Quadra: a Roma la personale di Leonardo D’Amico

ROMA\ aise\ - Inaugura il 27 febbraio alle 18.30 negli spazi di PROSA_contemporanea a Roma l’esposizione personale “Quadra” di Leonardo D’Amico a cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago: un nucleo di dieci opere realizzate tra il 2023 e il 2025 definiscono una mostra, il cui titolo rientra nell’uso di calembour linguistici come li definisce il curatore Alberto Dambruoso, che invita lo spettatore a una riflessione più profonda sull’opera, lasciando innumerevoli possibilità all’interpretazione individuale.
“Quadra è innanzitutto un rimando alla forma geometrica, al suo perimetro e allo spazio contenuto al suo interno”, spiega nel suo testo di presentazione Rosanna Rago. “Allo stesso tempo, il termine richiama il quadro come oggetto e la tela come luogo della pittura, introducendo un ulteriore livello di lettura legato al linguaggio comune: mi quadra / non mi quadra. Un’espressione che apre a una dimensione di interrogazione critica rispetto a ciò che vediamo e a ciò che riconosciamo come coerente o ammissibile. In questo senso, QUADRA non è soltanto una forma né un titolo, ma un criterio di lettura. Ciò che “quadra” coincide con ciò che tiene, che convince, che trova una propria necessità interna; allo stesso tempo, ciò che appare formalmente risolto può generare inquietudine o resistenza”.
“Nelle opere di D’Amico, - continua – la pittura non aspira a far quadrare le immagini secondo un ordine rassicurante, ma espone apertamente le incongruenze e le tensioni che abitano lo spazio pittorico. È proprio in questa soluzione che il lavoro trova la propria forza e la propria coerenza critica, oltre a una bellezza estetica raffinata e rara. Il non quadrare apparente, diventa così una condizione generativa, un meccanismo di interrogazione che investe tanto la percezione quanto l’identità, chiamando lo spettatore a misurarsi con ciò che comprende e con ciò che gli sfugge, con ciò che accetta e con ciò che mette in discussione. Riflessioni spontanee nascono dall’osservazione delle opere: cosa accade dentro lo spazio pittorico? Distanze prossemiche determinano percezioni visive sorprendenti; lo spazio che intercorre tra opera e spettatore è decisivo affinché le opere si manifestino agli occhi di chi osserva. […] L’alternanza tra opere in cui macchie in tinte scure occupano l’intera superficie - come i volti e la mano, simboli di riconoscimento e identità - e lavori nei quali, al contrario, lo spazio si apre a vuoti e sospensioni, rafforza la riflessione sul concetto di prossemica come condizione ambivalente: saturazione e compressione da un lato, distanza e isolamento dall’altro”.
Scrive invece Alberto Dambruoso nel testo “Leonardo D’Amico. La vita nella pittura”: “Protagonista assoluto delle sue opere è il segno. Un segno che assume differenti valenze a seconda della forma che intende rappresentare. A volte si fa archetipo come la sedia, la testa o la silhouette umane, o ancora la città, tutti elementi appena accennati ma in grado di favorire una riconoscibilità immediata della cosa rappresentata. In altre opere il segno diventa pura astrazione, una sorta di sismografo che registra sul supporto utilizzato i battiti della natura. Il segno funge anche come linea di contorno, decisamente marcata, come nell’uso tipico espressionista. A volte il segno si presenta tremulo, incerto, a significare la fragilità della cosa o del momento rappresentato o vissuto. Il segno si fa anche parola, scritta, si impone come affermazione personale o storica ma allo stesso tempo diventa negazione stessa, cancellazione. Questo collocarsi a metà strada tra la rappresentazione e la sua negazione, tra astratto e figurativo costituisce l’elemento principe per comprendere appieno tutta la ricerca. […] L’aspetto della sua pittura, tendente verso l’evanescenza del reale, appare riflettere l’odierna società in cui viviamo dove sembra essere tutto provvisorio ed incerto. L’instabilità della forma nelle sue opere diventa allora la metafora esistenziale di tante persone che vivono costantemente la precarietà del quotidiano. La cancellazione che ricorre spesso nelle sue opere si può leggere anche come il tentativo messo in opera dall’artista di eliminare il superfluo dalla vita di tutti i giorni al fine di trattenere ciò che ha più rilevanza”.
Leonardo D’Amico (Cosenza, 1967), dopo il conseguimento della maturità classica, si trasferisce a Roma, città nella quale continua lo studio del disegno e avvia un percorso di ricerca artistica confrontandosi progressivamente con il vivace panorama culturale. Fin dagli esordi, il suo lavoro si caratterizza per un’attenzione costante alla dimensione formale e segnica sviluppata attraverso una pratica pittorica coerente e in continua evoluzione. La sua prima mostra personale risale al 1998 presso l’Università della Calabria. Negli anni successivi seguono mostre personali e collettive in Italia e all’estero, esponendo in contesti nazionali e internazionali tra cui Amburgo, Londra, Firenze e Roma. Nel 2009 ottiene il Primo Premio al Concorso Internazionale di Pittura Il Fuoco Sacro dell’Arte, promosso dall’Università della Calabria, riconoscimento che conferma la solidità della sua ricerca. Tra i progetti più significativi si annoverano importanti collaborazioni con istituzioni culturali italiane e internazionali, tra cui la mostra I Luoghi della Pittura, progetto promosso dall’Istituzione Biblioteche di Roma e la personale del 2010 Dekompozim al Museo Nazionale di Tirana, che rappresenta un momento di particolare rilievo nel suo percorso. Nel 2011 e 2013 è invitato a partecipare alla VI Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea Magna Grecia e, sempre nel 2013, alla rassegna Dialoghi Contemporanei presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, occasioni che rafforzano il dialogo tra la sua ricerca artistica e il contesto storico-culturale dei luoghi espositivi. A partire dal 2015, Leonardo D’Amico presenta una serie di mostre personali in sedi di prestigio, tra cui il Castello Ducale di Corigliano Calabro, il MACK (Museo d’Arte Contemporanea di Crotone), il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro a Roma, Azimut (Roma), Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi e la Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino. Queste esperienze contribuiscono a delineare un percorso artistico maturo, riconosciuto per la coerenza stilistica e la ricerca continua della sintesi. Vive e lavora a Roma. (aise)