IL CANTO DELLE PAROLE: A COLLOQUIO CON ANNA SANTOLIQUIDO - DI VALERIA MARZOLI

 IL CANTO DELLE PAROLE: A COLLOQUIO CON ANNA SANTOLIQUIDO - di Valeria Marzoli

POTENZA\ aise\ - La poetessa Anna Santoliquido sarà una delle voci recitanti l'evento Omaggio a Goethe che il 27 giugno 2019 nell'ambito della XII edizione del Festival della Poesia Europea, sarà rappresentato nell’incantevole cornice del Parco Archeologico di Paestum. Colta e raffinata poeta la sua poesia riesce a creare delle atmosfere rarefatte e suggestive.
Figura di spicco della cultura italiana si distingue per la sua multiforme produzione artistica. Vive a Bari dove insegna inglese dove si è laureata in Lingue e letteratura Straniere. Docente Universitaria. È responsabile per la Puglia del PEN Club Italiano. Artista poliedrica ha pubblicato più di sedici raccolte di liriche (I figli della terra Laterza 1981), La casa di pietra (Bucarest 2014), I have gone too far (Stepanakert 2016 edizione inglese-armeno), ha curato numerose antologie di racconti tra le quali Zgodbe juga – Antologija jurnoitalijanske kratke proze (Lubiana 2005). È autrice dell’opera teatrale Il Battista (1999). È attenta ai problemi dell’universo femminile e ha fondato e presiede il Movimento Internazionale “Donne e Poesia”.
D. C’è ancora spazio per la poesia nella società contemporanea?
R. La società contemporanea diventa sempre più fragile e ha bisogno di punti fermi a cui aggrapparsi. L’arte, con la sua energia e bellezza, può illuminare le menti. La poesia si nutre di parole e sentimenti, scava nell’intimo e nel sociale, costruendo ponti con il sé e con l’altro. I versi sono linfa vitale per l’autore, ma nutrono chiunque sappia accoglierli. Il messaggio di un testo può accompagnarci per l’intero arco dell’esistenza, rigenerarci alla lettura o al ricordo. Si pensi alla magia dell’Infinito di Leopardi o alle terzine dantesche. Ritengo che, nonostante il cinismo, la "liquidità" e la supremazia economica, la poesia continuerà ad avere uno spazio anche in futuro.
D. Qual è il ruolo che i poeti sono chiamati a svolgere nella società attuale?
R. Innanzitutto quello di generare e proteggere i sentimenti. Le emozioni somigliano un po’ alle immagini: durano attimi. I sentimenti, invece, hanno vita più lunga e coinvolgono la ragione. Se la società delle immagini mira a non farci pensare, la poesia, al contrario, ci stimola a riflettere. Sin dall’antichità il poeta ha smosso le coscienze. Saremmo gli stessi senza l’opera di Omero? Non sono stati i filosofi e i vati a chiarirci il senso dell’esistenza? Oggi più che mai c’è bisogno di attivare la coscienza critica. I social e i mass media tendono a omologarci. Il villaggio globale può essere interessante solo se annovera la diversità. I poeti vanno in controtendenza. Sono i paladini della libertà di pensiero. Di solito partono dal vissuto perciò danno valore alla persona. Tutto l’oro del mondo non vale un briciolo di umanità. Essi ci ricordano che siamo individui dotati di corpo e di anima e che l’anima va nutrita al pari del corpo.
D. Ci descriva il suo mondo poetico.
R. La mia poesia nasce nella civiltà contadina, tra le case di pietra, le massaie, i mietitori, i bimbi che inseguono le lucciole e scorrazzano per strada. Un mondo di fatiche e rinunce, ma anche di generosità e attenzione al vicino. Le radici della mia scrittura affondano nell’infanzia e nell’adolescenza, anni preziosi durante i quali ho respirato l’ossigeno del bosco, ascoltato il suono del ruscello e il canto degli uccelli, mi sono impregnata del profumo dei campi e del pane appena sfornato. Lo studio e la formazione all’estero hanno dilatato i miei orizzonti, facendomi comprendere il valore della fratellanza tra i popoli. Da molti anni organizzo incontri culturali internazionali nei quali la poesia è regina. Pratico l’intercultura, perché amo il confronto e il dialogo a più voci. Naturalmente la mia vita poetica è puntellata pure di silenzio, contemplazione, ascolto e ribaltamenti. Per un attimo di felicità sacrifico notti insonni e lunghe ore di lavoro. Seguo gli insegnamenti di mio padre: affinché il terreno dia un buon raccolto occorre lavorare sodo. E i frutti vanno condivisi.
D. La sua poesia è diventata uno strumento per dare voce alle donne. Come la condizione femminile entra nelle sue liriche?
R. È vero, continuo a prodigarmi per dare voce alle donne. Ho cominciato a scrivere, vergando lettere per le anziane analfabete del vicinato. A Forenza, nel paese lucano dove sono nata e dove l’emigrazione riguardava quasi tutte le famiglie. Ero piccola e non capivo pienamente il significato della mediazione culturale. Sapevo, però, che solo con lo studio avrei migliorato la mia condizione. Le madri del Sud hanno affidato alle figlie il riscatto sociale. Nel lavoro, nelle associazioni ho rivestito ruoli a favore del progresso femminile. L’esplosione è avvenuta negli anni Settanta. Il Sessantotto e le lotte femministe sono stati importanti per il mio cammino. A Bari, nei primi anni Ottanta, con la complicità di un gruppo di poeti, diedi vita a "Donne e Poesia", con l’intento di sollecitare e organizzare la creatività femminile. Fu una sorta di ribellione al potere culturale maschile. Un decennio dopo scelsi l’autonomia, fondando il Movimento Internazionale "Donne e Poesia" tuttora operativo. Con la preziosa collaborazione di autrici volitive, incoraggiamo le altre donne a prendere parola, a pubblicare i loro testi e a confrontarsi con le altre culture, senza perdere di vista le dinamiche sociali. L’esperienza nelle scuole, nelle carceri, nei paesi in guerra, nelle aree periferiche, il lavoro di traduttrice, gli scambi culturali alimentano i miei versi in cui tanti si riconoscono.
D. Quali sono stati/e o i poeti/e che più hanno influito nel suo percorso letterario?
R. La lettura è tra le mie attività preferite perciò ho attinto a varie fonti. Saffo e i lirici greci mi hanno svezzata. La poesia russa mi ha dato molto. I classici sono imprescindibili. Orazio, Dante, Shakespeare, Goethe, Dickinson sono riferimenti costanti, ma anche la lirica orientale mi ha suggestionata. Ho subito il fascino della poesia spagnola, per la passione, i toni caldi, la devozione. Per il Novecento gli spiriti-guida sono tantissimi: Ungaretti, Quasimodo, Pavese, Montale, Spaziani, Guidacci, Luzi. Ho conosciuto personalmente celebrità del secondo Novecento che mi hanno incantata, tra essi Brodskij, Maksimovic, Adonis. Per il Mezzogiorno d’Italia mi sono lasciata travolgere dai versi di fuoco di Buttitta, dalla leggerezza di Sinisgalli, dai tremori di Pierro, dalla limpidezza del canto di Bodini. Rocco Scotellaro mi scoppia nel cuore. Ma sono solo degli esempi. Aver studiato e insegnato Lingue e Letterature Straniere ha avuto un peso. Io mi innamoro della lotta insita nei versi; adoro il suono delle parole. Gli spagnoli in questo sono maestri. Traduco poesie dall’inglese e anche tale attività mi ha fatto scoprire poeti raffinati come l’armeno Vardan Hakobjan.
D. La sua produzione letteraria è estremamente vasta ma qual è il testo a cui è più legata? E perché?
R. È difficile scegliere un libro tra quelli che ho pubblicato. Forse il meglio che ho scritto giace nei cassetti e non so quando vedrà la luce. Dovendo fare una scelta opto per due testi: I figli della terra del 1981e Città fucilata del 2010. Il primo per il coraggio di rompere il silenzio e per la genuinità della scrittura. C’era stato il terremoto del 23 novembre 1980 e condensai nei versi il dolore. Narravo in poesia la storia dei contadini del Sud e la bellezza della mia terra di origine, la Lucania. Città fucilata è il poema della maturità. Lo scelgo per l’impegno civile, poiché riprende un eccidio commesso dai nazifascisti nel 1941, a Kragujevac, città della Serbia. Un’opera per la quale ho sofferto e lottato, a causa della mia fragilità nel visionare i documenti, i filmati e le immagini dell’atroce misfatto che costò la vita a migliaia di innocenti, tra i quali molti ragazzi. Uno sforzo che poi mi ha donato una grande pace interiore.
D. Il 27 giugno 2019 nell’ambito della XII edizione del Festival della Poesia Europea le parole di Goethe risuoneranno nella suggestiva cornice dei templi di Paestum e Lei sarà una delle voci recitanti dell’evento. Che cosa rappresenta per Lei Goethe?
R. Goethe rappresenta l’ingegno, la curiosità intellettuale, il gusto del viaggio per scoprire la bellezza e per guardarsi nel profondo. Lui è un monumento dell’universo letterario europeo, con i molteplici interessi e un lessico amplissimo. Sono stata più volte a Francoforte sul Meno e ho visitato la sua casa nella quale ho provato strane sensazioni. Mi sembrava di esserci già stata. Le pentole di rame in cucina mi ricordavano la natia Forenza. Nel Viaggio in Italia fa una lettura straordinaria della nostra nazione, aiutandoci a prendere coscienza dell’immenso patrimonio artistico, paesaggistico e delle doti umane degli italiani. Goethe è grande sia come poeta sia come narratore e drammaturgo, ma sono i suoi versi d’amore che voglio citare: "Io penso a te quando dal seno del mare / il sole sorge e i suoi raggi dardeggia; / io penso a te quando al chiarore lunare / l’onda serena biancheggia" (Io penso a te). Sono grata a Marcella Continanza, poeta e direttrice artistica del Festival della Poesia Europea, e a Gabriel Zuchtriegel, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, per avermi dato l’opportunità di rileggere le pagine del genio tedesco. (valeria marzoli\aise) 

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