italoamericano. Come italoamericano è Rocco Commisso, il proprietario della Fiorentina. In Serie B, dove giocherà il Parma il prossimo anno, è americano il proprietario del Venezia. In Serie C c’è il Catania che sembrava potesse essere acquistato dall’ex proprietario delle squadre di calcio di Bologna e Venezia, l’italoamericano Joe Tacopina; il Pisa di proprietà di un russo emigrato a 16 anni in America dove ha fatto fortuna e preso la cittadinanza americana; e il Palermo che fino allo scorso anno aveva nella sua proprietà anche l’italoamericano Tony Di Piazza. Se si considerano le squadre di calcio professionistiche di tutta Europa, sono 36 i proprietari americani. In Italia, su 16 società nelle prime tre serie professionistiche di calcio (A, B e C) di proprietà straniera, 11 sono di proprietà americana. Ma a giugno ce ne sarà un’altra, perché in quei giorni salirà dalla Serie D alla Serie C un’altra squadra di proprietà di un americano, anzi di un italoamericano: il Campobasso di Matt Rizzetta. Questa è una storia un po’ diversa dalle altre, più italoamericana, e a noi fa molto piacere raccontarla dando il benvenuto al suo protagonista, Matt Rizzetta”. Inizia così l’intervista che Umberto Mucci, fondatore e direttore del portale “We the Italians”, ha realizzato a Matt Rizzetta, italo-americano proprietario del Campobasso.
D. Ciao Matt, racconta ai nostri lettori qual è la tua storia italoamericana.
R. Sono cresciuto molto legato alle mie radici italoamericane. I miei nonni sono immigrati a New York negli anni '50 da una piccola città chiamata Monteleone di Puglia. Mia nonna ha trascorso la sua infanzia avanti e indietro tra l'Italia e gli Stati Uniti e ha aiutato a crescere mia madre mentre mio nonno è rimasto in Italia per completare il suo servizio militare prima di raggiungerla negli Stati Uniti. I miei nonni paterni erano siciliani e calabresi, sebbene fossero cresciuti a New York. Siamo sempre stati molto orgogliosi della nostra eredità, e l'esperienza italoamericana è stata una parte centrale della mia infanzia. Molta famiglia, molto cibo e molto amore”.
L’intervista completa è disponibile in italiano e in inglese a questo link. (aise)