Alienation Zone: la personale di Marco Vecchiato a Padova

PADOVA\ aise\ - È stata inaugurata ieri nelle sale adibite alle esposizioni temporanee della libreria Minerva a Padova (in via del Santo 79) la personale di Marco Vecchiato “Alienation Zone”.
In esposizione fino al 4 giugno una ventina di opere di medie e grandi dimensioni che illustrano l’ultima produzione pittorica dell’artista padovano, che nello stesso periodo esporrà alla Galleri Heike Arendt di Berlino.
L’autore (Marco Vecchiato è anche scrittore) ha titolato questo suo ultimo progetto “Alienation Zone” dopo aver visto le immagini dei soldati russi varcare quella porzione di territorio ucraino, chiamato appunto Alienation Zone, situato nei pressi dell'ex-centrale nucleare di Chernobyl e creato in seguito all'incidente nucleare del 1986.
Il recente conflitto con l’Ucraina è infatti il cominciamento di questa mostra che ha come messa a fuoco l’alienazione. E se in filosofia il termine si è sviluppato con Marx per poi divenire quasi aporetico, oggi è invece di nuovo al centro dell’attenzione, soprattutto nel mondo del lavoro.
Nel descrivere il suo percorso pittorico Vecchiato sottolinea come per alienazione egli intenda uno stato di “interdizione e isolamento personale e sociale”.
In questa affermazione è facile comprendere come tutto il percorso artistico del pittore abbia come poli catalizzatori la pandemia e la guerra.
Racconta Vecchiato: “a dicembre del 2019 ho cominciato a disegnare occhi allucinati che guardavano il vuoto con terrore. Durante la pandemia siamo stati tutti alienati. Dagli altri e da noi stessi a causa del virus, si può dire che il nostro corpo era una alienation zone. Interdetti gli ambienti della società: scuole, mezzi di trasporto, luoghi conviviali e persino le nostre case, tante alienation zone in attesa della decontaminazione. E poi la guerra, alienazione dell’uomo che ammazza sè stesso. Alienare è smarrire l’identità, perdere la libertà, l’innocenza”.
Barbara Codogno, che cura questa mostra, scrive nel suo testo critico: “usando un linguaggio visivo aspro, privo di morbidezze e di compiacimenti lirici o naturalistici, Vecchiato esprime la sua concezione disperata e apocalittica della vita umana. Questa mostra è allora anche un bisogno di non tacere le esperienze sociali e politiche nelle quali l’intellettuale si sente intrappolato, mai partecipe”.
La mostra si snoda in un percorso che propone al visitatore opere dal forte impatto emotivo.
Come le tre colonne Balkan route (2022) sospese al soffitto che raccontano della rotta balcanica (profughi Afgani e non solo, respinti al confine con l’Europa). O il quadro tutto bianco e nero, Friendly Fire - Fuoco amico (2021), dove una figura spara delle traiettorie di fuoco contro un’altra posta sulla sinistra fuori campo, che cade. Mentre sulla destra una forma poco umana sembra assistere, quasi fosse un testimone.
Una sala espositiva è dedicata unicamente alla guerra. È in questa sala che si consuma l’alienazione a livello collettivo. Qui stazionano i quattro quadri del ciclo Krieg – Guerra (2022) che risentono del recente conflitto.
La serie L’insonnia della ragione (2022) propone invece 11 tecniche miste su carta riportata su tela. Sono disegni grezzi e sporchi nati alle 4:15 del mattino spiega Vecchiato: “quando i fantasmi della ragione impietosi vengono a farmi visita rubandomi la quiete del sonno”. (aise)