Radio e tv italiane all'estero: l'importanza di difendere la voce dei connazionali nel mondo

ROMA\ aise\ - “Italiani in onda – Radio e tv: la voce dei connazionali”. Questo il titolo del primo dei tre panel in programma per “Informazione senza confini”, il convegno in corso in Senato promosso dalla Senatrice Iv eletta all’estero, Laura Garavini, che ha visto protagoniste molte delle realtà operanti nel campo dell’informazione italiana all’estero.
A prendere parola per primo è stato Fabrizio Ferragni di Rai Italia: “è necessario che gli italiani all’estero siano completamente informati – ha spiegato l’esponente della Rai per l’estero -. Noi abbiamo unito due realtà, tra cui Rai Italia, che si trasformerà e diventerà - da ottobre - “Rai Italy”, che sarà bilingue, italiano e inglese”. Ma in realtà, le trasmissioni italiane di Rai Italia sono già sottotitolate in inglese da una settimana. Tutto ciò potrà favorire la ripresa del nostro paese”.
Lorenzo Pedicini è intervenuto invece per Radio Cosmo, radio operante in Germania, che ha parlato da remoto della storia della sua Radio: “siamo partiti per dare strumenti fondamentali per orientarsi nella società tedesca, far sentire la musica italiana e informare la comunità. Ma la comunità è cambiata. E così la trasmissione, che ha iniziato a parlare all’intera famiglia, non solo a lavoratori stagionali uomini. E la radio è continuata a cambiare, ora produciamo podcast quotidiani per approfondire ogni giorno un tema che può interessare gli italiani in Germania. L’intento è rimasto lo stesso, ma stiamo cercando di sfruttare i temi e i mezzi più adeguati ai nostri tempi”.
Phil Baglini è invece intervenuto in presenza per London One Radio: “prima di noi, non c’era la radio italiana in Inghilterra. Ho dovuto studiare il territorio, ho realizzato un documentario su Guglielmo Marconi. Lì mi sono chiesto “perché non c’è un radio italiana a Londra, dove al tempo vivevano 600 mila italiani?”. Vedevo che gli italiani a Londra avevano bisogno di una radio in lingua italiana per 24 ore su 24. Un’altra cosa che mi ha fatto prendere questa decisione, è stata la Pandemia. Avevamo collegamenti da ospedali inglesi, ma anche da Bergamo. È stato un periodo difficile”.
“Il progetto è nato come un progetto streaming, ma da oggi, dopo un attento esame, andremo anche nelle digital radio – ha aggiunto Baglini -. Partiremo dal territorio di Edimburgo per poi passare a Manchester, dove a breve aprirà un nuovo consolato e ci sarà bisogno di informare gli italiani della zona. Ma ci si potrà ascoltare anche dall’Italia e non solo, USA, America-Latina ecc… Il 10% dell’informazione è in inglese, ma restiamo focalizzati per parlare italiano. Sono venuti Ministri e artisti a parlare nelle nostre frequenze. E questo rende l’idea di come gli italiani all’estero, stando lontano dall’Italia, amiamo ancora di più il nostro Paese. I mezzi dell’informazione si possono integrare l’un l’altro, ma la cosa importante è, come diceva il sottosegretario Moles in apertura, avere rispetto dell’ascoltatore e dare informazione in modo professionale. Io non mi voglio fermare, ma la radio non è la mia radio, ma della comunità. La nostra realtà non vuole essere nient’altro che un megafono degli italiani all’estero, ma anche degli italiani in generale, perché dove c’è l’italiano c’è l’Italia. Per questo la politica deve supportare l’informazione”.
Ha preso parola poi Lorenzo Ponzo, Direttore di Hitalia, radio italiana operante in Belgio: “le nostre radio sono radio uniche. Noi non dobbiamo provare qualcosa a qualcuno, perché già sul territorio, ogni giorno noi comproviamo la nostra importanza per la comunità”. “Oltre agli iscritti all’Aire, c’è anche un’altra Italia. E anche quella ci dobbiamo rivolgere. Ma noi dobbiamo sapere chi siamo. Sapere i nostri bisogni, vogliamo andare avanti con determinazione. Vogliamo avere un futuro dinamico. Viva l’informazione italiana nel mondo”.
Sempre dal Belgio ha preso parola anche Pietro Lunetto, direttore di Radio Mir, realtà nata nella nuova emigrazione italiana, ha due anni: “Radio Mir ha i piedi in Belgio e la testa nel mondo. La nostra radio è composta da tutti i tipi di emigrazione, vecchia e nuova. E cerchiamo di dar voce a tutto il fenomeno migratorio, anche degli migranti in Italia. Nasciamo con pochi obiettivi, ma chiari. Soprattutto dare voce diretta all’emigrazione italiana nel mondo e far circolare le buone pratiche, che spesso rimangono solo locali”.
“Il mondo della migrazione è molto complesso”, ha aggiunto ancora Lunetto. “Ci sono approcci comunicativi molto diversi. Noi siamo una realtà non profit, e stare sul mercato è difficile. Ma alcuni contenuti degli italiani nel mondo fanno difficoltà a stare sul mercato. Un aiuto delle istituzioni italiane deve esserci, ma forse andrebbe centralizzato il più possibile in ambito ministeriale. Magari anche provando ad aiutare i nuovi arrivati. Perché spesso si rischia di sprecare delle preziose risorse”.
Leggermente diversa è la situazione di Radiocom.tv. Poiché, come spiegato da Filippo Giuffrida: “anche noi siamo nati in piena pandemia. Il nostro progetto nasce con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e non ha un bacino territoriale specifico, ma vuole fornire informazioni a tutti gli italiani nel mondo. Abbiamo il patrocinio anche dal Ministero del Lavoro e dell’ANCI. Cerchiamo di parlare a tutti i migranti italiani, quella di vecchia e di nuova generazione. Cerchiamo sia di sviluppare anche una parte culturale degli italiani all’estero che di aiutarli a capire il miglior modo per cercare lavoro nei diversi paesi, aiutandoli nelle scelte. Ci sono risposte estremamente positive al nostro lavoro, ma c’è molto da fare. Sarebbe auspicabile anche una riflessione sui contributi che ricevono le varie radio. Sarebbe buono un intervento organico sui contributi all’editoria”.
Dall’Irlanda, infine, ha preso parola Maurizio Pittau per Radio Dublino: “la nostra è a tutti gli effetti una radio irlandese in Italia. Facciamo conoscere la cultura e la lingua italiana, e cerchiamo di aiutare la comunità, informando in modo molto locale. Il nostro bacino d’utenza è quella della seconda generazione di migranti. La comunità è molto più piccola che quella dei grandi paesi di emigrazione italiana. Ci rivolgiamo all’emigrazione degli inizi del 2000. L’inizio della nostra storia decennale, è stato solitario. Poi ci siamo allargati e siamo diventati un’associazione. È bello fare parte di questa comunità. La radio è importante, ma siamo tutti volontari. Stiamo crescendo, siamo felici di collaborare con istituzioni, anche se siamo andati avanti sempre finanziamenti pubblici. Quindi siamo contenti di collaborare, che non significa dipendere”. (l.m.\aise)