Biagio Vellano in mostra a Torino

TORINO\ aise\ - Si intitola “Biagio Vellano. Opere dal 1950 al 2007” la mostra ospitata fino al 3 ottobre a Palazzo Saluzzo Paesana a Torino. A cura di Carla Bertone in collaborazione con Giuseppina Clemente la mostra propone settanta opere suddivise tra materici e pastelli con l’obiettivo di illustrare il lavoro e la vita di un artista che è stato una mosca bianca nel panorama artistico della seconda metà del Novecento.
Biagio Vellano ha consapevolmente scelto di non mettersi sul mercato, per mantenere la libertà e la purezza che hanno sempre contraddistinto la sua espressione artistica. Una scelta difficile per un creativo a cui in vita è mancato il riscontro della critica, il consenso e la notorietà, ma che ogni volta che ha prodotto un’opera destinata alla comunità ha potuto tastare il grande apprezzamento del pubblico.
La sua è una poliedrica produzione, diverse espressioni di una costante ricerca di armonia tra materia, forma e colore.
In mostra a Palazzo Saluzzo Paesana i materici e i pastelli. I secondi, la produzione più recente, sono caratterizzati da un lirismo cromatico che enfatizza le tematiche: blu nei melancolici paesaggi, rossi decisi e rosa carne per indulgere sulle morbide forme femminili, ad ogni tema corrisponde un colore, numerose tipologie di pastelli che danno vita a un mondo intimo e vibrante.
Mentre i materici, il corpus più importante dell’esposizione, sono lavori carichi di stratificazioni, di sedimenti, costituiti da materiali vari, funzionali al racconto. Il risultato richiama superfici naturali: alberi, rocce, terre. Su queste Vellano interveniva con vinavil e materiali plastici attraverso la combustione con il cannello, producendo così colature poi rifinite e colorate con terre naturali per mettere in evidenza le sedimentazioni materiali. I materici rappresentano un aspetto ecologico molto importante perché imitano la natura riutilizzando materiali di scarto e di riciclo.
In mostra saranno presenti i materiali, egregiamente conservati, che Vellano era solito utilizzare così come parti del suo studio, compreso il manichino ricevuto da Casorati.
La mostra sarà fruibile a diversi livelli, ci sarà anche una parte dedicata ai visitatori più piccoli con la ricostruzione di un tronco scavato dalle formiche carpentiere, l’osservazione delle quali è stata un grande motivo di spunto per l’artista.
La produzione di Vellano è estesa e articolata: presepi, fotografie, disegni, acquerelli, pastelli, acrilici, tempere e materici-scultura; iniziò giovanissimo con disegni, tempere e acrilici per dedicarsi poi, verso la fine degli anni ’80, a opere materiche, piccoli quadri all’inizio e poi con dimensioni sempre maggiori che lo impegnarono non solo emotivamente ma anche fisicamente. Vellano cercava di ricostruire il mondo naturale che ammirava, la perfezione della natura dove amava perdersi; il risultato sono opere uniche, microcosmi perfetti, materia viva e alchimia.
Riflettono l’anima dell’autore e si sono portati via anche un pezzo del suo corpo perché i fumi e le esalazioni che ha respirato mentre caparbiamente bruciava e fondeva i materiali ne hanno intaccato i polmoni, rubandogli un pezzo di vita. Ma Biagio Vellano era ed è questo: un uomo la cui vita è stata indissolubilmente legata all’arte, la creatività lo attraversava, era parte di lui, e l’ha accompagnato sino all’ultimo giorno.
Biagio Vellano nasce a Trino (VC) il 16 agosto 1928 e muore a Brusaschetto, frazione di Camino Monferrato (Al), il 23 luglio 2008.
Sin da bambino manifesta attitudine al disegno, amore per le arti figurative e grande passione nell'allestire piccoli presepi, manufatti con i materiali più disparati, un soggetto che reitererà per tutta la sua vita. Conclusi gli studi liceali frequenta assiduamente gli ateliers dei pittori Casorati e Tozzi con i quali instaura un rapporto di amicizia. Nei primi anni '50 inizia l’attività di grafico, progettista e designer e, a partire dagli anni '60, quella di arredatore d'interni, per privati, hotel e attività commerciali, lavorando in tutta Italia soprattutto a Venezia e a Brusson, in Valle d'Aosta, località a lui particolarmente cara dove è solito trascorrere lunghi periodi ogni anno e dove ha realizzato i suoi più bei materici. Negli anni '50 e '60 realizza presepi nella chiesa parrocchiale di Camino Monferrato e a Trino, nella chiesa di San Giovanni Battista, dov’è tuttora visitabile. Per tutta la vita si dedicò allo studio approfondito delle arti figurative, nei suoi molteplici aspetti, dall'arte primitiva sino a quella contemporanea, con letture costanti sulla biografia e sugli scritti dei grandi maestri. Amò e apprezzò soprattutto Giotto, Piero della Francesca e la grande pittura del '400 e del '500. (aise)