Trento, Brasile, Cooperaazione: Monica Bonadiman si racconta a Mondo Trentino

TRENTO\ aise\ - “Mi chiamo Monica Bonadiman, vengo dalla Val di Non, dal piccolo Paese di Banco, una frazione del comune di Sanzeno. Ho vissuto a Banco fino a quando mi sono iscritta all’Università di Verona, ma ci tornavo comunque spesso. Ho un legame molto forte con la mia terra, nonostante i miei genitori durante la mia infanzia non fossero 100% dedicati alla campagna, abbiamo sempre lavorato la terra, che mi manca molto, come la famiglia, gli amici, le montagne, l’inverno…”. Inizia così l’intervista che Mondo Trentino ha realizzato a Monica Bonadiman, cooperante trentina volata in Brasile.
Qual è stato il tuo percorso formativo?
Mi sono laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Verona con una tesi su una filosofa Spagnola contemporanea, Maria Zambrano, esiliata durante la dittatura Franchista. La Zambrano ha vissuto il suo destierro (esilio in spagnolo) fra Europa e America Latina. A partire dalla sua opera ho iniziato a riflettere molto sulla dimensione del viaggio come qualcosa di molto profondo, il viaggio come incontro, come rinascita permanente, come continua scoperta di nuovi mondi e culture, ma anche come riscoperta di se stessi. Ho sempre amato la letteratura sudamericana, da Sepulveda a Isabel Allende, da Gioconda Belli a Gabriel Garcia Marquez e attraverso le loro opere ho sempre sognato di conoscere l'America Latina. Durante il percorso universitario ho passato un periodo in Spagna, attraverso l'interscambio Socrates Erasmus e dopo la laurea ho vissuto un anno in Irlanda, dove ho perfezionato l’inglese, fatto uno stage in una ONG che si occupava di rifugiati ed immigrati Sudamericani, LASC (Latin American Solidarity Center). Al ritorno ho deciso di approfondire la dimensione del viaggio da un punto di vista piú tecnico e mi sono iscritta al Master of Tourism Management della Trentino School of Management. Durante il Master ho vinto una borsa di studio della Fondazione Trentino Università per fare uno stage all'estero come esperienza finale del Master e sono cosí riuscita a realizzare il mio sogno del Viaggio in America Latina. Oltre all’Università e al Master ho frequentato dei corsi sulla cooperazione Internazionale presso l’ACCRI di Trento e l’Università dei Popoli per la Pace di Rovereto. La dimensione del Viaggio come esilio, il Master in Management del Turismo e i percorsi sulla cooperazione Internazionale mi hanno portata in Brasile con l’Associazione Tremembé. Tramite questa associazione abbiamo fatto uno studio di fattibilità per la creazione di una Rete di Turismo Comunitario fra piccole comunità costiere e non dello Stato del Cearà, nel Nordest del Brasile, una delle aree con un IHD piú basso del continente Brasile. Dallo studio di fattibilità é nato un progetto presentato alla PAT assieme all’Associazione Tremembè e partners Brasiliani che è stato poi approvato. Da queste esperienze inizia la mia storia con il Brasile.
Dove vivi ora e cosa fai, per chi lavori?
Adesso vivo a Fortaleza, la capitale dello Stato del Cearà. Sono rappresentante del Paese della Fondazione WeWorld GVC Onlus In Brasile e coordinatrice della sede dell'organizzazione in loco.
Qual è stato il tuo percorso lavorativo e cosa ti ha spinto a trasferirti in Brasile?
In Italia ho lavorato fondamentalmente per mantenermi gli studi, facendo lavori stagionali legati alla ristorazione, in hotel e ristoranti Trentini e a Dublino in Irlanda. Il mio percorso lavorativo nella cooperazione internazionale è nato attraverso di volontariato assieme all’Associazione Tremembè, intercalato da qualche pausa in Trentino dove ho collaborato con la Fondazione Fontana Onlus. Dopo qualche anno con l’Associazione Tremembè coordinando progetti nel Cearà finanziati dalla PAT, ho conosciuto la ONG Intervita di Milano, che finanziava un'organizzazione locale con cui anche io cooperavo. Mi hanno fatto una proposta di lavoro, prima come esperta di monitoraggio su alcuni progetti che finanziavano in loco e successivamente mi hanno chiesto di fare la start up dell’organizzazione in Brasile. Dal 2010 lavoro per loro, Intervita ora si è trasformata nella Fondazione Weworld GVC Onlus, membro di Child Fund Alliance, la sede di Fortaleza conta, oltre a me, altri 11 dipendenti, tutti Brasiliani. Lavoriamo in 28 Comuni dell'entroterra dello Stato del Cearà, in un'area semiarida che si chiama Sertão, da quest’anno siamo soci in un consorzio di organizzazioni che lavorano in 21 Stati del Brasile con la tematica di Protezione di difensori dei Diritti Umani attraverso un progetto finanziato dall’Unione Europea. Le tematiche di cui ci occupiamo sono Educazione contestualizzata (con il contesto semiarido), diritti di genere, lotta alla violenza domestica e pratiche di mediazioni di conflitto e circoli di pace. Lavoriamo sempre con partner locali, al momento collaboriamo con 10 organizzazioni della società civile, con governi municipali e statali attraverso azioni di advocacy e lobby, contiamo con 12 progetti attivi finanziati fra gli altri dall’Unione Europea, Tavola Valdese, WeWorld GVC Onlus, organi pubblici Brasiliani e qualche impresa. Stiamo anche facendo il monitoraggio di un progetto finanziato dalla PAT attraverso il consorzio Trentino Brasile.
Quando sono arrivata per la prima volta in Brasile con la borsa Studio di Fondazione Trentino Università, pensavo che la mia sarebbe stata un'esperienza a corto-medio termine. Non ho mai pianificato di trasferirmi in Brasile per molto tempo. Consideravo il Brasile un'esperienza per iniziare a lavorare nella cooperazione Internazionale, ma non avrei mai pensato che l'esperienza sarebbe durata per tutto questo tempo. Semplicemente da cosa nasce cosa e sono ancora qui, ma non considero il Brasile la mia meta finale, nonostante qui faccia qualcosa che mi piace e sia felice, sento che altre esperienze mi chiamano.
Come si verifica la cooperazione tra popoli diversi?
Secondo me la cooperazione è prima di tutto un incontro fra popoli. Le modalità di cooperare possono essere molte. Assieme si possono scrivere progetti, organizzare interscambi, scambiarsi buone pratiche.
Qual è il ruolo della cooperazione internazionale nel tuo lavoro?
L’organizzazione per cui lavoro, WeWorld è un’organizzazione italiana indipendente attiva in 25 Paesi compresa l’Italia con progetti di Cooperazione Internazionale e Aiuto Umanitario per garantire i diritti delle comunità più vulnerabili a partire da donne, bambine e bambini.
Ti senti un'emigrata in Brasile?
Certamente rientro nella categoria “migrante”. Nella storia dell’uomo, le migrazioni sono una costante di ogni comunità, di ogni periodo storico e di ogni Stato. Nella categoria “migrante” rientrano emigrati e immigrati, che si muovono per molto motivi diversi. Il mio stato di emigrata certamente è diverso da chi si sposta per necessità o per motivi di sopravvivenza, come è accaduto ai nostri nonni quando partivano per gli Stati Uniti, il Brasile e molti altri Paesi, Molti di loro non hanno avuto scelta, era in questione la loro stessa sopravvivenza. Anche le migliaia di persone che ai nostri giorni arrivano in Italia su barconi, scappando da fame e guerre, non hanno scelta. Io invece la scelta l'ho sempre avuta. Non sono scappata per motivi di sopravvivenza, ho scelto di fare un'esperienza in Brasile e qui sono fino ad oggi. Mi sento emigrata nel senso che vivo in un Paese diverso dal mio, con altri usi e costumi, ma non vivo i disagi che la maggior parte dei migranti vivono. Ho un lavoro, una casa, non mi manca niente dal punto di vista materiale, sono sicuramente privilegiata da questo punto di vista.
Com’è stata all’inizio della tua avventura in Brasile, l’integrazione con la popolazione brasiliana, come ti hanno accolta, ti sei sentita subito a casa?
Quando sono arrivata la prima volta in Brasile sono stato ospite di una signora in un quartiere periferico della città di Fortaleza, Dona Vandir, la mia nonna adottiva Brasiliana. Dona Vandir faceva parte del collettivo Mulheres em Movimento (Donne in Movimento) del Conjunto Palmeiras, un enorme quartiere popolare e a tratti “favelizado”, che a quei tempi era sede di un progetto dell’Associazione Tremembè e dove per anni c'è stato Padre Chico Moser. L’accoglienza é stata ottima, le persone umili sono sempre molto affettuose, generose e accoglienti. Sono arrivata che era già buio e mi ricordo la desolazione del tragitto aereoporto – casa di Dona Vandir durato poco più di mezz’ora. Strade dissestate, la via di Dona Vandir a quel tempo (2006) non era nemmeno asfaltata, poca illuminazione, le case tutte attaccate una all'altra, con muri alle cui estremità sono infilati cocci rotti di bottiglia per evitare che qualcuno entri, immondizie accatastate, poche automobili, asini, cavalli e galline occupano le strade assieme alle persone, qualche bicicletta e motocicletta. La casa di Dona Vandir era molto umile, fuori uguale a tutte le altre, ma estremamente pulita e accogliente dentro. Le lenzuola erano profumate e appesa sopra il letto una zanzariera nuova di zecca per proteggersi dalle zanzare affamate di carni straniere. Il giorno in cui sono arrivata in Brasile un amico Trentino, Marco Nicoletti, mi ha aiutata a ambientarmi e a capire il contesto in cui sono arrivata. Ricordo che il giorno del mio arrivo c’era la finale dei mondiali Italia-Francia ed i vicini di Dona Vandir ci hanno prestato una tv in bianco e nero per vedere la partita. Ricordo che hanno festeggiato con noi la vittoria, è stato un momento molto divertente. Ricordo anche gli spari che ho sentito di notte, ed ai quali non mi sono mai abituata. In periferia l'uso ed il contrabbando di armi da fuoco è altissimo ed è comune sentire spari, molte gang usano la notte per traffici illegali e gli scontri armati con la polizia o fra bande diverse, sono all'ordine del giorno.
In questi anni in Brasile sono sempre stata accolta molto bene dalle popolazioni con le quali ho lavorato, dai beneficiari dei progetti. Le persone mi hanno sempre manifestato molto affetto, ospitalità e generosità, ed in molti casi gratitudine e curiosità. Un po’ diverse sono le relazioni con Movimenti Sociali e Ong Locali.
Il Brasile è un Paese con una cultura colonialista ancora molto forte, è difficile spiegarla in modo succinto, si potrebbero scrivere pagine e pagine, ma in generale è molto valorizzato quello che viene da fuori. L’aggettivo “importato”, affiancato a qualsiasi bene, generalmente è motivo di orgoglio e anche di ostentazione, perché ritenuto migliore di quello che esiste in loco. L’automobile “importata”, la farina “importata”, l'orologio “importato” ecc. Ovviamente chi puó permettersi di comprare questi prodotti sono le persone di ceto medio – alto, che vanno negli USA a fare shopping e mandano i figli a studiare all’Estero, in USA o in Europa e per questo “fa tendenza”. Purtroppo, in molti casi, la cultura, le tradizioni, la cucina tipica ecc., non sono sufficientemente valorizzate e in molti casi sono anche state impoverite e/o parzialmente distrutte dai colonizzatori. I militanti di movimenti sociali e le Ong e in generale i sindacati e i politici di sinistra criticano fortemente questa cultura, giudicata colonialista, e fanno da contrappunto. Non vedono di buon occhio gli stranieri, criticano fortemente questa mentalità colonialista che ancor oggi esiste. Molti Europei, fra i quali diversi italiani, venivano in Brasile in cerca di “divertimenti” spesso non leciti o moralmente poco accettati nei paesi di origine, come prostituzione, che in realtà è un vero e proprio sfruttamento, perché nella maggior parte dei casi c’é una disparità economica enorme fra i clienti e le vittime e anche pedofilia. Molti si approfittavano anche delle flessibili leggi locali e dei corruttibili funzionari responsabili, per aprire imprese sfruttando manodopera locale. Ne parlo al passato non perchè il fenomeno sia totalmente scomparso, ma sicuramente è diminuito grazie a controlli piú seri delle autorità locali e perché il Brasile è diventato un Paese caro. Molti attualmente tendono a spostarsi verso l’Asia per praticare questi tipi di crimini, perché ci sono meno controlli e sono paesi meno cari. Ovviamente Ong, movimenti sociali, sindacati, ed altri, criticano fortemente queste realtà e lo straniero, il “gringo” non è visto di buon occhio, prima ha colonizzato il Brasile sterminando le popolazioni locali, ha deportato la popolazione Africana per schiavizzarla nelle piantagioni di caffè e canna da zucchero e adesso arriva per sfruttare donne, bambini e manodopera a buon mercato. Farsi accettare in questo contesto non è stato affatto facile, ho dovuto guadagnarmi la fiducia lentamente, dimostrando da che parte stavo anche attraverso il mio lavoro.
Hai una famiglia in Brasile?
Si, ho sposato un Brasiliano e ho due figlie. La piccola purtroppo non è ancora stata in italia per via della Pandemia.
Quali sono i fattori che ti piacciono maggiormente del Brasile e quali meno?
Quello che mi piace in Brasile è la libertà di esprimersi, la diversità culturale, l'accoglienza, l'accettazione del diverso, l'allegria e la positività, il credere che tutto prima o poi si risolva. Nonostante tutti i problemi che esistono, quando possono, cercano di divertirsi e sono sicuramente piú ottimisti di noi Italiani. Quando torno in Italia sento sempre una cappa di negativismo, di rassegnazione...cosa che non respiro qui, nonostante ci siano problematiche molto piú accentuate che in Italia. Quello che non mi piace è la corruzione, il clientelismo politico, il poco rispetto per l'ambiente sia da parte dei cittadini che da parte dei poteri politici, una forte tendenza a vari tipi di fanatismo, l'accettazione e naturalizzazione di situazioni di estrema povertà e precarietà, la difficoltà delle persone di ricevere critiche o feedback negativi.
Secondo il tuo punto di vista quali potenzialità e problematiche (oltre al covid) ci sono in Brasile?
Domanda molto complessa e sulla quale si potrebbero scrivere interi libri.... Il Brasile é un Paese ricco di risorse naturali, potrebbe tranquillamente essere una delle piú grandi potenze economiche mondiali. Gli ostacoli affinché questo avvenga sono intrinsechi alla Storia di questo Paese – Continente. La cultura coloniale è ancora un grande ostacolo, prima lo sterminio degli indios, la divisione del Brasile in capitanie, la deportazione degli schiavi dall’Africa in Brasile, in tempi piú recenti la dittatura militare, il controllo che gli Usa hanno sempre esercitato in America Latina ha impattato fortemente anche il Brasile. Sono tutte ferite aperte che hanno prodotto una società fortemente polarizzata fra molti poveri e pochi ricchi. Il Brasile è riconosciuto come un paese ad alto indice di sviluppo ma è caratterizzato da un notevole grado di disparità e disuguaglianza socio-economica. Il paese ha conosciuto nella prima decade degli anni 2000 un buon livello di crescita economica e di sviluppo umano, probabilmente dovuto sia alle politiche del PT (Partido dos Trabalhadores) quanto alla generale congiuntura internazionale. Tuttavia a partire dal 2012, svanite le favorevoli condizioni che ne avevano promosso il progresso, i nodi strutturali dell’economia brasiliana sono tornati al pettine: la produttività stagnante e il modesto grado di connessione con il resto del mondo hanno frenato lo sviluppo, reso difficoltoso il finanziamento della crescente spesa sociale e determinato un progressivo peggioramento nelle finanze pubbliche. Lo scandalo Petrobras, scoppiato nel 2014, e la successiva crisi politica hanno ulteriormente frenato l’economia portando nel biennio 2015-2016 alla più profonda recessione degli ultimi quaranta anni. La recente ripresa dell’economia è stata meno vivace delle previsioni iniziali per una serie di motivi, tra cui l'incertezza politica. Sia nel 2017 sia nel 2018 il PIL è cresciuto intorno all’1% annuo; quello pro-capite ha ristagnato. Nelle ultime elezioni brasiliane alla fine del 2018 lo storico Partito dei Lavoratori (PT) che aveva governato il paese per quasi 15 anni è stato sconfitto. Il declino del PT, che per due mandati ha visto come presidente Luiz Ignacio da Silva, noto come Lula e poi Dilma Rousseff, è iniziato con gli scandali della cosiddetta operazione “Lava Jato”, che ha portato alla luce schemi di corruzione milionari all'interno della compagnia statale Petrobras. Dilma Rousseff rieletta nel 2014 ha lasciato la presidenza nell'agosto 2016, dopo che la sua richiesta di impeachment è stata approvata dal Congresso Nazionale a causa di deviazioni di bilancio avvenute durante la sua gestione. La presidenza è stata assunta dal vicepresidente Michel Temer, fino alle elezioni del 2018 che hanno dato la vittoria a Jair Bolsonaro, un ex militare in pensione che si è candidato alla presidenza della Repubblica Federativa del Brasile per il Partito Sociale Liberale (attualmente senza partito), con il generale Mourão (del PRTB) come vicepresidente, nella coalizione "Brasil acima de tudo deus acima de todos” (Brasile sopra tutto, Dio sopra tutti). In Brasile, i cambiamenti avvenuti nel governo federale con le elezioni del 2018 fanno parte di un processo di rafforzamento dei settori sociali conservatori e reazionari che contribuiscono all'indebolimento dello stato di diritto democratico, implicando una forte riduzione delle politiche pubbliche e delle azioni di governo per proteggere tutti i settori più fragili della società come le donne, i gruppi LGBT, la popolazione quilombola (afro discendente) e le popolazioni indigene. Le narrazioni dell'attuale governo federale dimostrano la volontà di azioni antitetiche allo stato democratico e ai diritti umani, poiché chiede pubblicamente la chiusura del Congresso Nazionale e della Corte Suprema. Il continuo attacco ai diritti conquistati nella Costituzione del 1988 impone gravi battute d'arresto alla classe operaia e crea un ambiente favorevole ad un aumento della violenza.
Il 2020 è stato un anno particolarmente complicato a livello mondiale per via delle Pandemia di Covid-19. Il Brasile, fin dall'inizio della diffusione del COVID_19, ha avuto indice di contaminazione altissimi e un numero di morti che lo vedono come secondo al mondo, battuto solo da Stati Uniti. Anche nel 2021 il Brasile si conferma il Paese piú colpito da COVID_19 dell’America Latina con oltre 17 milioni di casi confermati, oltrepassando i 450 mila morti a giugno 2021. La gestione della Pandemia in ogni stato è di competenza dei governi statali che si sono mossi in maniera molto diversa uno dall’altro. Sono mancate delle indicazioni incisive e chiare da parte del Ministero della Salute. Al momento il dibattito rispetto alla pandemia gira intorno alla questione vaccini. Il presidente é accusato da movimenti sociali e dalle sinistre di ritardare il piano di vaccinazione pubblica e di essere un genocida perché ha dichiarato la non obbligatorietà del vaccino e si è rifiutato di esentare le case farmaceutiche da eventuali danni, inoltre pubblicizza l'utilizzo del farmaco idrossiclorochina per curare i pazienti affetti dal virus, dichiarato non adeguato dall’OMS. Oltre alla crisi sanitaria, aggravata dalla inefficiente gestione della Pandemia, è sempre piú evidente la spaccatura del Paese fra oppositori e sostenitori del Presidente. A febbraio 2021, l'ex presidente Lula è stato scagionato dalle accuse che lo avevano condannato al carcere e reso ineleggibile nel 2018. Da quando la Corte Suprema ha rovesciato la condanna di Lula, è apparso pubblicamente in modo ricorrente e ha fatto molti discorsi alla nazione. Molto probabilmente sarà candidato alle elezioni del 2022 e, secondo gli ultimi sondaggi, ha già superato l'attuale presidente Bolsonaro nell'indice di popolarità.
Il problema maggiore che vedo al momento in Brasile é la polarizzazione estrema tra Bolsonaristi e anti Bolsonaristi, che creano una situazione di “divide et impera” molto propensa a diversi tipi di speculazione. La partita si giocherà sulle future politiche economiche, sociali e ambientali del paese ma dipenderà soprattutto dalla capacità dei candidati per le elezioni del 2022 di guadagnare il consenso dei partiti di centro. Il rischio di una campagna elettorale sulle macerie del paese è un fatto concreto: Bolsonaro ha deciso di giocare tutte le sue carte. Il clima che si respira è quello di una ‘resa dei conti’ e coincide con la peggior crisi politica, sociale ed economica dalla fine della dittatura. Bolsonaro è circondato di fedelissimi, uomini che – come osserva Oliver Stuenkel al Financial Times – “sono disposti ad andare con lui fino in fondo”.
Com’è la situazione Coronavirus nello stato in cui vivi e in tutto il Brasile e per quali motivi secondo te il livello di contagi e di morti è ancora molto alto nel Paese? A che punto è ora la campagna vaccinale, quali vaccini disponete?
Il 2021 in Brasile è iniziato con un aumento costante dei numeri di contagi e morti per COVID_19. A partire da febbraio molto stati hanno iniziato a inserire misure restrittive per cercare di rallentare i contagi e a marzo molti comuni e stati hanno decretato il lockdown. I sistemi di salute sia pubblici che privati sono entrati in collasso, le UTI piene e in molti comuni e stati c'era la fila d'attesa sia per accedere ai letti degli ospedali che alle UTI. Il problema qui è che molte persone non possono permettersi di stare in lockdown per molto tempo, perché se non lavorano non portano cibo a casa per sfamare le famiglie. Lo stare a casa è un “privilegio” di pochi, molte persone non hanno case sufficientemente spaziose per accogliere tutti i membri della famiglia in modo dignitoso, quindi un lockdown non è sostenibile in molti contesti, soprattutto nelle aree piú povere.
La gestione della Pandemia in ogni stato è di competenza dei governi statali che si sono mossi in maniera molto diversa uno dall’altro. Sono mancate delle indicazioni incisive e chiare da parte del Ministero della Salute, che ha visto un turnover di 4 ministri in questi mesi di emergenza. Al momento il dibattito rispetto alla pandemia gira intorno alla questione vaccini. Il presidente é accusato da movimenti sociali e dalle sinistre di ritardare il piano di vaccinazione pubblica. È accusato addirittura di genocidio perché ha dichiarato la non obbligatorietà del vaccino e inizialmente si è rifiutato di esentare le case farmaceutiche da eventuali danni creati dai vaccini.
Al momento i vaccini disponibili in Brasile sono Coronavac (Sinovac- Butantan), Astrazeneca (Oxford – Fiocruz), queste prime due prodotte in Brasile, poi Pfizer, Jonhson & Jonhson e SputnikV.
La gestione del piano di vaccinazione è gestito a livello statale anche se le acquisizioni vengono fatte direttamente dal Ministero della Salute che poi delega la logistica ai singoli stati. A livello Brasile l'11,4 % della popolazione ha ricevuto le due dosi e quasi 26% la prima dose. Lo Stato del Cearà vaccinerà la popolazione sopra il 18 anni entro agosto ed è lo stato con la campagna vaccinale piú avanzata. (dati aggiornati al 14 giugno 2021)
Stai pensando di ritornare in Italia?
Per il momento mi accontenterei di venire almeno per le ferie. Non torno in Italia da giugno 2019, avevo programmato le ferie per marzo 2020 ma poi hanno decretato lockdown in Italia e in Brasile e non sono più riuscita a rientrare. Gli iscritti Aire non possono rientrare in Italia nemmeno per le ferie. Spero che ad agosto ci sia piú libertà di movimento perché ho tanta voglia di rivedere famiglia e amici e desidero che le mie figlie possano conoscere e vivere il nostro splendido territorio. Tornare in Italia per viverci…ci penso seriamente, stiamo valutando i pro e i contro!
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Mantenete i contatti con il territorio, oggi più che mai è importante! Chi vive in Trentino in questo momento storico è più che mai privilegiato, un territorio con pochi centri urbani grandi, con una qualità di vita molto buona, verde, a contatto con la natura e le montagne. Valorizzate questo splendido territorio e ringraziate, perché è un privilegio in questi tempi difficili!” (aise)