PRESUNTE DISCRIMINAZIONI IN GERMANIA/ MERLO: NESSUN CASO SEGNALATO MA AMBASCIATA GIÀ ALLERTATA

PRESUNTE DISCRIMINAZIONI IN GERMANIA/ MERLO: NESSUN CASO SEGNALATO MA AMBASCIATA GIÀ ALLERTATA

ROMA\ aise\ - "Non sono stati fino ad oggi segnalati agli uffici della rete diplomatico-consolare del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in Germania casi di discriminazione in evidente contrasto con la normativa europea nei confronti dei cittadini italiani da parte delle competenti autorità tedesche, per quel che concerne il tema della libertà di circolazione". È quanto ha dichiarato il sottosegretario agli Affari Esteri Ricardo Merlo rispondendo alla interrogazione presentata dall’on. Simone Billi, eletto in Europa con la Lega.
"Negli ultimi anni", ha rilevato Merlo, "tuttavia, alcuni connazionali si sono rivolti ai Consolati di riferimento segnalando di aver ricevuto da parte delle Ausländerbehörde (Uffici per gli stranieri) dei rispettivi comuni di residenza una lettera con la quale venivano loro richieste informazioni volte ad accertare il possesso dei requisiti necessari per poter godere dei diritti derivanti dalla direttiva 2004/38/Ce".
Evidenziando che "negli specifici casi in questione le autorità tedesche si limitavano in realtà ad applicare la richiamata normativa tedesca", il sottosegretario ha spiegato che "in tutti i casi finora segnalati alla rete consolare i connazionali che hanno ricevuto le comunicazioni in parola dalle Ausländerbehörde si erano precedentemente rivolti alle competenti autorità tedesche (Jobcenter) per ottenere un sussidio per il proprio sostentamento; si è quindi accertato che è stato lo stesso Jobcenter a segnalare i casi agli uffici comunali, perché verificassero il possesso da parte del connazionale coinvolto di uno dei sopra citati requisiti. Il Jobcenter sospettava infatti che il connazionale, avendo richiesto il sussidio, non fosse in possesso di risorse economiche sufficienti".
Sottolineando che "tali verifiche, pur essendo previste dalla direttiva 2004/38/CE (articolo 14, paragrafo 2), non possono tuttavia assumere carattere sistematico", Merlo ha annunciato che, "pur non avendo riscontrato episodi di discriminazione in contrasto con la normativa europea nei confronti di cittadini italiani, la nostra Ambasciata ha avuto modo di segnalare la questione al Ministero federale dell'interno già nel 2017, ricevendo assicurazioni circa la massima attenzione del governo tedesco sulla necessità di evitare abusi o applicazioni eccessivamente restrittive della normativa locale, che possano arrecare detrimento di cittadini italiani. Il dicastero ha anche offerto assistenza per risolvere eventuali criticità che si dovessero registrare a livello locale, nei rapporti con le autorità comunali".
"Al di là degli aspetti tecnici della vicenda", ha proseguito Merlo nella sua risposta, "il fenomeno del cosiddetto "welfare tourism" è questione di particolare sensibilità nei Paesi che ne sono maggiormente toccati, come dimostra il caso del Regno Unito, dove esso ha fortemente influenzato l'esito del referendum sull'uscita dall'Unione europea. Anche se in tale contesto resta il dato di fatto che in Germania, che pure è tra i Paesi europei più esposti, i casi di accertamento dei requisiti di soggiorno nei confronti di cittadini italiani sono stati finora relativamente poco frequenti, né risultano casi di esecuzione di rimpatri dei nostri cittadini".
Tuttavia, per il Ministero degli Affari Esteri italiano, "non si può escludere che quanto segnalato" dall'on. Billi "costituisca un comportamento scorretto di qualche amministrazione locale che esercita pressioni indebite sui nostri connazionali disoccupati di lunga durata spingendoli a rientrare in Italia. Tale comportamento violerebbe palesemente la normativa comunitaria che limita il diritto di espulsione a casi estremi". Il sottosegretario Merlo ha dunque invitato il cittadino italiano che "dovesse subire tali intimazioni" a "denunciare il comportamento direttamente alla Commissione europea, al Parlamento europeo o anche alle autorità diplomatiche e consolari italiane che potranno intervenire presso le autorità tedesche. Nel caso di persistenza di tali comportamenti la Commissione europea potrà sollevare innanzi alla Corte di giustizia il caso per una decisione giudiziaria".
Merlo ha infine citato "la giurisprudenza della Corte di giustizia, che nell'affermare che le deroghe al principio di libera circolazione delle persone debbano essere generalmente interpretate in senso restrittivo, ha più volte avuto modo di chiarire che eventuali provvedimenti di allontanamento debbano essere comunque adottati nel rispetto del principio di personalità, del principio di attualità e gravità del pericolo, nonché del principio di proporzionalità tra l'intensità del pregiudizio che può discendere dalla permanenza della persona nello Stato membro ospitante e il livello di integrazione della medesima persona nello Stato". (aise)


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