UNICEF: GRANDI RISULTATI NEGLI ULTIMI 30 ANNI MA ATTENZIONE AL COVID-19

UNICEF: GRANDI RISULTATI NEGLI ULTIMI 30 ANNI MA ATTENZIONE AL COVID-19

GINEVRA\ aise\ - Ha parlato in occasione del 30esimo anniversario del primo World Summit for Children, la Direttrice generale dell’UNICEF, Henrietta Fore, che ha spiegato come in questi anni siano stati raggiunti dei risultati impressionanti per i bambini, ma anche come continui ad essere forte il monito a un ritorno di situazione complicata, anche a causa del COVID-19, che “potrebbe farci tornare indietro”.
Il primo incontro nella storia delle Nazioni Unite che si concentra esclusivamente sui bisogni dei bambini si svolse in un contesto di crescenti preoccupazioni globali, come guerra e violenza, povertà e problematiche ambientali. Gli oltre 70 leader mondiali che parteciparono si impegnarono a proteggere le vite dei bambini e il loro benessere attraverso un’azione internazionale concertata, anche per ridurre la malnutrizione e le morti infantili, garantire accesso all’acqua sicura e all’istruzione di base, eradicare la polio e rendere le cure prenatali e materne disponibili per tutti.
A trent’anni da quello storico incontro, “i risultati per i bambini sono stati impressionanti - ha detto Fore -: sempre più bambini vivono vite più lunghe, migliori e maggiormente in salute. Fra il 1990 e il 2019, il tasso globale di mortalità sotto i cinque anni è diminuito di circa il 60%. Il numero globale di bambini in età da scuola primaria che non frequentavano la scuola è diminuito dai 100 milioni del 2000 ai 59 milioni del 2018. Meno bambini stanno soffrendo di malnutrizione o di malattie prevenibili”.
Ma, come sempre, c’è un “ma”: “Eppure - ha spiegato ancora la direttrice dell’UNICEF -, la situazione continua ad essere difficile per i più poveri e i più vulnerabili. Oltre alle persistenti sfide per la salute, la nutrizione e l'istruzione, i risultati duramente ottenuti per proteggere e far progredire i diritti dei bambini sono minacciati da problemi ancora in corso come la disuguaglianza, il cambiamento climatico, i conflitti violenti e, ora in modo più critico, la crisi del COVID-19. Sappiamo che, in ogni crisi, i giovani e i più vulnerabili soffrono in maniera sproporzionata. Il numero di paesi che vive conflitti violenti è il più alto degli ultimi 30 anni. Il risultato è che oltre 30 milioni di bambini sono stati sfollati a causa di conflitti. Molti di loro sono vittime di tratta, abusi e sfruttamento. Molti di più stanno vivendo in un limbo, senza uno status migratorio ufficiale o accesso a istruzione e assistenza sanitaria”.
Inoltre, Fore si è concentrata anche sulla pandemia da COVID-19, per cui “il numero di bambini che vive in povertà multidimensionale è aumentato del 15%, fino a circa 1,2 miliardi nel mondo. Almeno 24 milioni di bambini rischiano di abbandonare la scuola. Migliaia di bambini potrebbero morire ogni giorno se la pandemia continuerà a indebolire i sistemi sanitari e interrompere i servizi di routine. Le restrizioni dei movimenti e le chiusure scolastiche hanno anche allontanato i bambini da insegnanti, amici e comunità, lasciandoli esposti a maggiori rischi di violenza, abusi e sfruttamento”.
“Se non agiamo adesso - ha sottolineato -, non rischiamo solo di causare danni irreversibili allo sviluppo sociale ed emotivo, all’apprendimento e al comportamento di un’intera generazione, ma anche di riportare indietro i risultati raggiunti dal World Summit for Children di 30 anni fa. Ora più che mai, i paesi e le comunità nel mondo devono lavorare insieme per rispondere alla crisi che colpisce i bambini con un impegno maggiore a porre fine ai conflitti, e con maggiori investimenti per i bambini. Come apparirà il mondo agli occhi dei bambini e dei giovani domani è una nostra responsabilità collettiva oggi”.
Anche il Presidente dell’UNICEF Italia, Francesco Samengo, ha parlato a riguardo: “quando un bambino nasce in condizioni di povertà ha meno possibilità di sviluppare strumenti utili per la vita e rompere le catene della sua condizione, migliorando il proprio avvenire” ha detto. Poi, concentrandosi sull’Italia: “vivono 1 milione e 100 mila bambine e bambini in povertà assoluta (Dati Istat). Non dobbiamo dimenticarci di loro, dei più poveri e vulnerabili che, anche nel nostro paese, rischiano di diventare ancora più invisibili”. (aise) 

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