BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI: LE BUONE PRASSI DELL’ITALIA A TIRANA

BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI: LE BUONE PRASSI DELL’ITALIA A TIRANA

TIRANA\ aise\ - Si è tenuta nei giorni scorsi a Tirana la conferenza “L’amministrazione, la gestione e l’uso dei beni sequestrati e confiscati: buone prassi e aspetti della collaborazione internazionale”, organizzata dal Ministero della Giustizia albanese. Oltre alla Ministra della Giustizia Edlira Gjonaj e della Ministra delle Finanze Anila Denaj, hanno partecipato per la parte italiana il procuratore Nazionale della Direzione Antimafia e Antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, il Procuratore presso la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Maria Vittoria De Simone, il Direttore dell’Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati Bruno Frattasi e il Presidente dell’Associazione “Libera”, Don Luigi Ciotti.
“Riadattare i beni confiscati con delle misure che hanno uno scopo sociale più ampio può portare a risultati davvero straordinari. Credo sinceramente che sia il modo più efficace di combattere la criminalità organizzata, perché si va a combattere anche sul reclutamento che le mafie operano sul territorio, proprio perché si offre un'alternativa valida" ha dichiarato l'Ambasciatore italiano Alberto Cutillo nel suo intervento alla Conferenza, ribadendo l’importanza per l'Albania di continuare su questa strada e rafforzare le misure a riguardo.
“La criminalità organizzata oggi si muove oltre i confini del paese di origine. È questo che ha portato Albania e l’Italia ad operare insieme. La criminalità albanese è uscita da tempo da questi confini, per articolarsi in diversi paesi europei, e in Italia opera con la ‘Ndrangheta, soprattutto nel traffico di cocaina”, ha affermato invece il Procuratore Nazionale Cafiero De Raho, sottolineando come proprio questo fenomeno abbia determinato la vicinanza tra polizia e magistratura italiana, e soprattutto tra il procuratore nazionale e le relative articolazioni giudiziarie e la Ministra della Giustizia albanese, nell’impegno profuso per dare massima spinta alla collaborazione e per arrivare a livelli sempre più efficienti nel contrastare i fenomeni criminali.
Il Presidente dell’Associazione Libera, Don Luigi Ciotti, ha ricordato da Tirana che in Italia la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata è stata richiesta dal basso, attraverso la raccolta di un milione di firme di cittadini che chiedevano di rendere questi beni collettivi, sottolineando anche che la reazione repressiva delle autorità deve essere accompagnata anche da un altrettanto fondamentale risposta culturale e sociale.
"Corruzione e mafia sono i parassiti più pericolosi che ci siano, perché distruggono la società dal di dentro e possiamo dire che abbiano tre complici: l'indifferenza di molti, il delegare cioè pensare che combattere le mafie sia una cosa che spetti solo alla polizia e alla magistratura e l'omertà perché il guardare e lasciare fare è uno dei mali più grandi. Corruzione e mafia sono difficili da sconfiggere. Sono avversari che combattono a viso nascosto, ma il pessimismo non deve mai prevalere sulla speranza. Il cambiamento che noi sogniamo ha bisogno del contributo di ciascun di noi. Non si volterà mai pagina, se non uniamo le forze, perché la risposta è anche culturale educativa e sociale", ha affermato Don Ciotti. (aise) 

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