GABRIEL ZUCHTRIEGEL: UNA VITA TRA GLI SCAVI – DI VALERIA MARZOLI

GABRIEL ZUCHTRIEGEL: UNA VITA TRA GLI SCAVI – di Valeria Marzoli

ROMA\ aise\ - Gabriel Zuchtriegel è nato a Weintgarten il 24 giugno 1981. Laurea in archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universitat di Berlino e un dottorato di ricerca in archeologia a Bonn. Zuchtriegel è stato per un anno accademico (2014-2015) docente a contratto per la cattedra di archeologia greca e romana all’Università della Basilicata e dal novembre 2015 è stato nominato direttore del Parco Archeologico di Paestum. Lo abbiamo intervistato.
D. Un direttore “straniero” ai templi di Paestum. Ci parli, professionalmente, un po' di Lei.
R. Vengo da un piccolo paese nella Germania del Sud, ma penso che sia casuale. Mi sento molto a casa nell'Italia del Sud, quasi più che in Germania, per la cultura e la storia che ho trovato qui, ma soprattutto per la gente.
D. Lei ha “rivoluzionato” il Parco Archeologico di Paestum, basti pensare che negli ultimi tempi si è registrato il 27% in più di visitatori. Quali sono state le Sue strategie per ottenere questo risultato?
R. Puntare sulla ricerca, sull'inclusione e sull'apertura verso pubblici nuovi. Il museo come istituzione tradizionalmente fa leva sui ceti elevati, "colti", la borghesia media e alta, ed è un pubblico che assolutamente dobbiamo approcciare. Ma credo che l'archeologia abbia da dire qualcosa a tutti. E qui c'entra la ricerca, perché anche la ricerca archeologica come pratica accademica nasce in una società borghese; oggi invece si aprono nuove prospettive sul passato grazie agli studi culturali, al femminismo e al pensiero critico del '900. A Paestum stiamo portando alla luce la vita quotidiana, le case e le tombe di ricchi e poveri. Anche opere che sembrano stranote, come la Tomba del Tuffatore o le metope del tempio di Hera sulla Foce del Sele, possono rivelare qualcosa di nuovo se analizzate con tecnologie avanzate e interrogate da angolazioni diverse.
D. Oggi i visitatori possono entrare all’interno dei templi mentre prima vi potevano girare solo intorno. Quali sono le novità che attende il pubblico del Parco Archeologico di Paestum?
R. Stiamo per varare la nuova app, che racconterà la vita quotidiana all'ombra dei Templi. I lavori di scavo e restauro continuano, e dimostrano che fruizione e conservazione non sono in contrapposizione, anzi, sono due facce della stessa medaglia. Laboratori inclusi nel biglietto per famiglie ogni giorno, una nuova guida "Dal cantiere al tempio" che racconta l'architettura dorica nel suo contesto sociale e artigianale, e molte altre cose.
D. Museo dietro le quinte. Concretamente di che cosa si tratta?
R. Molti visitatori pensano che quello che vedono in un museo sia in un qualche modo scontato. Invece dietro un allestimento ci sono molte scelte di matrice scientifica, didattica, ideologica: cosa espongo e come? Facendo entrare le persone nei depositi - ogni pomeriggio - vogliamo spiegare il lavoro che si svolge dietro le quinte di un grande museo, dallo scavo al restauro e allo studio. Così quello che vedete "sul palco" assume un altro significato, esattamente come in un teatro dove andiamo a visitare i camerini.
D. Un Suo obiettivo è stato quello di avvicinare sia i/le bambini/e e sia i/le ragazzi/e all’archeologia e quindi al sito di Paestum. Ci faccia partecipe di questo brillante progetto.
R. Più che un progetto, credo che dovrebbe essere parte integrante della missione di ogni luogo della cultura, dal momento che circa la metà dei nostri visitatori sono minorenni. Mica possiamo trascurare questa fetta del pubblico. Oltre ai laboratori e pubblicazioni che abbiamo in campo, attualmente stiamo lavorando con Legambiente su un parco giochi a tema archeologico e ambientale. Giocando si potranno scoprire i mestieri antichi, ma anche il tema molto attuale della sostenibilità, dove possiamo imparare molto dal passato. Nell'antichità, tutto era "bio"!
D. Il 27 giugno il Parco Archeologico di Paestum ha ospitato la tappa italiana della XII edizione del Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno. Che cosa rappresenta per il Parco Archeologico di Paestum questa significativa iniziativa?
R. La grande scrittrice e amica Andrea Marcolongo, quando è stata a Paestum, ha parlato della poesia come un tema essenziale della nostra vita che viene in un qualche modo sollecitato dal recinto dei templi. Il Festival per noi esprime questa centralità del linguaggio poetico nella nostra cultura. Goethe ne è un esempio lampante, anche perché il "tempio che canta" nel Faust sembra essere un riferimento all'esperienza pestana. Ma sin dai tempi di Omero, la poesia era una grande forza - seppure praticata da un gruppo piuttosto marginale, ha un'enorme forza. Come scrive un'altra autrice del Mediterraneo, Nathalie Handal, in una delle sue poesie: a song can change a people, un canto può cambiare un popolo. (valeria marzoli\aise) 

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