Riformare la legge sulla cittadinanza: Siragusa (Misto) interroga Farnesina e Viminale

ROMA\ aise\ - Ancora notizie di pratiche truffaldine per l’acquisizione della cittadinanza italiana: ad elencarle è Elisa Siragusa, deputata eletta all’estero con il M5S ora nel Gruppo Misto, che ha presentato una interrogazione ai ministri dell'interno e degli esteri, Lamorgese e Di Maio, per chiedere una riforma della legge 91/92.
“Non cessano di giungere, con regolarità, nuove, sconcertanti notizie riguardanti illeciti tentativi di acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis da parte di stranieri; e ciò, grazie alla fattiva collaborazione di alcuni funzionari corrotti della nostra pubblica amministrazione”, scrive Siragusa nella premessa.
“A inizio febbraio 2021 – precisa – la stampa ha reso noti infatti gli esiti di un'indagine condotta dai magistrati di Velletri e dai commissariati di polizia di Anzio e Nettuno, comuni dove almeno seicento sudamericani sarebbero diventati cittadini italiani grazie alla falsa documentazione prodotta dalle sei persone coinvolte nell'inchiesta: due funzionari del comune di Anzio e Nettuno, un avvocato, un dipendente di un Caf e due mediatori culturali. Ma c'è di più: negli ultimi anni pare ben duemila sudamericani si siano trasferiti nei due comuni: e ciò, su una popolazione totale di centomila cittadini. Di qui, i primi sospetti, che hanno poi portato a scoprire l'esistenza di “un giro d'affari da circa 3 milioni di euro. Gli extracomunitari avrebbero pagato circa 5 mila euro per ottenere la cittadinanza italiana” (si veda l'articolo “Cittadinanza col trucco a seicento brasiliani, 5 mila euro per diventare italiani”, iltempo.it 11 febbraio 2021)”.
“Il secondo, recente caso – continua la parlamentare – ha invece come teatro il comune di Mondragone, là dove la squadra mobile 1 di Caserta ha effettuato, alla fine dello scorso mese, un blitz: quattro dipendenti risulterebbero infatti indagati per aver agevolato l'illegale ingresso, nel territorio nazionale, di un numero considerevole di brasiliani. I funzionari avrebbero infatti – violando le norme previste dal testo unico sull'immigrazione e commettendo reti di falso – prodotto documentazione fasulla per gli immigrati: anche qui, al fine di comprovare inesistenti loro ascendenze italiane, e far così ottenere loro il riconoscimento della cittadinanza per ius sanguinis; è stato, come nel caso laziale, l'elevato numero di sudamericani presenti a Mondragone a far scattare le indagini: su 30.000 abitanti complessivi del comune, in un anno sono stati registrati ben 262 brasiliani. Ha destato non pochi sospetti anche l'arrivo di 124 richieste di permessi di soggiorno presentate al commissariato di Castelvolturno, “tutte motivate con l'essere in attesa di cittadinanza italiana iure sanguinis”. È stato in seguito accertato che «buona parte di chi chiedeva la cittadinanza italiana aveva l'obiettivo non di ottenere il passaporto, ma la carta d'identità valida per l'espatrio. Una volta ricevuta, in poco tempo raggiungeva altri Paesi dell'Unione europea» (si veda l'articolo “Cittadinanza tarocca ai brasiliani: indagati 4 dipendenti comunali di Mondragone”, cronachedi.it 19 febbraio 2021)”.
E ancora: “analoga vicenda si è svolta in quel di Todi, dove la procura contabile ha contestato a sei dipendenti del comune perugino il danno da tangente e da disservizio “per una vicenda di illecita attribuzione di residenza anagrafica presso un Comune a cittadini brasiliani propedeutica al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis con asservimento sistematico delle pubbliche funzioni di messo comunale e di Ufficiale d'anagrafe ad intermediario privato”. Anche in questo caso, documenti falsi avrebbero attestato le origini italiane degli antenati, in modo da facilitare la concessione della cittadinanza. Secondo l'indagine, “ciascun brasiliano che ha indebitamente ottenuto la fittizia residenza anagrafica versava all'Agenzia di intermediazione cospicue somme di denaro, presumibilmente di ammontare pari a 7.000 euro pro capite” (si veda l'articolo “Falsa residenza per far ottenere la cittadinanza agli italo-brasiliani, nei guai 6 dipendenti comunali”, perugiatoday.it, 26 febbraio 2021)”.
Si tratta, annota Siragusa, “solo degli ultimi di una lunghissima serie di casi i quali, presentando tutti sostanziali caratteristiche comuni, rendono palese come l'istituto della cittadinanza iure sanguinis, per come è oggi formulato, sia da riformare al più presto”.
Per questo, la deputata chiede ai ministri “quali iniziative intendano intraprendere al fine di far definitivamente cessare illecite pratiche come quelle sopra descritte, anche promuovendo la riforma della legge oggi disciplinante l'acquisizione della cittadinanza”. (aise)