UNICEF/FORMAZIONE E LAVORO: GIOVANI ITALIANI, MIGRANTI E RIFUGIATI AL SECONDO INCONTRO ACTIVATE TALKS

UNICEF/FORMAZIONE E LAVORO: GIOVANI ITALIANI, MIGRANTI E RIFUGIATI AL SECONDO INCONTRO ACTIVATE TALKS

ROMA\ aise\ - Ieri, a Roma, si è tenuto il secondo incontro di Activate Talks, il format di UNICEF pensato per dar voce ai giovani e metterli a confronto con istituzioni, organizzazioni della società civile e settore privato. Tema di questo Activate Talk, che è stato ospitato da Binario F Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, le esperienze di formazione, tirocinio e start-up di impresa dei giovani – con particolare riferimento alle esperienze dei giovani migranti, rifugiati e richiedenti asilo – e la possibilità di costruire un ponte tra competenze acquisite e realizzazione personale e professionale.
In apertura sono stati presentati i risultati del sondaggio sulle competenze per l’accesso al lavoro condotto su U-Report on the Move, piattaforma digitale sperimentata da UNICEF in Italia per dare voce ai giovani migranti e rifugiati, a cui hanno risposto oltre 300 ragazze e ragazzi. Tra loro 6 su 10 non conoscevano la differenza tra competenze tecniche e competenze di vita. Chiarita la differenza, il 74% ha dichiarato come la scuola sia stata di aiuto per lo sviluppo di competenze tecniche, ma è inferiore la percentuale di coloro che pensano che abbia aiutato anche nelle competenze di vita. 6 giovani su 10 vorrebbero che i percorsi formativi cui hanno partecipato fossero focalizzati sull’acquisizione di competenze tecniche unite a soft-skills trasversali.
A condividere le loro esperienze sono Flavio, Saikou, Anuththara, Mercy, Alexandra ed Elizabeth, che hanno dai 19 ai 29 anni, vengono da Italia, Gambia, Nigeria, Romania e Perù ed hanno in comune il fatto di aver partecipato a differenti progetti di alternanza scuola lavoro, formazione, avvio all’imprenditorialità. Le loro esperienze personali ci guidano alla comprensione delle sfide di questo settore, come l’importanza dell’approccio tra pari, in che modo le start up d’impresa possono favorire l’inclusione sociale, la rivitalizzazione delle piccole comunità di provincia a rischio di spopolamento e la creazione di un ponte solido fra percorsi formativi e start up di impresa.
“Vivo in Italia da 3 anni, a Naro, una piccola città di provincia che conta circa 7000 abitanti – ha raccontato Saikou, 19 anni, gambiano – La mia sfida oggi è riuscire ad affermarmi professionalmente, mettere a frutto gli studi ma anche, da migrante, dare un segnale del contributo che possiamo dare per migliorare attivamente le comunità in cui viviamo, anche nelle piccole città di provincia”.
All’incontro, in doppia veste di speaker e moderatore, anche Chris Richmond Nzi, co-founder di Mygrants, la prima app basata sul microlearning sviluppata appositamente per identificare i talenti dei migranti e supportarli nel trovare il percorso professionale più adatto in base agli interessi, le abilità e le competenze di ciascuno.
È seguito un momento di networking con la partecipazione di Maki – sapori dal Mondo (Lab53) e gli stand di alcune delle organizzazioni presenti, un’occasione per i partecipanti di conoscersi, scambiare punti di vista ed informazioni, approfondire i progetti presentati.
Anna Riatti, Coordinatrice UNICEF per il programma a favore di bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia, ha dichiarato: “Ogni percorso di formazione, formale e non formale, è utile alla crescita personale e professionale. Ma l’esperienza insegna che i percorsi a 360 gradi, che integrano le competenze tecnico-professionali con quelle volte a facilitare fiducia, consapevolezza delle proprie aspirazioni, team-building, senso di appartenenza, danno risultati migliori. Allo stesso tempo è importante riflettere sulla necessità di un accompagnamento continuativo verso l’autonomia e indipendenza dalla formazione alla fase di sviluppo dell’idea imprenditoriale, partendo dalle aspirazioni personali, valorizzando la spinta offerta dal settore privato e valutando meglio il rapporto domanda/offerta nella scelta dei percorsi formativi, affinché una reale inclusione lavorativa sia possibile”.
Tatiana Esposito, DG Immigrazione e Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha sintetizzato le istanze e le raccomandazioni dei giovani partecipanti, che chiedono: una maggiore attenzione dei percorsi formativi alle competenze tecniche ma anche alle competenze trasversali; la valorizzazione dell’approccio tra pari per far sì che i percorsi formativi diventino anche percorsi di inclusione; la necessità di non escludere le aree periferiche da questi processi, garantendo il supporto tecnico ed economico necessario per valorizzare il tessuto sociale e culturale di queste aree. (aise) 

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