L’"Arte della Guerra" alla Biblioteca Nazionale Braidense

MILANO\ aise\ - Attingendo alla ricchezza straordinaria delle sue collezioni antiche, la Biblioteca Braidense di Milano dal 27 gennaio scorso – e fino al 2 aprile – espone nella Sala Maria Teresa oltre un centinaio di volumi nella mostra “L’Arte della guerra. Trattati e manuali di architettura militare e milizia nelle collezioni della Biblioteca Nazionale Braidense”.
La rassegna, che mette in luce un patrimonio inestimabile mai esposto al pubblico, aiuta a comprendere il mondo delle armi, l’impatto di una componente tutt’altro che marginale della società, della storia e della cultura europea dell’Età moderna.
L’Arte della guerra è infatti dedicata alla trattatistica militare sviluppata fin dal XV secolo nell’Italia del Rinascimento, un periodo che, anche in guerra, è stato un eccezionale laboratorio d’avanguardia dal quale si svilupparono le successive novità prodotte nell’Europa del Seicento.
A cura di Fausto Lanfranchi, Guido Zavattoni e Aldo Coletto, con il contributo di importanti studiosi di queste tematiche, la rassegna espone oltre a un centinaio di testi di architettura militare, artiglieria, tecnica di assedio e difesa delle piazzeforti, dati alle stampe tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Settecento in Italia e in Europa, selezionati da un’attenta ricognizione del patrimonio della Biblioteca Nazionale Braidense, provenienti in gran parte dal Fondo del Collegio dei padri Gesuiti di Milano, un tempo presso il palazzo di Brera, una decina tra cannoni, bombarde e altri strumenti di artiglieria in uso nelle scuole di addestramento militare tra XVI e XVIII secolo e dieci rari trattati di fortificazione militare provenienti da un’importante collezione privata.
Quattro vetrine sono dedicate all’esposizione di una cartella con le piante del Castello Sforzesco e delle altre fortezze del Ducato di Milano eseguite dall’ingegnere militare milanese Gaspare Beretta, al servizio della Corte Spagnola dal 1639 alla fine del Seicento, provenienti dalla Biblioteca di José Álvarez de Toledo, XIII duca d’Alba, acquisite recentemente dalla Braidense e da due manoscritti del generale modenese Raimondo Montecuccoli al servizio degli Asburgo contro gli Ottomani e i Francesi di Luigi XIV.
I libri illustrano la complessità del sapere militare nel quale confluiscono differenti ricerche e discipline. Gli scrittori che si esercitano su questi temi non sono solo militari di professione: sono studiosi impegnati nella riscoperta dell’antichità, matematici e cultori di scienze, ingegneri e architetti, studiosi di geometria e prospettiva legati alle arti, e infine religiosi ai quali è affidato il sistema educativo delle classi elevate.
Nei loro studi, l’esperienza messa in campo nei teatri di guerra si lega alle trasformazioni delle città così come alle ricerche più strettamente scientifiche e si propone all’attenzione dei governanti come strumento di consolidamento del loro potere. Le esigenze dei diversi lettori ai quali i testi sono indirizzati si colgono anche nell’aspetto editoriale: dai testi più strettamente tecnici, destinati all’istruzione dei ranghi dell’esercito, agli splendidi volumi riccamente illustrati funzionali alla progettazione delle opere fortificate e destinati a trovare posto presso gli istituti accademici e nelle biblioteche reali.
IL PERCORSO E LE SEZIONI DELLA MOSTRA

Articolata cronologicamente in sette sezioni, la rassegna si apre con “I precursori”, prima sezione dedicata al Quattrocento, in cui accanto alla ripubblicazione degli scrittori militari dell’età classica, Frontino, Vitruvio, Vegezio, Cesare, compaiono le opere dei nuovi ingegneri e architetti rinascimentali: Francesco di Giorgio Martini, il Buontalenti, i Sangallo che mutano l’impianto delle fortificazioni medievali, costituito da un quadrilatero di mura verticali con torri quadrate o cilindriche agli angoli, adottando piante di forma geometrica stellare con bastioni esterni alle mura delle città.
La sezione seguente, intitolata “Il Secolo di ferro”, è dedicata al Cinquecento, che riceve questa denominazione dalla serie continua di conflitti che insorgono in tutta Europa. Dapprima Le guerre d’Italia tra i re di Francia e gli stati italiani, poi il conflitto tra la Spagna degli “Austrias” con la Francia e l’offensiva dell’Impero ottomano in terra e per mare, obbligarono le nazioni europee a sviluppare nuove strategie di difesa. L’esperienza esercitata sul campo di battaglia da architetti e ingegneri italiani a partire dall’inizio del secolo portò a una superiore capacità tecnica, identificata nella trattatistica come “trace italienne”.
La terza sezione “Il sistema bastionato” tratta dell’introduzione della “fortezza alla moderna”, caratterizzata dalla sostituzione delle mura di pietra con terrapieni in grado di assorbire i tiri delle artiglierie e dell’aggiunta alla linea delle mura di un corpo di costruzione distaccato, di forma appuntita o pentagonale, in cui veniva collocata l’artiglieria di difesa.
Nella quarta sezione, “L’artiglieria: inizio ed evoluzione” a proposito del grande impatto dello sviluppo dei sistemi di artiglieria di assedio e difesa legato alla aumentata potenza di fuoco dei cannoni, ai progressi balistici e alla evoluzione tecnica dei proiettili fino alla invenzione delle canne rigate e di una efficiente retrocarica dei pezzi d’artiglieria.
Segue “L’arte di fabbricar fortezze”, dove è documentata la diffusione europea delle tecniche di fortificazione portata dalla presenza massiccia di architetti militari italiani in Europa al servizio di Filippo II nelle Fiandre, nel Mediterraneo orientale e nei domini coloniali spagnoli (Francesco Paciotto ad Anversa, Gabrio Serbelloni a Tunisi, Battista Antonelli a La Havana per citare solo alcuni esempi).
La sesta sezione “Il progresso dell’artiglieria e l’impatto sulla fortezza” riguarda l’evoluzione dei sistemi difensivi a seguito dei progressi di efficacia dei tiri d’artiglieria in termini di portata e di potenza distruttiva che richiesero miglioramenti strutturali nelle fortezze e l’erezione di ulteriori linee difensive, collocate esternamente all’iniziale sistema di protezione principale della piazzaforte. Un caso esemplare è la fortezza di Palmanova in Friuli, forse la più grande costruzione militare esistente in Italia, iniziata negli anni novanta del Cinquecento, ideata da Giulio Savorgnan, sulla base della pianta stellare di Nicosia.
La scuola ingegneristica militare italiana venne soppiantata, a partire dalla metà del Seicento, da quella francese, formatasi con l’esperienza delle campagne di guerra di Luigi XIV nell’Europa centro-settentrionale intorno alla figura di Sébastien Le Prestre, Marquis de Vauban, la cui opera “L’attaque et la défense des places” costituisce una nuova teoria e pratica sul modo di attaccare e difendere le piazzeforti compendiate nell’ideazione del “pré carré”, un sistema di piazzeforti contigue, progettate e realizzate alla frontiera settentrionale francese a partire dal porto di Dunkerque fino a Neuf-Brisach (Alsazia).
L’ultima sezione, “Il compendio di fortificazione: una sintesi veneziana”, espone l’opera di Giusto Emilio Alberghetti, che pubblica nel 1694 una sintesi dello stato dell’arte, a livello europeo, sui modi di difesa e di attacco delle piazzeforti. Nel suo “Compendio della Fortificatione” distingue tra “Architettura militare difensiva”, praticata dagli architetti tedeschi al servizio dell’imperatore Ferdinando III, dagli olandesi Storff e Coehoorn, dai francesi Pagan e Vauban al tempo di Luigi XIV, e “Architettura militare offensiva” riguardante l’attacco, in cui venivano illustrate le operazioni intese alla conquista di una piazzaforte: la costruzione di ridotti e batterie per l’artiglieria assediante, la realizzazione di trincee di approccio e di gallerie per mine e contromine. Il “Compendio”, summa delle conoscenze sulle operazioni di difesa ed offesa dei sistemi fortificati alla fine del XVII secolo, è l’ultimo contributo della scuola ingegneristica militare italiana antica.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Scalpendi Editore.
Alla realizzazione della mostra e del catalogo hanno contribuito con i rispettivi saggi Paola Bianchi, La penna al servizio e allo specchio della guerra; Francesco Paolo Fiore, Architettura e arte militare. I trattati alla metà del Cinquecento; Fausto Lanfranchi, Artiglieria, tecnologia ed editoria in epoca moderna: il caso veneziano; Elisabetta Molteni, La trattatistica militare del Seicento tra teoria e pratica del fortificare; e Marino Viganò, L’ingegnere militare: profili, supporti, istituzioni
Le schede delle opere in mostra sono a cura di Aldo Coletto, Fausto Lanfranchi, Elisabetta Molteni, Silvia Peressutti, Alberto Pérez Negrete, Marino Viganò, Guido Zavattoni. (aise)