Marcinelle/ Usef: si muore ancora di lavoro e di emigrazione

ROMA\ aise\ - L’appuntamento con la Giornata Nazionale del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo “ci riporta alla memoria nomi di località come Marcinelle in Belgio e la tragedia che costò la vita a 262 lavoratori di cui 136 italiani, o come Monongah, in Virginia, USA, che causò la morte di tante persone il cui numero non è stato mai accertato e oscilla da 350 a 956 a seconda delle fonti. Una verità che non si è mai potuta sapere, poiché molte delle vittime erano in miniera senza essere registrate e quindi ufficialmente inesistenti”. A dichiararlo è stato Salvatore Augello, Presidente dell’Unione Siciliana Emigrati e Famiglie - USEF.
“Alla mente vengono anche i nomi di altre località quali ad esempio Aigues-Mortes in Francia dove ci fu uno scontro con vittime tra operai francesi ed italiani – ha proseguito Augello -. Quanti altri nomi di località lontane e vicine si potrebbero aggiungere ad un elenco che diventerebbe davvero lungo. Come vogliamo definire infatti i tantissimi morti nelle miniere siciliane? Le tante miniere dei bacini minerari di Enna, Caltanissetta, Agrigento ed anche Palermo? Non sono forse nomi che ci riportano alla memoria lutti e lotte? Lutti per le vittime che sono perite nelle viscere della terra a causa di crolli, scoppi di grisou, inalazioni di idrogeno solforato. Lotte per la difesa di un posto di lavoro e della sicurezza dello stesso, per reclamare una vita più decente e più umana. Ancora lotte per rendere dignitoso un duro lavoro che garantiva benessere ai nostri paesi”.
“Ma di lavoro si continua a morire ancora – ha evidenziato il presidente dell’USEF -. Che dire infatti delle oltre 600 vittime del 2022 o dei 1.361 del 2021? Cifre che reclamano una maggiore attenzione alla sicurezza, maggiori controlli, una maggiore umanizzazione del lavoro. Questa è la ricorrenza che si celebra l’8 agosto, con questo spirito il Presidente Carlo Azelio Ciampi nel 2001 istituì la giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il Presidente volle istituire questa, giornata proprio in concomitanza di una tragedia che richiamò l’attenzione su un decennio di politica, quando l’Italia firmava accordi con vari stati: Francia, Belgio, Germania per scambiare i propri lavoratori con materie prime e con moneta pesante. L’accordo con il Belgio fu quello che fece più scalpore per le conseguenze che ebbe sia positive che negative. Positive perché fece affluire in Italia nel triangolo industriale la materia prima necessaria per il rilancio della ricostruzione post bellica e dell’economia italiana: il carbone, che era alla base dello scambio “braccia per sacchi di carbone”. Positive ancora, perché le rimesse degli emigrati che godevano anche di un regime speciale, non solo risultarono benefiche per la bilancia dei pagamenti italiana, ma permisero di rilanciare l’economia e lo sviluppo dei paesi di partenza degli emigrati, dando nuovo impulso sia all’edilizia che all’agricoltura”.
“Negative, perché avviò lo spopolamento del mezzogiorno anche in favore del Nord industrializzato, cambiando il destino di centinaia di comuni e non fece mai decollare l’industrializzazione della nostra terra, che venne invece scelta per piazzarvi le industrie inquinanti. Industrie che da noi inquinavano riservando al Nord dove pagavano le tasse, i benefici economici – ha aggiunto -. 8 agosto elevata a giornata simbolo, perché la tragedia di Marcinelle diede il via ad una svolta nella politica mineraria dell’intera Europa, ma anche nella politica dell’emigrazione praticata dall’Italia. Da quella data in poi infatti, si intensificò la battaglia con ottimi risultati per garantire quei diritti sbandierati nei manifesti di reclutamento spuntati su tutte le piazze e supportati dai cosiddetti reclutatori.”
“Eppure – ha detto, avviandosi alla conclusione -, la storia si ripete e come si muore di lavoro, si muore ancora di emigrazione. Ieri i nostri valicavano a piedi clandestinamente la catena montuosa delle Alpi affidandosi a traghettatori pagati che li aiutavano a raggiungere la terra di Francia o altre terre, rischiando anche la vita. Partivano da Genova, da Napoli, da Palermo, affidando il proprio destino all’ignoto per raggiungere un mondo di cui avevano nella maggior parte dei casi solo sentito parlare: “la merica””.
“Oggi – ha chiuso - rivediamo le stesse scene solo che questa volta gli attori sono di pelle nera o di altro colore e si affidano a mercanti senza scrupoli che li affidano a quel mare inclemente trasformatosi in un cimitero liquido che inghiotte centinaia di poveracci che fuggono da dittature, da guerre, da una nera povertà, alla ricerca di un lavoro, ma anche di quei diritti che non hanno in casa loro, alla ricerca non solo di un lavoro dignitoso, ma di quella libertà che è loro negata. È davvero il caso di dire: “niente di nuovo sotto il sole”, la storia si ripete, stessi pericoli stesse morti, stessa ricerca di dignità, lavoro, democrazia, libertà. Quella dignità e quel rispetto che ancora oggi i nostri giovani vanno a cercare altrove, continuando un processo migratorio che ipoteca il futuro dei nostri paesi”. (aise)