“Il mio segno particolare” in scena al Teatro Trastevere

ROMA\ aise\ - "Passami il mantello nero il costume da torero oggi salvo il mondo intero con un pugno di poesie". Così canta Dario Brunori in una delle sue canzoni.
Tutti, in fondo, possiamo salvare il mondo. Basta prendersi un momento per raccogliere un pugno di poesie, per indossare un mantello, scoprirsi ancora una volta bambini e capire che abbiamo tutti delle storie da raccontare. Ogni vita ha le sue particolarità.
Questo è il punto di partenza da cui nasce lo spettacolo “Il mio segno particolare”, regia di Maria Antonia Fama, adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Michele D’Ignazio, uscito per Rizzoli nel 2021: una storia avvolgente e coinvolgente che è una porta aperta sui ricordi e sui sogni, in una stanza dell’infanzia dove si alternano dottori, palloncini, zie, compleanni, biciclette, divenendo tutti parte di un grande gioco.
Lo spettacolo andrà in scena in prima assoluta al teatro Trastevere il 28 settembre alle 21.00. Sul palco Marco Zordan.
Michele nasce il 7 gennaio 1984. I suoi genitori non vedono l’ora di conoscerlo, di prenderlo in braccio, di portarlo a casa. Ma quando lo vedono per la prima volta restano stupiti!
Sulla schiena il piccolo ha qualcosa: una specie di mantello, proprio come quello dei supereroi. Iniziano così mille avventure, dentro e fuori dagli ospedali, con medici, sale operatorie e infiniti rotoli di garza. Michele, ormai adulto, racconta e continua a giocare con i bambini che incontra, con sé stesso e con i suoi genitori, svelando quel segno particolare che gli ha segnato la vita e facendoci riflettere sull'importanza di ogni particolarità e sul senso della malattia.
Un monologo per un attore solo, che sul palcoscenico prende vita, trasformandosi in una ballata a più voci, tra ombre moleste, nei giganti, marionette e le voci dei bambini "macchiolini", che come Michele portano ogni giorno quel mantello che li rende forti e un po' supereroi. Tutti “Scherzi della Natura” come lui, che non hanno fatto neanche in tempo a presentarsi a questo mondo, ad ambientarsi, a capirci qualcosa e già dovevano viaggiare, saltare, correre e lottare. C’è chi “è nato con la camicia”, loro sono nati con la valigia. (aise)