REFERENDUM 29 MARZO/ CARÈ (IV) VOTA "NO": INDEBOLIRE LA RAPPRESENTANZA È IRRESPONSABILE

REFERENDUM 29 MARZO/ CARÈ (IV) VOTA "NO": INDEBOLIRE LA RAPPRESENTANZA È IRRESPONSABILE

ROMA\ aise\ - "Per oltre un anno, da deputato eletto nella Circoscrizione Estera, mi sono battuto contro la riduzione della rappresentanza parlamentare, ma nonostante la contrarietà e l’impegno profusi, la riforma è stata accolta". È quanto afferma con amarezza il deputato di Italia Viva eletto in Australia Nicola Carè, annunciando il suo voto contrario al prossimo referendum del 29 marzo.
In quella occasione, spiega infatti Carè, ci sarà "ancora la possibilità di invertire la rotta. Tra poche settimane, proprio domenica 29 marzo, tutti gli italiani, anche all’estero, si pronunceranno su essa".
Si tratta di "un referendum importante, che", sottolinea il parlamentare, "sarà un atto di grande responsabilità di tutti gli elettori, perché questa scelta potrebbe alterare il funzionamento delle Istituzioni democratiche del nostro Paese. In caso di definitivo accoglimento, si ridisegnerebbe, con 345 eletti in meno, la composizione del Parlamento".
"La riduzione penalizzerebbe soprattutto l’elettorato estero, già scarsamente rappresentato", continua Carè. "I deputati da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4. A nulla sono valse valide rimostranze: solo la Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide di mia competenza raggruppa, ad esempio, 117 Paesi e Gerusalemme. Sono anni che chiediamo, a fronte di questa situazione e della massiccia migrazione italiana dell’ultimo decennio (aumentata del 70%) una più equa redistribuzione della rappresentanza in Parlamento. Non solo abbiamo ottenuto solo indifferenza, ma questa già grave situazione peggiorerà".
Quanto ai "circa 5 milioni e mezzo solo gli italiani registrati all’AIRE, quasi il 9% del totale della popolazione italiana", afferma il deputato di Italia Viva "si corre il rischio concreto di avere, ad esempio, solo nella Ripartizione Europa un senatore della Repubblica ogni due milioni di elettori. Inaccettabile".
Per Nicola Carè "saranno innumerevoli le implicazioni negative, tra cui principalmente un netto danneggiamento del rapporto eletto/elettore. Oggi esso è di un deputato ogni 96.006 cittadini e un senatore ogni 188.424. In caso di definitivo accoglimento vi sarà un deputato ogni 151.210 ed un senatore ogni 302.420. Il Paese diverrà, tra i 28 Stati dell’UE, quello con il peggior rapporto di rappresentanza. Si mutilerà seriamente il Parlamento e, come immediata conseguenza, vi sarà la modifica dei collegi elettorali. Non è escluso che si richiedano anche possibili correttivi legislativi come equiparare l’età dell’elettorato attivo o modificare i delegati regionali per l’elezione del Senato e del Presidente della Repubblica. Vi è, insomma, il pericolo di rendere sempre più difficoltosi i lavori parlamentari. Una riforma pensata per rendere più agile la dialettica politica finirà per complicarla".
Carè parla anche di "un grave danno anche per la credibilità internazionale e la stabilità economica. Al contrario", osserva, "è compito della politica confrontarsi sulle vere priorità del Paese: occupazione, internazionalizzazione delle PMI, cooperazione globale e Green Economy. Svuotare le istituzioni democratiche non è di certo la risposta giusta. Bisogna chiedersi se sacrificare la democrazia elettiva e mutilare i nostri ideali costituzionali siano un prezzo accettabile. Certamente no. Una trasformazione così non è solo inutile, ma profondamente dannosa".
"Si sono sempre evidenziati davanti all’opinione pubblica i costi eccessivi della politica. In realtà", conclude Carè, "i circa 80 milioni di euro di risparmio annuo si traducono in 1,35 euro a cittadino, realmente irrisorio. Per un caffè all’anno, si rischia di minare la democrazia nel nostro Paese". (aise)


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