MIGRANTI TRA MESSICO E USA: A TORINO L’INCONTRO CON LA SCRITTRICE FAUSTA SPERANZA

MIGRANTI TRA MESSICO E USA: A TORINO L’INCONTRO CON LA SCRITTRICE FAUSTA SPERANZA

TORINO\ aise\ - Tantissime famiglie, si parla di almeno 150 nuclei, con molti bambini piccoli, vivono ormai da lungo tempo sotto i ponti che da Ciudad Juárez, in Messico, portano verso gli Stati Uniti. È questo il tema centrale del libro di Fausta Speranza “Messico in bilico. Viaggio da vertigine nel Paese dei paradossi”, la quale terrà un incontro alle 18.30 di giovedì prossimo presso la libreria Trebisonda, a Torino, per discutere dei problemi atavici che incombo sul Paese, e nel continente, americano.
I migranti che transitano dal Juárez sono in attesa di essere ricevuti dagli ufficiali di frontiera, vittime di un gioco più grande di loro, nel quale il presidente USA, Donald Trump, spinge affinché il Messico venga considerato come Terzo Paese sicuro, per cui scatterebbe l'obbligo per i migranti che vogliono richiedere asilo negli Stati Uniti a farlo nel primo Paese di transitano, quindi il Messico. Al momento, Guatemala, Honduras e El Salvador hanno già firmato l’accordo e vengono considerati a tutti gli effetti come Terzo Paese sicuro. Nel caso del Messico, invece, quello che ad oggi esiste è il programma Migration Protocol Protection, che prevede che i richiedenti asilo in suolo nordamericano aspettino la risposta alla loro richiesta di asilo negli USA, in Messico, dove povertà, corruzione, narcotraffico e traffico di esseri umani sono all’ordine del giorno, strozzando migrante e popolazione.
“E proprio contro il commercio del transito umano che si è scagliato Papa Francesco - scrive Fausta Speranza, giornalista e scrittrice -, il quale ha deciso di celebrare la Messa centrale della sua visita apostolica in Messico, nel febbraio del 2016, nella città simbolo di Ciudad Juárez”.
“Il papa - continua Speranza - ha parlato di “un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti a estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano”. Ha scattato una fotografia impietosa quanto sintetica e reale. Non possiamo negare – scrive ancora – la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali. Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta al giorno d’oggi è un fenomeno globale. Questa crisi, che si può misurare in cifre, noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti dalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato”. (aise)